Al Salone del Mobile.Milano il brand polacco ha presentato tre collezioni che, realizzate in collaborazione con Karim Rashid, inaugurano una nuova fase tutta dedicata al design circolare
Abitare il mare: 13 architetture che hanno disegnato l’estate italiana
Excelsior, design Giovanni Sardi, Venezia Lido - Ph. Florian Fuchs
Dal primo stabilimento balneare ottocentesco alle visioni mai realizzate di Aldo Rossi, le coste italiane custodiscono un patrimonio architettonico che racconta l’evoluzione del turismo, del gusto e del rapporto tra uomo e paesaggio
Padiglioni sospesi sull’acqua, colonie moderniste, promenade monumentali e hotel affacciati sul mare hanno trasformato la semplice esperienza della villeggiatura in un progetto culturale. Attraverso tredici architetture iconiche, un viaggio lungo la penisola alla scoperta di luoghi in cui il mare diventa spazio costruito, immaginario collettivo e laboratorio di sperimentazione.
Stabilimento de’ Bagni a Viareggio
1828, autore ignoto
La storia dell’architettura balneare italiana inizia a Viareggio. Inaugurato nel 1828, lo Stabilimento de’ Bagni traduce per la prima volta il desiderio di frequentare il mare in uno spazio progettato. Una struttura in legno affacciata sull’acqua, pensata per garantire comfort e riservatezza ai bagnanti, disposta su palafitte e collegata alla terraferma da passerelle, introduce il mare come spazio regolato e accessibile. Qui la balneazione diventa pratica sociale organizzata, anticipando la nascita delle future città balneari lungo tutta la penisola.
Excelsior
Giovanni Sardi, Venezia Lido, 1908
Se Viareggio segna l’inizio del turismo balneare, Venezia Lido ne rappresenta la consacrazione internazionale. Inaugurato nel 1908, l’Hotel Excelsior introduce sulla costa italiana l’eleganza cosmopolita della Belle Époque. Le sue architetture eclettiche affacciate sull’Adriatico trasformano la vacanza al mare in un’esperienza esclusiva, anticipando il legame tra ospitalità, spettacolo e paesaggio. Progettato da Giovanni Sardi in stile moresco, con cupole e decorazioni orientaleggianti, diventa luogo simbolo della Mostra del Cinema, sancendo il legame tra mare, spettacolo e mondanità.
Stabilimento Blue Moon
Giancarlo De Carlo, Venezia Lido, 2002
Affacciato sulla lunga spiaggia del Lido di Venezia, il Blue Moon reinterpreta in chiave contemporanea la tradizione degli stabilimenti balneari italiani. Progettato da Giancarlo De Carlo e inaugurato nel 2002, il complesso è concepito come una sequenza di percorsi, terrazze e padiglioni leggeri che accompagnano il passaggio dalla città al mare. Più che un singolo edificio, è un dispositivo urbano che alterna padiglioni, passerelle e spazi pubblici lungo la spiaggia del Lido mettendo in relazione architettura, paesaggio e vita pubblica.
Colonia Marina AGIP
Giuseppe Vaccaro, Ignazio Gardella, Cesenatico, 1937-1938
Negli anni Trenta il mare diventa terreno di sperimentazione per il Movimento Moderno. Progettata da Giuseppe Vaccaro e Ignazio Gardella, la Colonia AGIP traduce i principi del razionalismo in un edificio aperto alla luce e alla brezza marina. Volumi essenziali, terrazze e percorsi collettivi raccontano una nuova visione dell’architettura come strumento educativo e sociale. Uno dei manifesti del razionalismo italiano sul mare, la Colonia AGIP si sviluppa come lungo volume orizzontale affacciato sulla spiaggia. L’architettura diventa macchina educativa e collettiva, dove luce e aria sono parte imprescindibile del progetto.
Colonie di Calambrone
Anni ’30–’40, progetto collettivo (tra gli altri Ugo Giovannozzi, Angiolo Mazzoni, Roberto Narducci)
Tra Pisa e Livorno prende forma uno dei più straordinari paesaggi architettonici del Novecento italiano. Le colonie di Calambrone si susseguono lungo il litorale come una città moderna affacciata sul Tirreno. Ogni edificio interpreta in modo diverso il rapporto con il mare, dando vita a un laboratorio a cielo aperto in cui ogni edificio interpreta in modo diverso il rapporto tra salute, educazione e tempo libero, costruendo una vera città lineare della villeggiatura.
