Dal primo stabilimento balneare ottocentesco alle visioni mai realizzate di Aldo Rossi, le coste italiane custodiscono un patrimonio architettonico che racconta l’evoluzione del turismo, del gusto e del rapporto tra uomo e paesaggio
10 pezzi rivivono il design anni ’70. Fra nuovo comfort e libertà creativa
Lampada Parentesi, design Achille Castiglioni e Pio Manzù, Flos
Le lampade Parentesi e Boalum, i divani Camaleonda e Strips, la poltrona Joe e altri arredi. Tutti rivoluzionari, tra funzionalità e libertà. E tra infinite combinazioni per un nuovo immaginario collettivo
Lampada Boalum, design Livio Castiglioni e Gianfranco Frattini, Artemide, 1970
“Un serpente di luce infinita” l’aveva definita Domus al suo debutto e, da allora, ha ammaliato generazioni con il suo design senza tempo e i sinuosi effetti di luce diffusa. Da terra, da tavolo o da parete, grazie alla flessibilità che la rende unica nella forma, è adatta a ogni tipo di ambiente. Realizzata in PVC flessibile traslucido, rinforzato con terminali in resina, contiene piccole lampadine a siluro collegate in serie, l'una all'altra, e distanziate da una sfera isolante. I vari elementi possono essere collegati tra loro fino a un massimo di quattro pezzi, per uno sviluppo totale di 8 metri circa, nonché arrotolati e attorcigliati a piacere, senza paura di romperli. Prodotta fino al 1983, e leggermente modificata nel 1999, è oggi riproposta in versione LED ad alta efficienza. Fa parte di numerose collezioni di musei di design, tra cui il Museo del Design Italiano di Triennale Milano.
Lampada Boalum, design Livio Castiglioni e Gianfranco Frattini, Artemide
Divano Camaleonda, design Mario Bellini, B&B Italia, 1970
Cambiamento e trasformazione: è la promessa di questo divano, a partire dal suo nome. “Camaleonda”, spiega Bellini “è un neologismo che ho inventato nel 1970 incrociando due parole: il nome di quell’animale straordinario che è il camaleonte capace di adattarsi all’ambiente in cui si trova e la parola onda che indica le curve del mare e del deserto. Entrambe queste parole descrivono la forma e la funzione di questa seduta”. Con la sua marcata natura geometrica, questo pezzo – rieditato con nuovi materiali nel 2020 in occasione del 50°– ha definito sine dubio l’estetica dell’interior design grazie all’acclamato successo. Un innovativo sistema di cavi, tiranti e anelli garantiscono la possibilità di sganciare e ricombinare a piacere gli ampi moduli di seduta adattandosi alle diverse necessità. “Tra tutti gli oggetti che ho disegnato” aggiunge l’autore, “rappresenta forse meglio di tutti il senso di libertà. Le configurazioni che si possono fare sono infinite”. E infinita è la sua presenza nei principali musei di design internazionali, nonché su molti set cinematografici che hanno definito l’immaginario collettivo grazie al perfetto equilibrio tra la rigorosa geometria del quadrato e l’accogliente rotondità delle imbottiture.
Divano Camaleonda, design Mario Bellini, B&B Italia - B&B Italia Archive
Poltrona Joe, design De Pas, D’Urbino, Lomazzi, Poltronova, 1970
Da guantone da baseball a comoda poltrona, passando per la poetica della Pop Art. Con il suo sorprendente cambio di scala, porta nell’ambiente domestico un oggetto quotidiano attraverso un accuratissimo lavoro artigianale, imitando alla perfezione cuciture, rinforzi, lacci e occhielli dell’accessorio sportivo. Il risultato: 175 cm di larghezza, 54 Kg, struttura metallica, imbottitura in poliuretano espanso preformato e 10 m2 di pelle tagliati a forbice con estrema precisione perché il taglio rimane a vista. Nonostante l’aspetto spiazzante e ironico – il nome è un omaggio al campione di baseball Joe DiMaggio – la poltrona, montata su ruote invisibili, è ergonomica e ampia e può accogliere con agio due persone. Simbolo di un design ribelle e anticonvenzionale, supera il rigore del razionalismo con grande leggerezza e umorismo arrivando a clonarsi, per i cinquant’anni, in quattro edizioni speciali: Joe Gold, Joe Jeans, Joe Plush e Joe Whip.
Poltrona Joe, design De Pas, D’Urbino, Lomazzi, Centro Studi Poltronova - Ph. Pietro Savorelli
Lampada Parentesi, design Achille Castiglioni e Pio Manzù, Flos, 1971
Tra i grandi classici, occupa un posto speciale non solo per l’innovazione formale, ma anche per la sua storia – risultato di una collaborazione unica tra due progettisti che non si incontrarono mai. Dopo la prematura scomparsa di Manzù, autore di progetti rivoluzionari come la FIAT 127, Castiglioni ebbe accesso ai suoi schizzi, rimanendo colpito da un’idea semplice quanto geniale: una sorgente luminosa cilindrica montata su un’asta tra pavimento e soffitto, capace di muoversi e di fermarsi a piacimento. Sostituendo l’asta con un cavo metallico e grazie all’attrito creato da un tubolare sagomato, il Maestro porta la lampada a scorrere e a bloccarsi liberamente senza viti o meccanismi complessi. Il risultato: funzionalità, sperimentazione tecnica e immediatezza visiva. Oltre a questi tratti, il suo valore più profondo sta nel generoso gesto di Castiglioni di condividerne la paternità, compresa anche quella del packaging: due gusci plastici trasparenti ottenuti da un unico stampo, con i componenti visibili perché l’idea alla base era quella di acquistarla e montarsela da sé.
Lampada Parentesi, design Achille Castiglioni e Pio Manzù, Flos
Divano Pratone®, design Ceretti, Derossi, Rosso, Gufram, 1971
Uno dei simboli del design radicale italiano. Più che una seduta, un’esperienza: un prato surreale composto da 42 enormi fili d’erba in morbido poliuretano espanso, rifiniti a mano in Guflac®, che trasformano il relax in un gesto libero e anticonvenzionale. Con il suo verde acceso e le forme fuori scala, infrange le regole del design tradizionale, mescolando ironia, arte e critica sociale. Negli anni, questa “culla verde” ha continuato a reinventarsi, nel nome della libertà progettuale, del comfort intelligente e del gioco. In occasione del 50° anniversario, nel 2021, si è duplicato nel colossale Superpratone – scultura gonfiabile alta più di cinque metri – e nel Pratone® Forever – rivisitazione della classica lounge chair in tessuto elasticizzato in lana bouclé. In ogni sua espressione invita, comunque, chiunque si sieda, a sperimentare un regno di astrazione, un gioco continuo e una nuova idea di spazio quotidiano.



