Le lampade Parentesi e Boalum, i divani Camaleonda e Strips, la poltrona Joe e altri arredi. Tutti rivoluzionari, tra funzionalità e libertà. E tra infinite combinazioni per un nuovo immaginario collettivo
Case da leggere. Quando gli interni diventano autobiografie
Cabana, Neptune e Scenery: tre riviste indipendenti che osservano la casa non come un modello da imitare, ma come il ritratto di chi la abita
Gli interni più interessanti raramente nascono da un progetto perfettamente coerente. Prendono forma nel tempo, attraverso scelte, abitudini e memorie che finiscono per raccontare chi li vive. La casa diventa così meno un esercizio di stile e più una forma di autoritratto. È da questa prospettiva che alcune riviste indipendenti hanno rinnovato il modo di raccontare gli interiors. Invece di proporre ambienti esemplari da replicare, osservano gli spazi come luoghi di sedimentazione personale e culturale. Anche la fotografia cambia funzione: non si limita a documentare, ma interpreta atmosfere e dettagli, facendo emergere attraverso le stanze il profilo di chi le abita.
È una sensibilità condivisa, con accenti differenti, da Cabana, Neptune e Scenery. La prima riscopre la vitalità delle arti decorative e delle tradizioni artigianali; la seconda guarda agli spazi di una comunità creativa contemporanea; la terza intreccia interiors, moda e fotografia editoriale. In tutte e tre, la casa non è un manifesto di stile, ma una forma di espressione personale.
Se esiste una pubblicazione che ha contribuito a ridefinire l’immaginario contemporaneo degli interiors, questa è Cabana. Fondata nel 2014 da Martina Mondadori, la rivista ha costruito la propria identità attorno alla cultura materiale, all’artigianato e alle arti decorative, proponendo fin dal primo numero un’idea dell’abitare fondata sulla stratificazione anziché sulla coerenza formale. Nelle sue pagine convivono dimore storiche, collezioni private, tessuti, ceramiche e manifatture provenienti da luoghi e tradizioni differenti. Il passato non è trattato come un repertorio nostalgico, ma come una materia ancora viva, capace di entrare nel presente attraverso motivi ornamentali, tecniche artigianali e pratiche di collezionismo.
Ogni interno fotografato da Cabana appare come il risultato di una lunga sedimentazione. Mobili ereditati, opere d’arte, carte da parati, stoffe e oggetti raccolti durante i viaggi formano composizioni dense, nelle quali epoche e provenienze diverse convivono senza la necessità di essere ricondotte a un unico linguaggio. Più che dalla regia di un progetto unitario, l’armonia nasce dall’accumulazione e dalla continuità con la storia di un luogo. La rivista ha così riportato al centro del dibattito un’estetica della sovrapposizione, rimasta a lungo in secondo piano rispetto al predominio del minimalismo. Le sue case rivendicano il valore del colore, dell’ornamento e della complessità contro ogni forma di standardizzazione, aprendo l’accesso a mondi individuali nei quali la decorazione diventa un modo per custodire e trasmettere cultura.
Una sensibilità affine, ma rivolta con maggiore decisione alla creatività contemporanea, emerge in Neptune, progetto editoriale fondato nel 2021 da Daytona Williams. Il magazine racconta abitazioni e studi come luoghi nei quali convergono pratica artistica, gusto personale e vita quotidiana, componendo il ritratto di una comunità internazionale legata alla moda, all’arte, alla fotografia e al design.
Rispetto alla ricchezza storica e decorativa di Cabana, Neptune adotta uno sguardo più intimo e immediato. Gli ambienti non vengono presentati come esempi di una particolare tradizione dell’abitare, ma come estensioni del lavoro e della sensibilità delle persone che li occupano. Libri, opere, fotografie, mobili e oggetti quotidiani entrano nell’immagine senza perdere la loro naturalezza. La fotografia privilegia l’atmosfera e la prossimità, suggerendo la continuità tra spazio domestico, ricerca professionale e identità personale. Più che illustrare un gusto, Neptune osserva il modo in cui una sensibilità prende forma nello spazio.
Se Cabana interpreta gli interni attraverso la storia della decorazione e Neptune li utilizza per ritrarre una scena creativa contemporanea, Scenery porta questa ricerca in un territorio nel quale fotografia, moda e abitare diventano quasi inseparabili. Fondato a Londra nel 2023 dal creativo danese Simon B Mørch, Scenery rappresenta una delle espressioni più recenti di questo approccio. Nato dall’incontro tra cultura della moda, fotografia editoriale e mondo degli interni, il magazine osserva le case come ecosistemi nei quali persone, oggetti e ambienti costruiscono una narrazione unitaria.
Le sue pagine ospitano artisti, fotografi, designer, stilisti e collezionisti, raccontati attraverso gli spazi nei quali vivono e lavorano. Gli ambienti domestici diventano strumenti per avvicinarsi alle loro passioni, ai riferimenti culturali e alle ossessioni personali. Le fotografie non si limitano a raccontare gli ambienti o le persone, ma costruiscono un unico universo visivo nel quale abiti, oggetti, opere e stanze concorrono a una medesima narrazione.
Lo sguardo si concentra spesso sulle texture, sulle accumulazioni e sugli accostamenti inattesi. Un tessuto, una pila di libri, un’opera appoggiata alla parete o un oggetto fuori posto possono assumere lo stesso peso narrativo di una stanza osservata nel suo insieme. La casa non è mai ridotta a semplice sfondo, ma diventa una presenza attiva. Anche la fotografia conserva qualcosa del linguaggio della moda, senza trasformare gli ambienti in scenografie artificiali. Le immagini sono costruite e consapevoli, ma lasciano emergere tracce di quotidianità e forme di disordine. Ne risulta una lettura dell’abitare come autobiografia visiva, nella quale il significato nasce dalle relazioni tra persone, oggetti e spazi.
Osservate insieme, Cabana, Neptune e Scenery mostrano come stia cambiando il racconto degli interni. Alla casa intesa come immagine compiuta sostituiscono spazi aperti e imperfetti, definiti nel tempo da chi li abita. Più che proporre modelli o stili, esplorano il rapporto personale con gli oggetti e con i luoghi. Le case diventano così ritratti in continua evoluzione: non scenografie da replicare, ma ambienti capaci di conservare esperienze e identità.



