Gae Aulenti: architettura e design come pratica unitaria

Testo di
 Gaetana Emilia Aulenti, designer e architetta

 Gaetana Emilia Aulenti, designer e architetta 

La pratica dell’architetta italiana Gae Aulenti si costruisce sul dialogo costante tra architettura, design, allestimenti e interni, rifiutando separazioni disciplinari

La designer e architetta italiana Gaetana Emilia Aulenti (1927–2012), meglio conosciuta come Gae Aulenti, nasce a Palazzolo dello Stella, un piccolo paese vicino a Trieste. In cerca di indipendenza, e ignorando le volontà dei genitori, studia architettura al Politecnico di Milano, dove si laurea nel 1954. In quell’anno è una delle sole due donne a conseguire il titolo in una classe di venti studenti, in un contesto accademico ancora fortemente dominato dalla presenza maschile. 

Dopo la laurea entra a far parte della redazione di Casabella-continuità, diretta dall’architetto Ernesto Nathan Rogers, dove lavora fino al 1965. Parallelamente svolge il ruolo di assistente di Rogers al Politecnico di Milano e, in precedenza, di Giuseppe Samonà allo IUAV di Venezia. In questo periodo diventa un’attiva esponente del movimento Neo Liberty, che prende le distanze dai dogmi del razionalismo del secondo dopoguerra, orientato verso un linguaggio architettonico universale e privo di memoria storica. La posizione teorica di Rogers guarda alle preesistenze ambientali come riferimento necessario per l’architettura e promuove un recupero critico della tradizione, in particolare di quella ottocentesca e primo-novecentesca (Liberty, Art Nouveau, eclettismi), fino ad allora considerata marginale o regressiva dal modernismo. Lo storico dell’architettura Marco Biraghi afferma: “La stagione neoliberty è in realtà il tentativo di rintracciare vie alternative a un repertorio moderno ormai sempre più congelato in forme ripetitive e scontate”.

 La sedia a dondolo Sgarsul, prodotta da Poltronova, rappresenta l'esordio di Gae Aulenti come designer e la sua appartenenza alla (breve) stagione del Neoliberty

La sedia a dondolo Sgarsul, prodotta da Poltronova, rappresenta l'esordio di Gae Aulenti come designer e la sua appartenenza alla (breve) stagione del Neoliberty 

La morte di Ernesto Nathan Rogers nel 1969 segna per Gae Aulenti un momento cruciale, spingendola a dedicarsi completamente alla libera professione. In controtendenza rispetto alle convenzioni dell’epoca, rifiuta collaborazioni con colleghi uomini, rivendicando la piena maternità dei propri progetti e affermando la propria indipendenza, una posizione allora rara per un’architetta. Gae Aulenti si distingue così costruendo il proprio prestigio nel design e nell’allestimento espositivo, dopo essersi inizialmente affermata in ambito architettonico. L’architetta italiana ha tuttavia sempre sostenuto che architettura, design, allestimenti e interni debbano costituire un dialogo continuo, come parti interdipendenti di una pratica unitaria. 

“Se io vado oggi a vedere le lampade che ho fatto, non sono mai delle macchine per fare la luce: sono delle forme, suggerite dal lavoro che si stava facendo in quel momento per uno spazio, per cui andavano lì e poi andavano alla produzione, con tutto un destino diverso. (...) L’elemento funzionale c’è perché ci deve essere un filo, una spina, una lampadina e la corrente deve andarci. Ma queste cose sono in un certo senso gli strumenti per cominciare un progetto,” affermava “la Gae” interpellata dall’architetto Franco Raggi.

Studio Ballo&Ballo, ritratto di Gae Aulenti, 1974. Raccolte Grafiche e Fotografiche del Castello Sforzesco. Civico Archivio Fotografico, fondo Ballo+Ballo

Studio Ballo&Ballo, ritratto di Gae Aulenti, 1974. Raccolte Grafiche e Fotografiche del Castello Sforzesco. Civico Archivio Fotografico, fondo Ballo+Ballo 

Questo orientamento emerge anche nelle parole di un altro grande maestro del design italiano, Andrea Branzi, che scrive: “A partire dalla seconda metà degli anni Sessanta la Gae è andata a collocarsi nel ruolo di straordinaria produttrice di icone ambientali, cioè progettista di scenari di grande forza figurativa. Questo tipo di energia deriva alla Gae da una sua particolare posizione, che la porta a vedere il progetto come un ‘segno’ che trova soltanto nella propria capacità di circolazione i motivi profondi del suo esistere. Ciò significa che la radice più vera di questa progettista non deve essere ricercata tanto nelle componenti riformiste, quanto piuttosto nella sua capacità di saper risolvere queste in forma comunicativa; di sciogliere le contraddizioni interne al progetto producendo segni di grande fascino e di straordinaria visibilità.” 

