Diciannove brand rumeni di arredamento si sono uniti sotto il marchio Romanian Furniture – Together for Future per presentare collezioni nuove e distintive. Le parole chiave? Naturale, sostenibile, personalizzato e flessibile
SaloneSatellite, lo zeitgeist del progetto
SaloneSatellite Award 2026
I designer premiati nell’edizione 2026 manipolano le tecniche digitali per arrivare ad un artefatto unico, artigianale. E ci raccontano la loro esperienza in fiera, piattaforma propulsiva incentrata su dialogo e relazione
Vetrina. Osservatorio sul nuovo design. Rampa di lancio per le giovani generazioni. In ventidue anni di onorata carriera, il SaloneSatellite 2026 è stato questo e molto altro ancora. Nato da un’intuizione di Marva Griffin Wilshire – mentre il nome lo trovarono Lella e Massimo Vignelli, all’epoca collaboratori della fiera, e oggi celebrati da un’imponente monografica in Triennale - il Satellite è un formato espositivo a parte. Non solo la partecipazione avviene per selezione, ma l’esistenza di una giuria di primo piano, quest’anno presieduta da Paola Antonelli, Senior Design Curator di The Museum of Modern Art di New York, fa sì che i premi vadano oltre il mero riconoscimento del talento. Perché sì, negli anni il SaloneSatellite ha promosso carriere che hanno successivamente lasciato il segno, come testimoniano i percorsi di Nendo, Matali Crasset, Jean-Marie Massaud. Ma la funzione di questa costola vitale del Salone del Mobile.Milano non si limita al talent-scouting, allo scambio privilegiato tra imprenditori e designer. Il SaloneSatellite, infatti, ha sempre permesso di creare connessioni di valore e rendere tangibile il cambiamento prima che diventasse palese, mostrando come le singole voci autoriali siano capaci di anticipare quello che c’è nell’aria, si tratti di una nuova tecnologia, di una nuova estetica, o di un nuovo modo di concepire l’abitare.
In questo 2026, i progetti premiati con il SaloneSatellite Award condividono una medesima attitudine: hackerare la tecnica, elaborando scarti inventivi in grado di rendere possibili applicazioni inedite. Per farlo, molti di loro ricorrono alla stampante 3D, qui utilizzata con modalità e materiali differenti. C’entrerà forse la giuria, verrebbe da chiedersi, se questa tecnica sbanca il palmarès? Può darsi. Ma si tratta anche di una constatazione: la fabbricazione digitale ha raggiunto una maturità più avanzata, e il suo potenziale viene oramai restituito attraverso risultati più intriganti e sperimentali.
Il primo premio, conferito allo studio di Copenhagen Russo Betak, si allinea perfettamente con questa visione. La loro lampada Nippon, parte della collezione Ark, è infatti stampata attraverso una miscela di conchiglie e biopolimero. Per Stefannia Russo e Søren Betak, fondatori dello studio, il 3D printing è un mezzo, non un processo esaustivo, e la produzione di ogni pezzo non si esaurisce con la stampa. Ogni lampada, assemblaggio di fogli in biopolimero, è modellata a mano per restituire una plasticità scultorea di stampo artigianale. “Nippon ha rappresentato una nuova frontiera del design, dove l’artigianato non si perde in un’industria sempre più automatizzata”, ci hanno raccontato i designer, “ma dove la ricerca della sostenibilità si concentra su materiali solitamente trascurati e dove il designer assume il ruolo di unire innovazione e tradizione, senza dimenticare le basi che danno a un oggetto una qualità senza tempo.” La risposta dei visitatori, oltre che della giuria, è andata oltre le aspettative del duo. “Mentre il pubblico è rimasto affascinato dalla storia, i professionisti del settore sono stati catturati dalla potenziale scalabilità della collezione Ark – legata alle scelte che abbiamo fatto su materiali e tecnologie – oltre che dalla risposta dei diversi mercati ai pezzi stessi.”
