Architetture sull’acqua: 10 progetti da conoscere

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Zaishui Art Museum, Junya Ishigami, Rizhao, 2023 - Ph. Arch-Exist

Zaishui Art Museum, Junya Ishigami, Rizhao, 2023 - Ph. Arch-Exist

C’è chi la guarda dall’alto, chi la lascia entrare in casa, chi ci scende sotto e chi ci galleggia sopra per un’estate. Dieci edifici, dal 1935 a oggi, raccontano i molti modi in cui il progetto si misura con un materiale che non sta fermo

Sommersa, sospesa, galleggiante, affacciata, allagata: l’architettura trova nell’acqua un materiale di progetto con cui dialogare. Chi costruisce sull’acqua, o vicino all’acqua, sa che una parte del progetto verrà decisa da qualcos’altro. La marea sale e si ritira, il bacino gela d’inverno, il fiume esonda quando nessuno se lo aspetta. Ci interessano proprio le diverse posizioni che il progetto assume di fronte a questa instabilità. C’è chi tiene l’acqua a distanza e si limita a guardarla dall’alto, chi la lascia entrare al piano terra e ne disegna il percorso, chi la usa come pavimento e chi ci scende sotto per osservarla dall’interno. C’è chi le costruisce sopra un quartiere e chi, più modestamente, ci galleggia per un’estate. 

Abbiamo selezionato dieci progetti che raccontano queste diverse attitudini. Alcuni sono capisaldi del Novecento — Wright, Scarpa, Siza, Ando — altri sono cantieri recenti o esperimenti temporanei. Non tutti sono edifici in senso stretto: una delle opere più interessanti che incontreremo è una piscina che si riempie da sola con la risacca, un’altra è uno spazio collettivo allestito dietro un aeroporto dismesso. 

Fallingwater — Frank Lloyd Wright, Bear Run (Pennsylvania), 1935 

Il cliente aveva chiesto una casa con vista sulla cascata, e Wright gliela costruì sopra. I terrazzi in cemento aggettano dalla roccia e si spingono oltre il salto d’acqua, che i proprietari non vedono quasi mai: lo sentono soltanto, dato che il rumore del torrente attraversa tutta la casa. Nel soggiorno, una scala scende direttamente al pelo dell’acqua e non porta da nessuna parte. 

Fallingwater, Frank Lloyd Wright, Bear Run (Pennsylvania), 1935 - Ph. lachrimae72 / Wikimedia Commons 

Fallingwater, Frank Lloyd Wright, Bear Run (Pennsylvania), 1935 - Ph. lachrimae72 / Wikimedia Commons 

Fondazione Querini Stampalia — Carlo Scarpa, Venezia, 1963 

Scarpa affronta il problema veneziano per eccellenza rinunciando a combatterlo: invece di sigillare il piano terra contro l’acqua alta, lo attrezza per riceverla. Canaletti, vasche e superfici in pietra d’Istria accompagnano la marea quando entra e la lasciano defluire quando si ritira. L’allagamento periodico diventa parte del progetto, e la sala si riempie di riflessi. 

Fondazione Querini Stampalia, Carlo Scarpa, Venezia, 1963 - Ph. Alberto Sinigaglia, © MIBACT

Fondazione Querini Stampalia, Carlo Scarpa, Venezia, 1963 - Ph. Alberto Sinigaglia, © MIBACT

Piscine di Marés — Álvaro Siza, Leça da Palmeira, 1966 

Qui l’architettura è ridotta al minimo: alcuni muri di cemento che completano gli scogli già presenti sulla costa atlantica, disegnando due vasche. A riempirle è l’oceano, con la marea. Siza non aggiunge niente al paesaggio se non i percorsi e gli spogliatoi, seminterrati e invisibili dalla strada, così che chi arriva veda soltanto il mare. 

Piscine di Marés, Álvaro Siza, Leça da Palmeira, 1966 - Ph. Fernando Guerra| FG+SG 

Piscine di Marés, Álvaro Siza, Leça da Palmeira, 1966 - Ph. Fernando Guerra| FG+SG  

Church on the Water — Tadao Ando, Tomamu (Hokkaido), 1988 

Ando affaccia la cappella su un bacino artificiale alimentato da un torrente, e progetta la parete dietro l’altare come un’enorme vetrata scorrevole: quando si apre, tra i fedeli e il paesaggio non resta nulla. La croce, poi, non è collocata dentro l’edificio ma sta isolata sull’acqua, di fronte alle panche. D’inverno il bacino gela intorno. 

