Il riconoscimento è stato conferito oggi dal Vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale, Antonio Tajani, in occasione dell’inaugurazione ufficiale della 64ª edizione della Manifestazione
Salone del Mobile.Milano 2026, il palcoscenico delle novità
Desalto, 64ª edizione del Salone del Mobile
Le anteprime del settore arredo restano il motore propulsivo della settimana del design. Raccontando l’inventività messa a sistema nel prodotto, e gli stili che vestiranno i nostri spazi
È forse il momento più atteso di ogni edizione del Salone: quello in cui le novità cullate tra le mura delle aziende vedono finalmente la luce. Il mobile, in fin dei conti, rimane il vero protagonista del sistema fiera. E passarne in rassegna le principali anteprime ci permette non solo di scoprire il linguaggio, la tecnica e l’innovazione messi in campo dietro ad ogni progetto, ma anche di prendere il polso dell’ecosistema, di capire come si evolve lo stile, di afferrare quali sono i temi sensibili che attraversano la produzione.
Cosa racconta, allora, il percorso tra i padiglioni di Rho? Percorrendo le diverse hall, le classiche tipologie di arredo appaiono rivisitate con un’audacia molto consapevole, ma anche controllata. Combinando scelte forti con gesti discreti e misurati. È quello, per esempio, che emerge con chiarezza dalle novità nel settore imbottito. Tra i nuovi modelli presentati, la forma si impone come un’evidenza pur rifiutando l’iperdecorativismo: sono dettagli calibratissimi, piuttosto, a definire lo scarto rispetto alla norma. Per Meritalia, che presenta la collezione Crease disegnata da Faye Toogood, è il tratto rosso del profilo a svelare l’attitudine grafica del divano. Mettendo a fuoco con più attenzione, però, un’altra particolarità si impone: ispirandosi ad un maglione indossato al contrario, la designer britannica lascia a vista le cuciture, svelando la costruzione del rivestimento intorno alla struttura.
Il brand portoghese House of Capricorn, lanciato nel 2025 da Paula Amorim e per la prima volta al Salone del Mobile.Milano, presenta con il divano Luís un’idea contemporanea di slow luxury lusitano, tutto giocato sul tratto grafico che segna in maniera vistosa ma essenziale la seduta e lo schienale. Anche nel caso di Meera, il nuovo sistema di divani disegnato da Piero Lissoni per Living Divani, la geometria rimane essenziale, pur acquisendo dinamismo attraverso la dimensione volumetrica creata dall’inclinazione tra i piani della seduta e dello schienale: un modo per sottolineare la presenza senza creare pesantezza, e per garantire al comfort un ruolo essenziale.
Da Edra, Anywhere di Francesco Binfaré conferma l’approccio destrutturato che ha contraddistinto negli anni la visione dell’azienda toscana: superare la rigidità della forma, assecondando comfort e teatralità contemporanea. I sette moduli che compongono il divano sono indipendenti e componibili a piacimento, mentre i maxi-cuscini dello schienale assecondano il movimento permettendo di riconfigurare la profondità della seduta. La gentilezza delle forme e l’accoglienza della seduta è la cifra delle nuove proposte di MaxDivani. Con il modello Clizia, la seduta, il profilo e le gambe richiamano con coerenza la stessa idea di morbidezza, mentre il bracciolo si apre leggermente come per condividere il proprio invito all’uso. Tra gli espositori del Salone, c’è poi chi – e non è il solo – guarda al catalogo storico per rivitalizzarlo sotto una nuova veste: è il caso di Visionnaire, la cui poltrona Bachi, un progetto degli anni ’60 di Vittorio Vero, ritorna oggi in una riedizione a cura di La Conca. L’iconico incontro tra i moduli piegati di seduta e schienale rimane ovviamente invariato, mentre i materiali sono aggiornati per sottolineare con ancora maggior incisività una personalità in bilico tra scultoreo ed informale.
Nel campo delle sedute, altro grande “termometro” delle novità in fiera, l’apparente leggerezza e semplicità delle linee si sposa con la valorizzazione del potenziale materico.
