Architettura, sport e benessere: 12 piscine e complessi termali del Novecento italiano

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Marco Meozzi e Paolo Pettini, Piscina comunale di Iolo, Prato - Ph. Luca Caizzi

Un viaggio alla scoperta di vasche iconiche, cupole futuristiche e oasi termali che hanno ridefinito il tempo libero della penisola italiana

Il corpo umano incontra l’acqua prima ancora dell’aria. Nel corso della vita continua a cercarla come elemento necessario, terapeutico, sportivo e ricreativo: la attraversa, vi si immerge, misura attraverso di essa il proprio peso e la propria libertà di movimento. L’acqua è però una materia instabile, che l’architettura non può semplicemente contenere. Deve incorniciarla, regolarla, riscaldarla, illuminarla e costruire attorno ad essa una precisa esperienza del corpo. Nel Novecento, e in particolare durante la crescita economica e l’espansione del tempo libero seguite alla Seconda guerra mondiale, piscine, stabilimenti balneari e complessi termali diventano un campo privilegiato di sperimentazione. Da un lato si affermano come attrezzature pubbliche dedicate allo sport, all’igiene e alla socialità; dall’altro accompagnano la nascita di una nuova industria del benessere, del turismo e della villeggiatura. L’acqua entra così nel progetto moderno come spazio collettivo, spettacolo e promessa di emancipazione. Dalla monumentalità civica della piscina Cozzi di Luigi Lorenzo Secchi alle cupole di Dante Bini, le architetture raccolte qui raccontano questa trasformazione. Alcune disciplinano il gesto atletico attraverso vasche regolari e grandi coperture; altre dissolvono il confine tra interno e paesaggio, trasformando il bagno in un’esperienza sensoriale.

Luigi Lorenzo Secchi, Piscina Roberto Cozzi, Milano, 1933–1935

Tra le prime grandi piscine coperte europee, la Roberto Cozzi nasce come una vera infrastruttura civica. Luigi Lorenzo Secchi occupa un intero isolato con un volume compatto in mattoni rossi e marmo chiaro, dall’aspetto severo e monumentale. Al centro si apre la sala delle vasche, coperta da una successione di pilastri in cemento armato e arcate d’acciaio, mentre grandi lucernari curvi introducono luce e aria nell’ambiente. Le tribune accolgono migliaia di spettatori, mentre spogliatoi, servizi e locali per la cura personale costruiscono attorno alla vasca un complesso rituale pubblico. Ad oggi, è una delle location più ambite durante il Salone Del Mobile. 

Ignazio Gardella, Complesso termale Regina Isabella Lacco Ameno, Ischia, 1950–1954

Nel 1950 Ignazio Gardella riceve l’incarico di trasformare il complesso termale Regina Isabella, costruito alla fine dell’Ottocento tra il monte di Lacco Ameno e il mare. Il progetto non cancella l’edificio preesistente, ma ne astrae gli elementi: il colonnato ionico viene ridotto a un sottile diaframma bidimensionale, posto davanti al nuovo volume rosato come una memoria liberata dal proprio peso storico. Passerelle, corridoi inclinati e un collegamento aereo con l’albergo trasformano il complesso in un sistema continuo. La cura termale diventa una forma di movimento guidato attraverso l’architettura, in cui il linguaggio moderno dialoga con la tradizione mediterranea senza ricorrere né alla copia né al contrasto spettacolare.

Attilio Lapadula con Pier Luigi Nervi, Stabilimento balneare Kursaal, Lido di Ostia, Roma, 1950

Il Kursaal appartiene alla stagione in cui il litorale romano diventa la scena pubblica dell’ottimismo del dopoguerra. Attilio Lapadula progetta un complesso destinato alla balneazione, allo sport e all’intrattenimento, affidandone la realizzazione strutturale all’impresa Nervi & Bartoli. Pier Luigi Nervi contribuisce in particolare al ristorante circolare, coperto da una sottile struttura a fungo sostenuta da un solo pilastro centrale, e al celebre trampolino della piscina. La leggerezza apparente del cemento armato trasforma questi elementi funzionali in presenze scultoree.

Giulio Minoletti, Piscina di Villa Tagliabue, Monza, 1950–1951

Nel parco di Villa Tagliabue, Giulio Minoletti abbandona la geometria rettangolare della piscina sportiva e disegna un bacino curvilineo lungo circa quaranta metri, simile a un lago artificiale. Il mosaico di vetro cambia gradazione seguendo la profondità dell’acqua, mentre il bordo giallo e nero si avvolge attorno alla vasca formando un segno grafico continuo. Un delfino in ceramica rossa di Lucio Fontana emergeva a filo d’acqua, mentre una scultura policroma di Antonia Tomasini era collocata sul fondo. Accanto alla piscina, una pista da ballo sotterranea comunicava con la vasca attraverso quattro oblò: la luce, il movimento dei nuotatori e la musica trasformavano l’acqua in una superficie animata. Ad oggi, è la sede dello Sporting Club di Monza.

