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Serpentine Pavilion 2026: spingere l’architettura oltre i confini. Intervista a LANZA atelier
Serpentine Pavilion 2026, un padiglione a forma di serpente progettato da Isabel Abascal e Alessandro Arienzo, LANZA atelier. Vista esterna © LANZA atelier, Foto Iwan Baan, Per gentile concessione di Serpentine.
A Londra, l’estate 2026 è all’insegna del Serpentine Pavilion disegnato dal duo formato dagli architetti formato da Isabel Abascal e Alessandro Arienzo, al secolo LANZA atelier. Insieme, in questa intervista, raccontano obiettivi e premesse di questo prestigioso incarico
È il 2015 quando gli architetti Isabel Abascal e Alessandro Arienzo fondano LANZA atelier. Con sede a Città del Messico, in un arco temporale ridotto, lo studio è progressivamente emerso tra le realtà in ascesa nel continente americano. Risale al 2018 la personale Following LANZA atelier’s first solo show, ospitata al San Francisco Museum of Modern Art, seguita da ulteriori commesse e riconoscimenti. Grazie anche a un approccio che “si basa su un profondo coinvolgimento con il contesto locale, i materiali e l'esperienza vissuta”, come sottolineato dal Direttore Artistico della Serpentine Hans Ulrich Obrist, sono stati scelti per disegnare il tradizionale padiglione estivo dell’istituzione londinese. Accessibile fino al 25 ottobre prossimo, e come sempre sede di iniziative destinate a un pubblico eterogeneo, il loro a serpentine prova ad abbattere confini geografici ed epoche facendo leva sulle potenzialità di un materiale sostanzialmente atemporale: il mattone. Dopo Frida Escobedo, selezionato per questo stesso incarico nel 2018, LANZA atelier è la seconda realtà di base in Messico a misurarsi con la “sfida” del Serpentine Pavilion.
Abbiamo iniziato la nostra attività occupandoci di allestimenti espositivi. Si trattava di progetti effimeri con un alto grado di libertà nella sperimentazione di materiali e strutture. Realizzavamo strutture che sarebbero state smontate dopo alcuni mesi, quindi i musei e gli spazi culturali si sentivano a proprio agio nel lasciarci fare cose mai fatte prima. Da allora, abbiamo perseguito un certo grado di sperimentazione anche nei nostri progetti dalla durata più estesa. Cerchiamo di spingere i confini della nostra pratica con ogni progetto. Il padiglione a serpentine si inserisce a pieno titolo in questa linea di pensiero.
Negli ultimi anni, abbiamo realizzato diversi progetti utilizzando il mattone. Nella Forest House (2019), una parete organica di mattoni bianchi si adatta alla posizione degli alberi preesistenti, fungendo a volte da corridoio, a volte da reticolo per delimitare un'area di verde. Nell'installazione 1973-202 , al Concéntrico (2021), abbiamo lavorato con mattoni rossi a vista – un materiale rappresentativo dell'architettura di interesse sociale, in Spagna – impilati senza utilizzare conglomerato, tanto che alla fine del festival oltre il 90% dei mattoni è stato smontato e riutilizzato efficacemente. Ci piace il fatto che il mattone sia fatto di terra – di argilla –, che abbia massa termica e dimensioni perfette per essere tenute in una mano. In definitiva rimanda, quindi, al corpo umano.
Mentre lavoravamo alla nostra proposta per il Serpentine Pavilion, ci siamo imbattuti in un elemento architettonico inglese chiamato anch'esso "serpentine". Si tratta del muro a serpentina, il crinkle-crankle wall, ovvero un tipo di muro in mattoni con curve alternate, originario dell'Antico Egitto e introdotto nel Regno Unito dagli ingegneri olandesi già nel XVII secolo. Grazie alla sua forma sinuosa, è noto per richiedere meno mattoni rispetto a un muro dritto: la sua geometria tortuosa fornisce infatti un supporto laterale a una struttura altrimenti fragile. Nelle mani dei giardinieri ed eretti secondo l’asse est-ovest, tali elementi diventano “muri fruttiferi” che assorbono il calore proveniente da sud e lo rilasciano di notte, creando un ambiente agricolo accogliente. Si tratta di una struttura che impiega meno risorse offrendo di più, una lezione quanto mai attuale nella nostra epoca di consumismo sfrenato. È quasi magico che la stessa parola dia il nome a uno specchio d'acqua – un lago –, a un luogo – Serpentine –, e a un elemento architettonico – un muro. Soprattutto considerando il ruolo fondamentale che il serpente riveste nella cosmologia mesoamericana. Questa è la prima volta che un Serpentine Pavilion ruota effettivamente attorno al concetto di serpentine.
Siamo stati profondamente onorati dell'opportunità di condividere il nostro lavoro con un pubblico più ampio e di portare avanti l'eredità di sperimentazione di questa commissione. Ci siamo anche sentiti motivati nel mostrare l'architettura come strumento per migliorare l'ambiente che ci circonda. Consideriamo questo incarico un'opportunità per un pubblico vasto di concentrarsi sull'architettura. Vorremmo che i visitatori comprendessero l'idea che tutti noi siamo abitanti e, in qualche modo, siamo connessi all'architettura: di conseguenza tutti possiamo riflettere su quale tipo di architettura ci serva in un contesto di crisi ecologica globale, ponendo l'accento sull'incontro e sull'esperienza collettiva. Crediamo che questo iconico anniversario del 25esimo padiglione possa amplificare alcuni dei messaggi impliciti del nostro progetto. Vorremmo incoraggiare la comunità architettonica globale a essere ingegnosa come il muro del Serpentine: grazie alla sua forma inaspettata, impiega meno materiali di un muro rettilineo, risultando più resistente e stabile. Aggiungiamo, inoltre, la nostra alle 24 voci che hanno lasciato il segno sul prato del Serpentine, creando così un collage dell'architettura del primo quarto del XXI secolo: un'opera di grande bellezza.
Sappiamo che questa commissione permetterà al nostro studio di crescere in molti modi diversi. Speriamo di rafforzare la presenza di LANZA in Europa e oltre. L'opportunità di lavorare in contesti nuovi e stimolanti ci entusiasma. Lavorare a Londra per la prima volta significa stabilire un collegamento tra il nostro contesto latinoamericano e il patrimonio architettonico europeo e dell'antico Egitto.
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