Prima tappa in Indonesia per il percorso globale della Manifestazione: dal 18 settembre al 18 ottobre 2026, all’Indonesia Design Week, la Collezione Permanente del SaloneSatellite racconta 27 anni di talenti, imprese e futuro del progetto
Architetture sull’acqua: 10 progetti da conoscere
Zaishui Art Museum, Junya Ishigami, Rizhao, 2023 - Ph. Arch-Exist
C’è chi la guarda dall’alto, chi la lascia entrare in casa, chi ci scende sotto e chi ci galleggia sopra per un’estate. Dieci edifici, dal 1935 a oggi, raccontano i molti modi in cui il progetto si misura con un materiale che non sta fermo
Sommersa, sospesa, galleggiante, affacciata, allagata: l’architettura trova nell’acqua un materiale di progetto con cui dialogare. Chi costruisce sull’acqua, o vicino all’acqua, sa che una parte del progetto verrà decisa da qualcos’altro. La marea sale e si ritira, il bacino gela d’inverno, il fiume esonda quando nessuno se lo aspetta. Ci interessano proprio le diverse posizioni che il progetto assume di fronte a questa instabilità. C’è chi tiene l’acqua a distanza e si limita a guardarla dall’alto, chi la lascia entrare al piano terra e ne disegna il percorso, chi la usa come pavimento e chi ci scende sotto per osservarla dall’interno. C’è chi le costruisce sopra un quartiere e chi, più modestamente, ci galleggia per un’estate.
Abbiamo selezionato dieci progetti che raccontano queste diverse attitudini. Alcuni sono capisaldi del Novecento — Wright, Scarpa, Siza, Ando — altri sono cantieri recenti o esperimenti temporanei. Non tutti sono edifici in senso stretto: una delle opere più interessanti che incontreremo è una piscina che si riempie da sola con la risacca, un’altra è uno spazio collettivo allestito dietro un aeroporto dismesso.
Fallingwater — Frank Lloyd Wright, Bear Run (Pennsylvania), 1935
Il cliente aveva chiesto una casa con vista sulla cascata, e Wright gliela costruì sopra. I terrazzi in cemento aggettano dalla roccia e si spingono oltre il salto d’acqua, che i proprietari non vedono quasi mai: lo sentono soltanto, dato che il rumore del torrente attraversa tutta la casa. Nel soggiorno, una scala scende direttamente al pelo dell’acqua e non porta da nessuna parte.
Fallingwater, Frank Lloyd Wright, Bear Run (Pennsylvania), 1935 - Ph. lachrimae72 / Wikimedia Commons
Fondazione Querini Stampalia — Carlo Scarpa, Venezia, 1963
Scarpa affronta il problema veneziano per eccellenza rinunciando a combatterlo: invece di sigillare il piano terra contro l’acqua alta, lo attrezza per riceverla. Canaletti, vasche e superfici in pietra d’Istria accompagnano la marea quando entra e la lasciano defluire quando si ritira. L’allagamento periodico diventa parte del progetto, e la sala si riempie di riflessi.
Fondazione Querini Stampalia, Carlo Scarpa, Venezia, 1963 - Ph. Alberto Sinigaglia, © MIBACT
Piscine di Marés — Álvaro Siza, Leça da Palmeira, 1966
Qui l’architettura è ridotta al minimo: alcuni muri di cemento che completano gli scogli già presenti sulla costa atlantica, disegnando due vasche. A riempirle è l’oceano, con la marea. Siza non aggiunge niente al paesaggio se non i percorsi e gli spogliatoi, seminterrati e invisibili dalla strada, così che chi arriva veda soltanto il mare.
Piscine di Marés, Álvaro Siza, Leça da Palmeira, 1966 - Ph. Fernando Guerra| FG+SG
Church on the Water — Tadao Ando, Tomamu (Hokkaido), 1988
Ando affaccia la cappella su un bacino artificiale alimentato da un torrente, e progetta la parete dietro l’altare come un’enorme vetrata scorrevole: quando si apre, tra i fedeli e il paesaggio non resta nulla. La croce, poi, non è collocata dentro l’edificio ma sta isolata sull’acqua, di fronte alle panche. D’inverno il bacino gela intorno.
Church on the Water, Tadao Ando, Tomamu (Hokkaido), 1988 - Ph. Hirofumi Inaba. Courtesy Hoshino Resort
Opera House — Snøhetta, Oslo, 2008
L’edificio emerge dal fiordo come un banco di ghiaccio, rivestito di granito bianco e marmo di Carrara. La trovata sta nel tetto: è una superficie inclinata e percorribile, che dalla sommità scende senza interruzioni fino a bagnarsi nell’acqua del Bjørvika. Il pubblico ci sale sopra, ci si siede, e senza accorgersene cammina dentro il porto.