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Gae Aulenti davanti alla mitica lampada Pipistrello. Foto Ugo Mulas

Gae Aulenti davanti alla mitica lampada Pipistrello. Foto Ugo Mulas

Esemplare di questo approccio è la lampada Pipistrello, progettata contestualmente al negozio Olivetti di Parigi alla fine degli anni Sessanta e ancora oggi in produzione per Martinelli Luce. La luce assume un ruolo centrale nella definizione dell’atmosfera dello showroom, attraverso un sistema di illuminazione a fonti nascoste e feritoie luminose che integrano l’allestimento, all’interno del quale la lampada Pipistrello agisce come elemento complementare di un progetto d’interni colto e unitario, capace di tradurre lo spazio pubblico in una dimensione quasi domestica. 

Oltre al diffusore dalla forma inconfondibile, realizzato in metacrilato opalescente bianco, un elemento di fondamentale importanza per la riconoscibilità della lampada è il braccio telescopico in acciaio inox, che consente all’oggetto di allungarsi e variare altezza, estendendone l’uso da lampada da tavolo a lampada da terra (con un’altezza regolabile da 66 a 86 cm). La composizione dell’iconica lampada Pipistrello è poi completata dalla base conica dal profilo slanciato. 

La lampada Pipistrello di Gae Aulenti, prodotta da Martinelli Luce

La lampada Pipistrello di Gae Aulenti, prodotta da Martinelli Luce

Una storia in parte analoga è quella della lampada King Sun (nota anche come lampada Re Sole), presentata da Kartell al Salone del Mobile del 1967 ma inizialmente concepita per il negozio Olivetti di Buenos Aires. La lampada, la cui composizione evoca una rappresentazione astratta del sole, è caratterizzata da una base di colore rosso-arancio nella quale sono inserite lastre semicircolari in acrilico trasparente. Le alette circondano la lampadina posta al centro, mentre la luce filtra attraverso le pinne, mettendone in evidenza i bordi esterni. 

La lampada King Sun, progettata da Gae Aulenti per Kartell

La lampada King Sun, progettata da Gae Aulenti per Kartell 

La poliedricità dell’architetta italiana Gae Aulenti emerge anche dalla collaborazione con l’azienda americana Knoll, per la quale progetta gli showroom di Boston e New York, il tavolo in marmo Jumbo nel 1972 e la Gae Aulenti Collection nel 1976. Su Domus 584 leggiamo la descrizione della collezione: “una nuova serie di sedili e tavoli che hanno la struttura cilindrica di base, in alluminio estruso, costituita da sei tubi a sezione triangolare radianti da un punto centrale comune. Questi tubi, a finitura lucida in resina epossidica nei colori nero, bianco, naturale o marrone, costituiscono la struttura sia delle sedie che dei tavoli a seconda di come vengono piegati e riuniti.” 

La Gae Aulenti Collection di Knoll

La Gae Aulenti Collection di Knoll 

Altre collaborazioni illustri nel mondo del design includono quella con Poltronova, con cui, nella prima metà degli anni Sessanta, realizza i suoi primi prodotti: la sedia a dondolo Sgarsul e le serie di mobili Stringa e Locus Solus, queste ultime ancora oggi in produzione per Exteta. 

La collezione Stringa, progettata negli anni Sessanta da Gae Aulenti e prodotta oggi da Exteta

La collezione Stringa, progettata negli anni Sessanta da Gae Aulenti e prodotta oggi da Exteta 

Va inoltre ricordato il significativo rapporto con Artemide, per la quale disegna le lampade Oracolo e Mezzoracolo (1968), Pileo, Mezzopileo e Pileino (1972), Patroclo (1975) e Alcinoo (1975). Queste ultime due sono tuttora presenti nel catalogo dell’azienda fondata nel 1960 da Ernesto Gismondi e Sergio Mazza. Alcinoo e Patroclo condividono la medesima lavorazione artigianale: vetro soffiato a bocca modellato all’interno di una gabbia metallica. Le strutture metalliche, come involucri preziosi, imprigionano la luce e la trasformano, dando vita a suggestivi giochi di riflessi e ombre. 

Le lampade Alcinoo e Patroclo, ancora in produzione per Artemide a 50 anni dalla loro uscita

Le lampade Alcinoo e Patroclo, ancora in produzione per Artemide a 50 anni dalla loro uscita

Queste sono solo alcune delle produzioni della prolifica designer e architetta italiana Gae Aulenti, a cui si affiancano numerosi e fondamentali interventi in ambito architettonico. Tra questi spicca il progetto di riconversione del Musée d’Orsay di Parigi, completato nel 1986, considerato uno dei suoi lavori più significativi per la capacità di mettere in dialogo architettura storica, allestimento e spazio museale contemporaneo. 

Gae Aulenti si spegne nel 2012 all’età di 85 anni e rimane una figura di riferimento nel panorama dell’architettura e del design contemporaneo, nonché un modello di forte autonomia professionale per le donne nella disciplina. Il suo lavoro poliedrico è stato recentemente ripercorso da una grande mostra retrospettiva alla Triennale di Milano, accompagnata dalla produzione di un podcast, a cura della critica Alice Rawsthorn, e da una monografia completa pubblicata da Electa, che restituiscono la complessità e l’unitarietà della sua pratica progettuale. 

3 giugno 2026
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