La sedia Nuy di Marco Acerbis per Et al. sceglie il dialogo tra il rivestimento colorato del sedile e il legno di frassino della struttura, caratterizzata da una vivace contrapposizione tra le gambe anteriori inclinate e quelle posteriori parallele. Tra le nuove proposte di Potocco, la Stadium di Favaretto&Partners rivisita la tipologia a pozzetto dando prominenza allo schienale, che adotta una forma ellittica allungata per rievocare il gesto di un metaforico abbraccio, mentre la struttura, in legno massello di frassino, acquista dinamismo attraverso l’incontro tra curve e linee rette. Desalto, che fa del claim “Metal is our Nature” il proprio principio guida, sceglie di rileggere la classica sedia chiavarina secondo un’accezione contemporanea. Firmata da Francesco Rota, art director dell’azienda, Ultralight fa della leggerezza una prerogativa, come già fu per la Superleggera di Gio Ponti, rilettura per eccellenza delle sedie artigianali liguri. La struttura, ridotta all’essenziale, è costituita da un tubo di acciaio di soli 14mm, per un peso che, come rievoca il nome, è pari a solo 3,4 kg. Anche il sedile tessile, che si distingue per un’originale maglia sagomata, mantiene la stessa compattezza, coniugando rigore e ricchezza visiva. Predilige invece l’alluminio pressofuso la nuova proposta di Edward Barber & Jay Osgerby per Kartell, Savoia. La struttura si distingue per la pulizia espressiva del profilo, che si estende senza soluzione di continuità dalla base ai braccioli, coniugando eleganza essenziale con concretezza strutturale.
Il metallo, materiale che negli ultimi anni sembra avere ritrovato una nuova capacità espressiva, ritorna anche tra i mobili contenitori. Con Parioli, un progetto che Lodovico Acerbis aveva firmato nel 1971, Acerbis riafferma un’idea di arredo che sa trasformare una visione architettonica in una opportunità elegante ma piena di concretezza. Nella credenza, qui riproposta nella versione quadrata da quattro moduli, il gioco compositivo tra i pannelli in acciaio spazzolato e l’intelaiatura leggermente arretrata diventa totemico pur senza dimenticare la praticità d’uso. Anche la libreria Ryo, esito della rinnovata collaborazione tra Porro e il designer giapponese Nao Tamura, sceglie l’alluminio spazzolato per incarnare una presenza scultorea in bilico tra essenzialità ortogonale e messa in valore del volume. Come fossero spartiacque, elementi portanti triangolari ritmano la composizione di ogni scaffale, definendo una regola del gioco definita tanto dalla massa che dal taglio della luce.
Sul fronte dei tavoli, la ricerca si esercita tanto attraverso il senso del rigore che quello della libera espressività. È attraverso l’istinto e la visionarietà di un artista, il texano di origini nigeriane Dozie Kanu, che Knoll sperimenta un cross-over tra America e Africa. Il tavolo immaginato da Kanu, declinato anche in versione consolle, si distingue per la presenza di frange di pelle che dialogano con la superficie minimalista del piano in metallo: un riferimento agli abiti cerimoniali africani, ma anche alle frange delle camicie dei cow-boy statunitensi. Si ispira invece al concetto di “A Thoughtful Stay” la proposta di Karimoku Furniture. Sotto la direzione artistica di Norm Architects, il brand nipponico sceglie la via della costruzione ortogonale per la scrivania e dell’armonia circolare per il tavolo da pranzo. Resta però invariata la qualità della lavorazione dei dettagli, dalle incastri alle finiture.
Il catalogo di Pedrali si apre invece ad una nuova collaborazione con lo studio Formafantasma. Con Estratto, linea di tavolini e consolle, i designer continuano la loro ricerca nel campo delle soluzioni sostenibili per la filiera industriale, lavorando con le potenzialità combinatorie offerte dall’estrusione dell’alluminio per definire un elegante linguaggio organico puntellato di costanti e variazioni. Se l’altezza della base e la forma del piano possono cambiare, non cambia la concezione della struttura portante, costruita intorno a tre lastre congiunte dalla forma concava.
Le anteprime del Salone non giocano solo sulle tipologie prettamente domestiche, ma si allargano anche all’ambito contract. Nel campo dell’hospitality, il lettino multifunzionale per massaggi di Lemi, Venice Head Spa, incorpora una grande, invitante novità: la possibilità di beneficiare di un inedito Japanese Head Spa, realizzato grazie ad un lavatesta estraibile che stimola la circolazione della testa grazie ad un flusso d’acqua continuo. Esercitando una presa istintiva sugli utilizzatori. E ricordandoci che, oltre al binomio forma/funzione, anche il rituale legato al benessere reclama con forza la sua parte.



