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Tecnologie invisibili, materiali sostenibili e intelligenza diffusa
Florim, Salone del Mobile 2026
In questa edizione 2026 del Salone del Mobile.Milano, la tecnologia non è più un elemento da esibire, non coincide con la forma, né con il gesto progettuale evidente. È una tecnologia che si muove piuttosto in una dimensione più discreta, dove innovazione, materia e sostenibilità si sovrappongono e il digitale si integra fino a diventare quasi impercettibile
Una tecnologia presente e silenziosa
In questo contesto, la tecnologia non si impone, ma diventa discreta. Non definisce più l’identità del progetto, ma ne migliora le prestazioni e la qualità d’uso, spesso senza essere percepita. Il Salone del Mobile 2026 restituisce così un’immagine precisa in cui l’innovazione non è più legata alla novità visibile, ma alla capacità di costruire sistemi coerenti, sostenibili e duraturi. La tecnologia sta nei materiali che resistono, nelle superfici che semplificano, nei dispositivi che apprendono.
Intelligenza diffusa e sistemi connessi
Negli anni 90’, Mark Weiser parlava di ubiquitous computing, oggi, nell’era dell’Intelligenza Artificiale possiamo spingerci a parlare di intelligenza diffusa. La tecnologia e il digitale non sono più confinati nel singolo prodotto, ma si estende all’intero ambiente abitativo in un sistema senza soluzione di continuità. Nel dialogo con Samsung, Veneta Cucine introduce una cucina connessa che utilizza dati e interfacce per monitorare il cibo, suggerire utilizzi e ridurre gli sprechi . L’intelligenza artificiale non è tematizzata come elemento autonomo, ma come parte di un sistema orientato al benessere quotidiano. Anche Elica si muove in questa direzione, sviluppando soluzioni integrate in cui più funzioni convivono all’interno di un unico dispositivo con il progetto Lhov. Controllo vocale, connettività e automazione contribuiscono a rendere l’interazione più fluida, quasi invisibile.
Materia come infrastruttura sostenibile
Una parte significativa di questa trasformazione passa attraverso i materiali. Non più semplice supporto della forma, ma vero dispositivo progettuale. La ricerca si concentra su superfici performative, ceramiche evolute, finiture pensate per durare e ridurre l’impatto nel tempo. In questo scenario, la cucina diventa un campo di sperimentazione privilegiato. Con il concetto di Continuous Space, Veneta Cucine interpreta l’ambiente domestico come un sistema continuo, in cui interno ed esterno dialogano attraverso materiali capaci di estendersi senza interruzioni. La ceramica permette di costruire superfici che attraversano lo spazio, trasformando la cucina in un elemento connettivo più che funzionale.
Una sensibilità affine emerge nel lavoro di Snaidero, dove marmi, legni e superfici effetto pietra definiscono ambienti coerenti, pensati per durare e adattarsi a configurazioni sempre più fluide: qui la sostenibilità si traduce in qualità e continuità, più che in dichiarazione. Allo stesso tempo, la materia si fa sempre più percettiva. La Midnight Line di Beko lavora su superfici opache e anti-riflesso che migliorano l’esperienza visiva e tattile, riducendo segni d’uso e necessità di manutenzione. Questa attenzione alla materia come tecnologia emerge anche nel lavoro di Kartell, che prosegue la propria ricerca su materiali innovativi e sostenibili, e in aziende come Florim e Atlas Concorde, dove la ceramica evoluta diventa un materiale sempre più performativo, resistente e capace di costruire continuità tra architettura e arredo.
Una riflessione analoga attraversa anche il mondo dell’arredo, dove aziende come Arper e Desalto lavorano su processi produttivi avanzati e sull’ottimizzazione dei materiali, sviluppando soluzioni leggere, ridotte all’essenziale e pensate per durare nel tempo. Qui la sostenibilità non è un elemento dichiarativo, ma coincide con la precisione costruttiva e con la capacità di eliminare il superfluo. Insieme ai materiali, la tecnologia non aggiunge complessità, ma elimina attrito, migliorando l’interazione con gli utenti e costruendo ambienti più coerenti, durevoli e consapevoli.
Più che un insieme di oggetti, la casa contemporanea si configura come un sistema, un ambiente in cui materia, tecnologia e intelligenza diffusa convivono senza gerarchie, dando forma a un’esperienza continua.
Qui l’innovazione non è visibile, ma percepibile, sta nella qualità dello spazio, nella durata dei materiali, nella naturalezza dei gesti: è una tecnologia discreta, ma proprio per questo diventa più efficace.



