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Arper, una storia di design bello e consapevole
Arper, Salone del Mobile 2026 - Ph. Stefania Zanetti, Matteo Bellomo
In quasi 40 anni di presenza al Salone del Mobile.Milano, l’azienda internazionale ha proposto quest’anno una nuova idea di project of living in un processo di innovazione continuo e costante fatto di connessioni e rivolto sempre di più al miglioramento della vita e al benessere delle persone
“Per noi il design è un linguaggio essenziale, capace di creare connessioni tra persone e spazi. È un equilibrio tra funzione, emozione e responsabilità.” Sono queste le parole con cui Claudio Feltrin, Presidente di Arper, descrive la sua idea di design. E ci tiene a sottolineare come l’azienda, che partecipa al Salone dal 1989, ossia dall’anno in cui è stata fondata da lui insieme al padre Luigi e al fratello Mauro, creda “nella forza delle linee pulite e senza tempo, che non inseguono le tendenze ma costruiscono valore duraturo, e nel colore come strumento progettuale che definisce atmosfere e benessere”.
“Allo stesso tempo, il design è ricerca continua: esploriamo nuovi materiali e tecnologie per innovare in modo concreto, riducendo il nostro impatto ambientale. La sostenibilità non è un vincolo, ma un motore creativo che orienta ogni nostra scelta”. Un dialogo con il design che abbraccia il cambiamento e che fa della sostenibilità sempre di più la propria cifra distintiva.
Al Salone di quest’anno infatti Il brand ha esplorato il tema (RE)CONNECTING: il viaggio tra le connessioni e le riconnessioni, individuali e collettive, che invita a scoprire le collezioni Arper, progettate e dedicate ai momenti di condivisione e incontro.
Nell’area centrale è stato possibile vivere il tema “Redefining Beauty”: un nuovo modo di interpretare la bellezza attraverso l'impiego di materiali innovativi e sostenibili, in cui era evidente la ricerca su materiali innovativi, processi responsabili e soluzioni pensate in una prospettiva sempre più circolare. La prima novità di Arper è stata Aom, collezione di poltrone e divani firmata da Jean-Marie Massaud, che interpreta l’essenzialità attraverso un design attento ai materiali, oltre che alla durata e alla possibilità di recupero dei componenti. Aom si compone di soli due elementi: la struttura, realizzata interamente in polipropilene espanso, e l’imbottitura in Breathair® (utilizzato per la prima volta lo scorso anno per la realizzazione di un cuscino), elastomero di poliestere completamente riciclabile. In questo modo Arper ha proposto una grande novità: una soluzione che permette l’eliminazione del poliuretano dall’imbottitura, facilitando in modo significativo la riciclabilità del prodotto a fine vita.
La circolarità è alla base anche di Cari, la nuova poltrona firmata Doshi Levien, progettata privilegiando l’impiego di materiali riciclati e riciclabili e totalmente dissassemblabile a fine vita. E al centro dello stand non poteva mancare la storica Catifa in diverse versioni: una reinterpretazione dell’iconica Catifa 46 che ora diventa Catifa (RE) 46, con una scocca realizzata con plastica 100% riciclata, realizzata con una combinazione di materiali post-consumo e post-industriali, e poi Catifa Carta, lanciata nel 2024 che con la sua innovativa scocca in PaperShell, composta da 29 fogli di carta kraft uniti con una resina 100% naturale, che ha rappresentato un’innovazione assoluta.
Il percorso proseguiva poi verso le “vignette” pensate per esplorare modi diversi di entrare in relazione con noi stessi, con gli altri e con ciò che ci circonda. La prima pensata per rilassarsi, poi c’erano una biblioteca, una boardroom, un auditorium dedicato all’ascolto e alla condivisione, e infine una lounge. Obiettivo: ritrovare sé stessi e le relazioni con gli altri in un dialogo interconnesso, continuo e costante su temi quali ambiente, bellezza, creatività e conoscenza. Del resto è lo stesso Cetin a ricordarcelo: “il design è un modo di pensare e progettare che mette al centro l’essere umano e il suo rapporto con il mondo che lo circonda”.
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