Roberto Menghi, Piscina pensile in vetro per immersioni, Fiera Campionaria di Milano, 1956

Per la Fiera Campionaria, Roberto Menghi realizza una piscina temporanea sospesa e trasparente, a metà tra architettura, allestimento fieristico e dispositivo ottico. Il bacino, costruito in cemento e grandi lastre di vetro, permette al pubblico di osservare i sommozzatori lateralmente e dal basso, sovvertendo il rapporto abituale tra spettatore e corpo immerso. Ciò che normalmente resta invisibile — il corpo sospeso, la pressione dell’acqua, il movimento sotto la superficie — viene trasformato in spettacolo.

Arrigo Arrighetti, Piscina Argelati, Milano, 1958–1962

Arrigo Arrighetti trasforma un impianto balneare esistente nei pressi dei Navigli in una piscina concepita esplicitamente per il tempo libero. Le tre vasche, destinate rispettivamente a nuotatori, principianti e bambini, presentano angoli arrotondati: una scelta difesa dall’architetto proprio per allontanare il complesso dalla rigidità degli impianti agonistici. La curva diventa la matrice dell’intero progetto, estendendosi all’ingresso, al bar, alle docce, agli spogliatoi e al solarium. La piscina si configura come una piccola spiaggia urbana, capace di introdurre nel tessuto denso della città un paesaggio ludico e informale.  

Arrigo Arrighetti, Piscina del Parco Solari, Milano, 1963

Un anno dopo il completamento della piscina Argelati, Arrighetti affronta il tema dell’impianto coperto. Nel Parco Solari, la piscina assume una planimetria circolare ed è avvolta da vetrate continue inclinate, che mantengono una relazione costante con il verde circostante. La copertura a sella è sospesa a due sistemi di funi d’acciaio, ancorati a grandi archi inclinati in cemento armato. Liberato da sostegni intermedi, lo spazio interno appare unitario e leggero.  

Luigi Moretti, Complesso termale delle Fonti Bonifacio VIII, Fiuggi, 1963–1969

Alle Fonti Bonifacio VIII, Luigi Moretti concepisce l’architettura termale come un percorso scenografico immerso nel paesaggio. Scale rettilinee e curve collegano terrazze, volumi circolari, porticati e coperture in cemento armato, generando una sequenza che accompagna il visitatore attraverso diversi livelli. Le sottili volte dei portici sembrano vele piegate dal vento; la cosiddetta “tenda araba” trasforma il cemento in un tessuto sospeso; la grande Rotonda presenta una copertura concava e forata, il cui centro raccoglie l’acqua come un impluvium. Moretti lavora sulla memoria delle terme romane senza riprodurne le forme. L’acqua, il cemento e la vegetazione compongono una sorta di rovina moderna, simultaneamente monumentale e aperta.

Pier Luigi Nervi, Piscina Mincio, Milano, 1964

Nella piscina Mincio, Pier Luigi Nervi applica a un’attrezzatura di quartiere la stessa ricerca strutturale sviluppata nei suoi grandi edifici pubblici. La copertura è irrigidita da una trama regolare di nervature, realizzata attraverso casseforme riutilizzabili appositamente studiate. Un nastro continuo di vetrate corre lungo il perimetro e separa visivamente la copertura dalle pareti, facendola apparire sospesa. La luce naturale entra uniformemente nella sala e alleggerisce la presenza della struttura.

Dante Bini, Piscina Zodiac dell’Hotel Ariston Molino Buja, Abano Terme, 1968

La piscina Zodiac è una delle prime applicazioni del sistema Binishell sviluppato da Dante Bini: una tecnica con cui una sottile calotta in cemento armato viene sollevata e modellata attraverso la pressione dell’aria. Ad Abano Terme, la cupola racchiude una piccola piscina termale e trasforma l’ambiente in uno spazio introverso e quasi cosmico. Il soffitto decorato con i segni zodiacali intensifica questa atmosfera. Immergersi nell’acqua significa entrare contemporaneamente sotto terra e sotto un cielo artificiale.  

Virgilio Vercelloni, Piscina comunale di Lacchiarella, Milano, 1975–1978

Nella pianura a sud di Milano, Virgilio Vercelloni progetta una piscina pubblica che assume l’aspetto elementare di un’infrastruttura agricola o industriale. La grande sezione triangolare, rivestita da fasce cromatiche che passano dal bianco al celeste e al blu, richiama contemporaneamente un capannone, una serra e un frammento di cielo.

Gli spogliatoi e i locali tecnici occupano la parte bassa della struttura, mentre la sala della vasca si apre verso il paesaggio attraverso un’ampia vetrata. L’edificio diventa un cannocchiale orientato verso la campagna.  

Marco Meozzi e Paolo Pettini, Piscina comunale di Iolo, Prato, 1976–1977

Anche la piscina di Iolo utilizza il sistema Binishell, ma ne traduce la continuità strutturale in una presenza grafica immediatamente riconoscibile. Le cupole sono attraversate da fasce alternate che enfatizzano la curvatura della superficie, facendo apparire l’edificio come un grande organismo striato adagiato ai margini della città. La tecnica consente di coprire ampie luci con una quantità ridotta di materiale e senza una tradizionale successione di travi e pilastri. Il risultato è uno spazio unitario, economico e sperimentale, espressione di una stagione in cui le attrezzature sportive comunali potevano ancora diventare laboratori di innovazione architettonica.

28 luglio 2026
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