Le Navi
Cattolica, anni ’30, progetto colonie marine
Pochi edifici esprimono il legame tra architettura e immaginario marittimo quanto Le Navi. Realizzata negli anni Trenta come colonia marina, la struttura riproduce una vera flotta con scafi e ponti pronta a salpare verso l’orizzonte. Un’architettura scenografica e visionaria che testimonia la capacità del progetto di trasformarsi in racconto e simbolo.
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Rotonda a Mare
Enrico Cardelli e Piercarlo Ceccarelli, Senigallia, 1933
La Rotonda a Mare è una delle icone assolute dell’Adriatico. Costruita negli anni Trenta e collegata alla terraferma da un pontile, la struttura circolare sembra galleggiare sul mare. La sua immagine essenziale e sospesa l’ha resa una delle architetture più riconoscibili del paesaggio balneare italiano.
Kursaal
Attilio Lapadula con Pier Luigi Nervi, Ostia, 1950
Nel secondo dopoguerra il mare diventa il palcoscenico dell’ottimismo moderno. Il Kursaal di Ostia, progettato da Attilio Lapadula con la collaborazione di Pier Luigi Nervi, combina innovazione strutturale e vocazione ricreativa. Il celebre trampolino e il ristorante sospeso raccontano una stagione in cui la tecnica e la sperimentazione sono al servizio della cultura del tempo libero. Il celebre padiglione e le strutture in cemento armato di Nervi trasformano il lungomare in spazio moderno, in una visione ottimista della ricostruzione.
Terrazza Mascagni
Giovanni Paciarelli, Livorno, inizio ‘900
Più che uno stabilimento, la Terrazza Mascagni è un grande spazio pubblico affacciato sul mare. La celebre pavimentazione a scacchiera e la balaustra che si estende verso l’orizzonte trasformano il lungomare in un dispositivo urbano capace di mettere in scena il paesaggio. Un luogo dove l’architettura diventa esperienza collettiva e il confine tra città e orizzonte si dissolve completamente.
Grand Hotel dei Castelli
Sestri Levante, anni ’60, adattamenti su struttura storica preesistente
Sulla costa ligure il rapporto con il mare assume forme diverse. Qui non sono le spiagge a definire il paesaggio, ma promontori, terrazze e piattaforme scavate nella roccia. Il complesso dei Castelli interpreta questa condizione verticale e frammentata, fondendo architettura e natura in un equilibrio che caratterizza gran parte della Riviera. Trasformando un antico sistema fortificato in struttura alberghiera panoramica, qui gli affacci e percorsi costruiscono una sorta di “architettura del vuoto” dove il paesaggio è l’unico protagonista.
Colonia Olivetti
Annibale Fiocchi, Marina di Massa, 1948
Tra pineta e litorale, la Colonia Olivetti a Marina di Massa propone una visione più umana e misurata della vacanza. Realizzata nel dopoguerra per i figli dei dipendenti dell’azienda, riflette la cultura sociale promossa da Adriano Olivetti: padiglioni immersi nella pineta alternati a spazi aperti, attenzione al paesaggio e qualità dell’abitare diventano strumenti di crescita e condivisione. È l’espressione della cultura industriale olivettiana applicata al tempo libero.
Da Luigi ai Faraglioni
Capri, 1936, struttura progressiva senza autore unico
Ai piedi dei Faraglioni di Capri, lo stabilimento si articola in piattaforme e terrazze scavate nella roccia. Nato nel 1936 e sviluppatosi per aggiunte successive, rappresenta una delle declinazioni più riconoscibili dell’architettura balneare italiana. Più che un edificio, è un sistema leggero adattato alla geografia estrema dell’isola, dove il progetto coincide con l’uso del paesaggio. La sua immagine è diventata parte integrante dell’iconografia mediterranea del tempo libero. Qui il progetto coincide con il paesaggio, e la balneazione diventa esperienza quasi primordiale del Mediterraneo.
Costruzioni Balneari/ Casa dello studente di Aldo Rossi
1980-83, progetto non realizzato
Concludiamo questo viaggio con le ricerche di Aldo Rossi sul tema della città e della memoria. Queste approdano nei primi anni Ottanta a una serie di progetti che reinterpretano l’immaginario delle architetture balneari. Tra questi la Casa dello Studente per Venezia e le cosiddette “Costruzioni balneari”: strutture astratte composte da torri, moli e volumi primari che richiamano gli stabilimenti dell’Elba, fari e infrastrutture costiere. Non edifici funzionali, ma archetipi che condensano la forma mentale del mare come luogo collettivo e teatrale.