È stampato in 3D anche il secondo premio conferito dalla giuria del Satellite. A vincerlo, lo studio olandese Ious, che ha elaborato una modalità di stampa estrusiva per rivestimenti ceramici. Lous è di ritorno al Satellite dopo una prima partecipazione nel 2024: “Tornare quest’anno con lo stesso progetto, ormai del tutto sviluppato e ora riconosciuto da un premio, è stato incredibilmente gratificante”, ci hanno raccontato. “È stata una grande soddisfazione vedere che le persone hanno compreso che non si tratta di un semplice esperimento tecnologico, ma di una proposta per un nuovo codice di design e un nuovo metodo di produzione. […] La fiera ci ha portato molte conversazioni preziose e nuovi contatti per collaborazioni e progetti futuri: questo per noi è uno dei risultati più importanti della partecipazione a un evento come SaloneSatellite.” La loro tecnica, oramai messa a punto, sta infatti per essere utilizzata su un progetto di scala più grande. Una nuova sfida, e un modo per testare potenzialità spaziali ed espressive più ampie.
Il terzo premio, un vaso in porcellana realizzato dallo studio berlinese Jüngerkühn, è invece prodotto con una tecnica sottrattiva – quindi non aggiungendo strati di materiale, ma eliminandoli. Colata prima in uno stampo, la materia viene successivamente ricoperta di argilla liquida colorata che viene poi parzialmente raschiata con una piccola macchina a controllo numerico, rivelando colori sottostanti ogni volta diversi. Raccontano Konrad Jünger e Verena Kühn: “Dato che non abbiamo esposto mobili e la nostra candidatura avrebbe potuto facilmente passare inosservata, non ci aspettavamo di vincere un premio. Apprezziamo quindi in modo particolare che la giuria si sia presa il tempo di comprendere il nostro progetto e di mettere in luce il nostro approccio alla creazione digitale. Questo riconoscimento ha generato una notevole copertura mediatica e speriamo che aiuti le nostre idee a raggiungere un pubblico più ampio, con una particolare attenzione per i produttori industriali.”
Oltre ai tre riconoscimenti principali, la giuria ha anche esteso i premi a due menzioni speciali. Il cileno Nicolás Romero, fondatore di Aiko Design, ha anche lui lavorato sulle opportunità espressive della stampa 3d. Stampata in PLA, la sua lampada Númina prende ispirazione dalle culture ancestrali della sua terra e dalle sue tecniche artigianali, come la tessitura in crini di cavallo e la lavorazione del vimini. “Tutto il mio lavoro è pensato per creare atmosfere. Voglio che la luce delle mie lampade inviti a un momento di disconnessione, connessione e intimità”, ci ha detto. “L’accoglienza al SaloneSatellite mi ha piacevolmente sorpreso. I visitatori hanno sottolineato proprio questo aspetto: la luce. Si sono congratulati con me per aver osato giocare con un colore e un’atmosfera diversi, per le finiture e le forme, dicendomi che era qualcosa che di solito non vedono.”
Ha scelto di focalizzarsi su un processo di trasformazione della materia anche la designer cinese Yixian Wang, altra menzione speciale di questa edizione del Satellite. Gli oggetti della sua collezione Foggy, tra cui una lampada e un vaso, sono prodotti cuocendo in forno una fibra di vetro lavorata all’uncinetto. “La combinazione di vetro, tessitura e artigianato sembrava quasi contraddittoria, persino impossibile, eppure in qualche modo l’opera è riuscita a tenere insieme tutti e tre gli elementi.” Il risultato, poetico, fa trapelare elementi biografici: alla designer è stato insegnato a fare l’uncinetto fin da bambina. Ma è ancora una volta la testimonianza di una precisa volontà di trasformazione della materia, dove la macchina è un complice ma spetta all’uomo lasciare un marchio indelebile. Una cifra che vale per tutti i premi di questa edizione, che forse mai come quest’anno ha dimostrato di saper coniugare artigianato sperimentale e ricerca guidata dal potenziale del materiale.



