Un riconoscimento internazionale che conferma il ruolo della Manifestazione come hub globale capace di creare nuovi standard e linguaggi della fiera del futuro
Il Compasso d’Oro all’Annual Report e una Menzione d’Onore a “The City of Lights”
XXIX Compasso d’Oro ADI - Courtesy of ADI Design Museum
L'ADI premia la capacità del Salone del Mobile di investire nella produzione culturale e di trasformare l'evento temporaneo in patrimonio comune
Ci sono premi che celebrano un oggetto. E poi ci sono riconoscimenti che intercettano un cambiamento di stato: il momento preciso in cui un’istituzione smette di essere soltanto un’organizzazione e diventa un dispositivo culturale capace di produrre visione, conoscenza, metodo.
I riconoscimenti ottenuti dal Salone del Mobile.Milano al XXIX Compasso d’Oro ADI appartengono a questa seconda categoria. Da una parte, il Compasso d’Oro assegnato all’Annual Report “(Eco) Sistema Design Milano”, progetto di ricerca ideato e promosso dal Salone con il supporto scientifico della Scuola del Design del Politecnico di Milano. Dall’altra, la Menzione d’Onore ricevuta da “The City of Lights”, il grande progetto curatoriale che nel 2023 ha trasformato Euroluce in una piattaforma immersiva e interdisciplinare dedicata al tema della luce.
Due premi molto diversi tra loro. Ma profondamente collegati.
Perché entrambi riconoscono qualcosa che va oltre il perimetro tradizionale della fiera. Premiano la capacità del Salone di investire nella produzione culturale, nella ricerca, nella costruzione di contenuti destinati a lasciare traccia oltre il tempo dell’evento.
Ed è forse qui il punto più interessante.
Siamo soliti raccontare gli oggetti, le icone, i prodotti entrati nell’immaginario collettivo. Più raramente dipingiamo i sistemi invisibili che rendono possibile tutto questo: le relazioni, il pensiero, le infrastrutture culturali, la ricerca, il lavoro collettivo che tiene insieme una comunità creativa.
Il Salone, oggi, vuole spostare il fuoco proprio lì. Il Compasso d’Oro assegnato all’Annual Report a segna questo passaggio. Per anni il Salone del Mobile è stato descritto attraverso numeri impressionanti: visitatori, espositori, presenze internazionali, indotto economico. Ma ciò che mancava era forse una domanda più radicale, quasi esistenziale: che cosa produce davvero la settimana del Salone nella città? Quali trasformazioni genera nella vita urbana? In che modo modifica Milano, i suoi ritmi, il suo linguaggio, la sua identità culturale ed economica?
L’Annual Report nasce precisamente da questa esigenza. Non come semplice pubblicazione editoriale, ma come infrastruttura permanente di conoscenza. È un progetto che tenta qualcosa di raro: fermare un fenomeno in movimento e provare a leggerlo mentre accade.
Il lavoro prende forma all’interno dell’Osservatorio del Salone del Mobile.Milano, struttura di ricerca creata per raccogliere, leggere e interpretare i dati di un ecosistema estremamente complesso. Un lavoro che mette insieme istituzioni, università, centri studi, imprese, associazioni, professionisti, stakeholder pubblici e privati.
A guidarlo è Susanna Legrenzi, Communication Strategy Advisor e curatrice dell’Osservatorio del Salone del Mobile.Milano, insieme alla Scuola del Design del Politecnico di Milano rappresentata da Francesco Zurlo e Stefano Maffei, con il contributo scientifico di Massimo Bianchini, Carla Sedini e Francesco Leoni.
Ma ciò che colpisce davvero non è soltanto la struttura metodologica del progetto. È il suo sottotesto umano. Perché dietro grafici, osservazioni sul campo, tavoli interdisciplinari e framework teorici, l’Annual Report racconta in realtà qualcosa di profondamente contemporaneo: il bisogno di capire come si costruisce, si comporta ed evolve oggi una comunità culturale globale.