Church on the Water, Tadao Ando, Tomamu (Hokkaido), 1988 - Ph. Hirofumi Inaba. Courtesy Hoshino Resort

Church on the Water, Tadao Ando, Tomamu (Hokkaido), 1988 - Ph. Hirofumi Inaba. Courtesy Hoshino Resort

Opera House — Snøhetta, Oslo, 2008 

L’edificio emerge dal fiordo come un banco di ghiaccio, rivestito di granito bianco e marmo di Carrara. La trovata sta nel tetto: è una superficie inclinata e percorribile, che dalla sommità scende senza interruzioni fino a bagnarsi nell’acqua del Bjørvika. Il pubblico ci sale sopra, ci si siede, e senza accorgersene cammina dentro il porto. 

Opera House, Snøhetta, Oslo, 2008 - Courtesy Snohetta 

Opera House, Snøhetta, Oslo, 2008 - Courtesy Snohetta 

Floating University — raumlaborberlin, Berlino, 2018 

L’acqua qui non è un lago né un fiume, ma la vasca di ritenzione delle piogge dell’ex aeroporto di Tempelhof: un catino di cemento contaminato, dietro una recinzione, che raccoglie il dilavamento della pista. Raumlabor ci allestisce un campus temporaneo su ponteggi, modellato sulle piattaforme petrolifere. Nell’estate più secca mai registrata a Berlino, la vasca resta a secco. 

Floating University, raumlaborberlin, Berlino, 2018 - Ph. Victoria Tomaschko

Floating University, raumlaborberlin, Berlino, 2018 - Ph. Victoria Tomaschko

Under — Snøhetta, Lindesnes, 2019 

Un monolite di cemento inclinato scivola dalla scogliera e affonda nel Mare del Nord, cinque metri sotto la superficie. Dentro c’è un ristorante, e la parete di fondo è una vetrata larga undici metri che guarda il fondale, con la luce che cambia a ogni ora e stagione. La struttura, intanto, funziona anche come barriera artificiale: molluschi e alghe la stanno colonizzando. 

Under, Snøhetta, Lindesnes, 2019 - Ph. Ivar Kvaal

Under, Snøhetta, Lindesnes, 2019 - Ph. Ivar Kvaal 

Little Island — Heatherwick Studio, New York, 2021 

Sui resti del molo 54, distrutto dall’uragano Sandy, Heatherwick pianta nell’Hudson centotrentadue pilastri di cemento a forma di tulipano, di altezze diverse. Sopra ci appoggia un parco pubblico, con colline artificiali, un anfiteatro e un boschetto. Il fiume continua a scorrere sotto i piedi dei visitatori, visibile attraverso i vuoti tra un sostegno e l’altro. 

Little Island, Heatherwick Studio, New York, 2021 - Ph. Timothy Schenck

Little Island, Heatherwick Studio, New York, 2021 - Ph. Timothy Schenck

Sluishuis — BIG e Barcode Architects, Amsterdam, 2022 

Il tradizionale isolato a corte di Amsterdam viene deformato in due direzioni: verso la città si abbassa a gradoni, così che i visitatori possano salire sul tetto; verso il lago IJ si solleva a sbalzo, aprendo un portale sotto cui le barche entrano ad attraccare nella corte interna. Negli appartamenti sotto lo sbalzo, una finestra nel pavimento inquadra le imbarcazioni che passano sotto casa. 

Sluishuis, BIG e Barcode Architects, Amsterdam, 2022 - Ph. Ossip van Duivenbode

Sluishuis, BIG e Barcode Architects, Amsterdam, 2022 - Ph. Ossip van Duivenbode

Zaishui Art Museum — Junya Ishigami, Rizhao, 2023 

Ishigami costruisce dentro un lago artificiale, poggiando su trecento colonne un tetto di cemento lungo quasi un chilometro e alto in certi punti poco più di un metro. Alla base delle vetrate lascia delle fessure, e l’acqua entra: allaga il pavimento, e d’inverno, quando la superficie del lago gela, il liquido sotto il ghiaccio scivola all’interno e ci ristagna fino a primavera. 

Zaishui Art Museum, Junya Ishigami, Rizhao, 2023 - Ph. Arch-Exist

Zaishui Art Museum, Junya Ishigami, Rizhao, 2023 - Ph. Arch-Exist

17 luglio 2026
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