L'ADI premia la capacità del Salone del Mobile di investire nella produzione culturale e di trasformare l'evento temporaneo in patrimonio comune
L’allestimento, il progetto oltre il prodotto
QuadroDesign, Salone del Mobile 2026
Gli stand dell’ultimo Salone si confermano una cartina di tornasole sulle idee che animano le aziende, tra desiderio di sostenibilità, di intimità domestica o di ironico divertimento
È uno degli aspetti progettuali di cui, nei giorni del Salone del Mobile, si finisce inevitabilmente per parlare. Lontano dall’essere una scatola neutra, il design degli stand gioca infatti un ruolo essenziale nell’inquadrare e rendere intelligibile un catalogo. Funzionando come un metronomo che dà il “la” ad ogni collezione e ne restituisce atmosfera e potenziale. Nei casi migliori, la progettazione degli allestimenti è anche un’opportunità per stimolare i designer ad individuare nuovi dispositivi spaziali, a raccontare il design secondo angolazioni e punti di vista differenti. E, perché no, a far trapelare i temi e le nuove sensibilità che danno forma al lavoro delle aziende.
Fra queste, le variegate sfaccettature della sostenibilità restano sotto i riflettori, come ci mostrano alcuni degli allestimenti più intriganti avvistati all’ultimo Salone del Mobile È interamente concepito secondo una logica circolare il padiglione di QuadroDesign, azienda italiana di rubinetteria ed accessori in acciaio inossidabile. Il progetto, di Studio Giacomo Moor, è stato concepito all’insegna di un orizzonte temporale lungo. L’elegante struttura modulare utilizzata per lo stand, realizzata in legno e resa riconfigurabile grazie all’utilizzo di uno speciale giunto di alluminio, sarà smontata e trasferita in Zambia, a Masala, grazie alla collaborazione con Koalisation, azienda italiana attiva nel settore del carbon finance. Una volta dotato di pareti e sanitari, il padiglione sarà trasformato in un bagno pubblico ubicato non lontano dal mercato del carbone cittadino. Trasformandosi in un lascito solidale tangibile. E testimoniandoci come anche i formati che diamo per scontati possano essere ripensati alla luce di nuove opportunità.
Introduce un’altra idea di architettura – fresca, mobile ed atmosferica – anche lo stand che Tacchini Italia Forniture ha presentato nell’ultima fiera di Milano. Il progetto, curato da Studio Cameranesi-Pompili e Studio LYS, si ispira ai codici del nomadismo: al posto di una successione di ambienti definiti dal perimetro delle pareti, tessuti sospesi e superfici filtranti richiamano l‘archetipo della tenda, rendendo il passaggio più fluido, il contorno meno definito, la percezione più morbida. Un’ode che si allinea anche alle ultime collezioni di Tacchini – pensiamo in particolare al lavoro di Faye Toogood – dove è centrale la dimensione tattile evocata dalla tipologia, dalle texture, e dai colori dei materiali utilizzati.
Il tema della sostenibilità è una delle lenti con cui leggere anche l’imponente padiglione di Knoll, un progetto dello studio belga OFFICE (Kersten Geers e David Van Severen), qui al suo quarto anno di collaborazione con il marchio americano. L’ambiente, generoso ed aereo, si distingue per una struttura di profilati metallici che segmentano lo spazio e distribuiscono gli angoli espositivi. Tra questi, alcune aree sembrano riconquistate da una natura che appare spontanea, non addomesticata, invitando ad un momento di distensione mentale. Interamente realizzata con materiali riciclati e riutilizzati, la struttura potrà continuare il proprio ciclo di vita in una nuova manifestazione.
Tra le novità avvistate in fiera, ci sono poi quelle che sembrano destinate a sparigliare le carte. È quello che è accaduto con il gruppo Italian Radical Design, di cui fanno parte i marchi Gufram, Memphis e Meritalia®. Per la prima volta, i fondatori del gruppo hanno deciso di non relegare i prodotti dei tre marchi ad una classica presentazione monomarca, ma di convergerne gli immaginari per dare vita a una inaspettata “Radical Home”. La contaminazione non è però una fusione a freddo: lo stesso orizzonte di appartenenza, legato a doppio filo alla sperimentazione della stagione radicale italiana, permette ai tre cataloghi di creare nuovi dialoghi, rafforzando la carica bonariamente irriverente di queste icone. Per restituirne il potenziale all’interno di un contenitore domestico, la struttura della Radical Home, firmata dallo studio architettura (AB)NORMAL con la direzione creativa e styling di Greta Cevenini, guarda alla limpidezza distributiva del neoclassicismo palladiano, mettendo in luce una nuova possibile chiave di lettura dello spazio, in bilico tra l’ordine dell’architettura e l’imprevedibilità dell’arredo.
