È uscito in libreria Gertrude. L’arte di creare un giardino di Ángela León, edito da Topipittori, terzo di una collana di libri dedicati a donne straordinarie che hanno cambiato il nostro modo di vivere e di abitare
Gio Ponti, architetto, industrial designer e “Maestro Mediterraneo”
Gio Ponti, Interni di Palazzo Bo, che ospita l’Università di Padova, ph. Massimo Pistore
Gio Ponti tra architettura, design e industria: dal Grattacielo Pirelli a Domus, fino agli arredi riletti attraverso il lavoro d’archivio
Giovanni Ponti, detto Gio Ponti (Milano, 1891–1979), è considerato uno dei maestri dell’architettura italiana, ma la sua figura va ben oltre questa definizione. Ponti si muoveva con estrema libertà tra discipline diverse – pittura, grafica, industrial design, artigianato, editoria, arti applicate – costruendo una pratica trasversale e difficilmente classificabile. È sempre stato un personaggio scomodo da incasellare, per la disinvoltura e la passione del suo approccio progettuale: uno spirito libero, capace di inserirsi con naturalezza anche nel mondo pratico e concreto dell’industria e dell’imprenditoria.
Gio Ponti, ritratto, ph. Ugo Mulas, courtesy Archivio Gio Ponti
Gio Ponti: un “architetto fallito e pittore mancato”
Gio Ponti amava definirsi “un architetto fallito e un pittore mancato”, rimpiangendo di non essere riuscito a esprimere fino in fondo la sua vocazione artistica più pura. In compenso, ha lasciato una mole infinita di segni, colonizzando l’architettura e non solo: disegni per ceramiche, vetri, smalti, affreschi, arazzi, costumi, oltre a illustrazioni per libri, articoli e persino sceneggiature. Il disegno diventa così per Ponti uno strumento primario di pensiero, capace di attraversare scale, materiali e funzioni, mantenendo costante una tensione poetica all’interno del progetto.
Una definizione particolarmente efficace della sua figura arriva da Alessandro Mendini, altro protagonista del design del Novecento: “Associo l’idea di Ponti al concetto poetico di ‘Maestro Mediterraneo’. È stato un grande maestro non perché ci abbia trasmesso uno stile o un metodo – non esiste una scuola di Gio Ponti – ma perché è stato il ‘fluido magnetico’ attraverso cui si sono formate le generazioni di tutti gli architetti italiani degli anni Quaranta, Cinquanta e Sessanta”.
Gio Ponti, Vaso delle Donne e delle Architetture, Richard Ginori, 1924. Courtesy Museo Ginori
Domus e l’invenzione del good design italiano
Mendini si riferisce in particolare alla rivista Domus, fondata da Gio Ponti nel 1928 insieme all’imprenditore editoriale Gianni Mazzocchi e diretta, in due fasi distinte, per un totale di circa 45 anni. “Proprio grazie a Domus – afferma Mendini – è stato lanciato da Ponti il good design italiano, che ha avuto grande seguito anche all’estero”. Attraverso Domus, Ponti costruisce una piattaforma culturale capace di mettere in relazione architettura, industria, arti applicate e società, anticipando una visione editoriale ancora oggi attuale.
Copertine storiche di Domus
Amate l’architettura: una dichiarazione d’amore
Per comprendere appieno l’attitudine e la passione di Ponti per l’architettura è inevitabile citare Amate l’architettura, il suo libro più celebre: una raccolta di idee capace di raccontare con leggerezza e audacia le sue esperienze progettuali e personali, “non un libro per gli architetti, ma per gli incantati dall’architettura”. Uno dei passi più noti recita: “Amate tutta l’architettura, la antica, la moderna; amate l’architettura per quel che di fantastico, avventuroso e solenne ha creato…”
Questa visione prende forma concreta in alcune architetture emblematiche: il Grattacielo Pirelli a Milano, icona di leggerezza strutturale e simbolo del boom economico italiano; la Villa Planchart a Caracas, manifesto della sua idea di casa come “macchina poetica dell’abitare”; il Palazzo Montecatini, la Concattedrale di Taranto, fino agli Hotel Parco dei Principi di Roma e Sorrento, dove architettura, interni e arti applicate si fondono in un’unica visione progettuale.
Gio Ponti, Concattedrale Grande Madre di Dio, Taranto, 1964-70, ph. Alessandro Lanzetta – MIBAC
Oggetti, industria e responsabilità del progetto
Anche nella produzione di oggetti e arredi, la ricerca di Gio Ponti non si è mai limitata a una semplice adesione all’idea di modernità, né ha seguito il gusto o le tendenze dominanti. Al contrario, il progetto diventa per lui uno strumento critico, capace di interrogare in profondità il rapporto tra forma, funzione e responsabilità culturale dell’oggetto. Commentando una sua collezione di sanitari Ideal Standard, Ponti enuncia principi validi per l’intero arco della sua produzione – dalle posate alle macchine da cucire – e applicabili anche alle sue architetture, piccole o grandi: “Il ricostruire la purezza originale del rapporto tra forma e funzione non deriva quindi dalla funzionalità, ma da una vera esigenza di critica estetica, di civiltà intellettuale e, direi quasi, di morale”. In questa prospettiva, la forma non è mai riducibile a un fatto tecnico o stilistico, ma assume un valore etico e civile.