La prima edizione del Report ha coinvolto 37 data holder, 86 fonti, oltre 530 osservazioni sul campo, raccolte in più di 260 pagine di ricerca e 90 grafici. La seconda ha ampliato ulteriormente il perimetro di indagine: 861 osservazioni, 31 contributor, approfondimenti sui flussi urbani, sull’impatto economico e sulla produzione culturale del design a Milano.
Numeri che, letti superficialmente, rischiano di apparire tecnici.
Ma che in realtà raccontano una materia molto più fragile e viva: le persone.
Raccontano milioni di traiettorie che si incrociano. Designer che arrivano da continenti diversi. Studenti che attraversano Milano di notte per vedere un’installazione. Aziende che lavorano per una visibilità globale. Professionisti che costruiscono relazioni. Quartieri che si trasformano temporaneamente in laboratori aperti. Una città che, per una settimana, modifica il proprio respiro.
L’Annual Report prova a fare qualcosa che raramente le istituzioni culturali fanno davvero: ascoltare ciò che producono. Non è un caso che, nelle motivazioni del premio, la giuria del Compasso d’Oro parli della capacità del Salone di “assumere responsabilità vaste rispetto all’intero sistema del design”.
È probabilmente il cuore più profondo dell’intero progetto. Perché il Salone non si limita a organizzare un evento, ma costruire strumenti di lettura collettiva della contemporaneità.
Una tensione che emerge con forza anche in “The City of Lights”, la Menzione d’Onore assegnata al progetto culturale sviluppato per Euroluce 2023. Anche qui il riconoscimento non premia semplicemente un allestimento. Premia un cambio di paradigma.
Euroluce viene completamente ripensata come esperienza urbana e relazionale. La tradizionale griglia fieristica lascia spazio a una vera e propria “città della luce”: un organismo fluido fatto di attraversamenti, piazze, ambienti immersivi, contenuti culturali, installazioni, momenti di sosta e confronto. Il concept culturale e la direzione artistica del progetto sono firmati da Beppe Finessi, che costruisce un racconto plurale, pluridisciplinare e policentrico capace di intrecciare design, arte contemporanea, fotografia, editoria e ricerca teorica. Il layout espositivo generale è sviluppato da Lombardini22, che trasforma l’impianto della fiera in una struttura aperta, progettata attorno all’esperienza delle persone.
Il progetto di allestimento viene affidato a Formafantasma, mentre il sistema grafico e l’identità visiva sono ideati da Leftloft, capaci di trasformare la segnaletica e il linguaggio informativo in parte integrante dell’esperienza curatoriale stessa.
Fondamentale anche il lavoro editoriale sviluppato insieme a Corraini Edizioni, che realizza, con Leftloft, il volume “The City of Lights”: non un semplice catalogo, ma un archivio critico pensato per prolungare nel tempo la vita teorica e culturale del progetto.
Ed è forse proprio qui che i due riconoscimenti si incontrano davvero.
Sia l’Annual Report sia “The City of Lights” condividono lo stesso obiettivo: trasformare qualcosa di temporaneo in patrimonio permanente.
Una fiera dura pochi giorni. Un contenuto culturale, invece, può continuare a produrre significato per anni. In un tempo dominato dalla velocità, dall’obsolescenza continua e dalla produzione compulsiva di immagini, il Salone sembra avere scelto una strada più complessa e (forse) più lenta: investire nella costruzione di memoria, nella produzione di ricerca, nella capacità di generare pensiero collettivo.
Forse è questo il motivo per cui questi premi sembrano raccontare qualcosa che va oltre il progetto. Raccontano il bisogno contemporaneo di creare luoghi capaci non soltanto di mostrare il presente, ma di interpretarlo. Luoghi in cui la cultura non venga consumata rapidamente, ma sedimentata.
Luoghi che abbiano ancora il coraggio di produrre profondità.
Il fatto che tutto questo venga riconosciuto dal Compasso d’Oro, premio fondato nel 1954 da un’intuizione di Gio Ponti, assume allora un valore quasi simbolico. Perché il design italiano, attraverso questi premi, sembra ricordare a se stesso la propria natura originaria: non soltanto produzione di oggetti, ma costruzione di cultura.