Richiama un’idea domestica anche lo stand di Porro, disegnato di Piero Lissoni e, anche qui, con lo styling di Greta Cevenini. Protetto da un tetto a due falde, emblema archetipico dell’abitare domestico, il progetto sceglie di non utilizzare l’illuminazione tecnica, rendendo l’ambiente più intimo e familiare. La struttura, realizzata in metallo e oramai al suo terzo anno di utilizzo consecutivo, fa della longevità e della circolarità il proprio fiore all’occhiello. Le pareti, ridotte al minimo, sono in legno riciclato e riciclabile, mentre gli arredi vengono interamente riutilizzati nello show-room aziendale.
Sceglie invece un linguaggio focalizzato sul prodotto lo stand di B&B Italia. Muovendosi in direzione opposta al desiderio di ricostruzione domestica, il marchio italiano punta su una scatola essenziale, nobilitata da un uso consapevole dei materiali, per rimettere al centro il valore e la personalità di ogni singolo arredo. Un soffitto a cassettoni filtra una luce zenitale, mentre pareti divisorie in marmo e tappeti in fibra di cocco sottolineano ritmo e continuità spaziale.
Non si allontana troppo da questo approccio neanche la prospettiva di Kartell. I nuovi prodotti vengono presentati sullo sfondo bianco della struttura proprio per far emergere materiale, colori e personalità di ogni singolo prodotto. Proseguendo nel percorso, l’allestimento si apre su ambientazioni immersive che mirano a restituire il valore di arredi ed accessori nel quotidiano.
Dalle parti di Eurocucina, accende i riflettori sul prodotto anche Very Simple : Kitchen, che sceglie di collocare al centro del proprio stand una “smart shelf”, ossia una mensola modulare con cappa integrata, realizzata in collaborazione con Falmec e progettata dal designer Philippe Malouin. Un modo per raccontare con chiarezza i propri processi di innovazione, ma anche per trasformare la propria proposta in un linguaggio architettonico d’impatto.
Da Pedrali, l’involucro esterno dello stand, volutamente neutro, si relaziona all’interno con un’identità architettonica calibrata ed accogliente. La struttura in legno di pioppo viene integrata con superfici tessili, mentre pareti ondulate rivestite in canvas vengono utilizzate per portare l’attenzione sulle novità di catalogo. Il progetto, curato da DWA Design Studio, include anche una presenza naturale: quella tangibile, data dalla presenza di alberi a fusto, e quella in forma di simulacro, offerta dalle immagini del fotografo milanese Alecio Ferrari.
Ultima ma non meno importante è la dimensione ludica che alcuni allestimenti scelgono di esaltare. Lo fa Cleaf, con uno stand fatto di colore e geometrie: il pretesto, l’incontro tra sport e design, con un divertimento catalizzato da un tavolo da ping-pong al centro dello spazio. Il marchio di arredi per l’infanzia Çilek disegna un mondo dove fantasia e vita onirica si intrecciano per incantare e stupire: tra gli stilemi dell’architettura classica dello stand, i mobili si trasformano in personaggi fantastici – la Shark Study Desk, Turtle Bookcase e il Bunny bed – che rievocano degli ironici e rassicuranti super-eroi.
Infine, Sancal si affida al concept Experimentarium per renderci partecipi del suo partito preso: se fare buon design significa lasciarsi alle spalle la zona di comfort, meglio allora abbandonarsi alla creatività con un pizzico di ironia. Ce lo raccontano le giacche da lavoro dello staff, che con un maxi-label arancione parlano di “an antidote to cultural flattening”, o la piccola finestra da cui mani misteriose servono drink presentati come “therapeutic refreshments”. Un modo per ricordarci, ancora una volta, che anche gli allestimenti possono far passare un messaggio. Fino a trasformarsi, perché no, in veri e propri manifesti, portatori sani di concept forti, vitalità e stupore.



