I graphic designer in Italia nel nuovo libro Ritratti Grafici

Ritratti Grafici

V-A-C Foundation

Poster, locandine, pieghevoli, segnaletica

Ritratti Grafici: un racconto editoriale a firma di Maria Angela Di Pierro e Marco Sammicheli sul panorama della grafica in Italia oggi

Condensati in poco meno di duecento pagine i talenti grafici più interessati della scena contemporanea del graphic design italiano. Ne scrivono Maria Angela Di Pierro e Marco Sammicheli per la densa pubblicazione della Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori. Ogni studio grafico, da Dallas a Zaven, è ritratto per esplicativi paragrafi (Fondamenta; In studio: il metodo, la ricerca la committenza; Maestri; Noi e il sistema culturale della grafica; Per una bibliografia minima del giovane professionista) che ne facilitano la comprensione, oltre che a dare ritmo al piccolo libro in bianco e nero. Abbiamo incontrato gli autori.

Ritratti Grafici

Art direction, identity per Istituto svizzero, 2017-2020

Foto Mattia Parodi

Maria Cristina Didero: Com’è nato questo progetto?

Maria Angela Di Pierro: Questo progetto è nato per raccontare un mondo di professionisti e designer che avevamo in parte coinvolto nel festival MOSTRO, che per tre anni si è tenuto a Milano. Nel 2017, con Marco Sammicheli e Marco Williams Fagioli ho dato vita a MOSTRO – Graphic Design Camp. Mancava in città un festival dedicato alle arti grafiche e alla comunicazione visiva e così decidemmo di progettare un contenitore che ospitasse grafici, illustratori e operatori del settore accomunati da una caratteristica definita: ovvero, non aver mai esposto il proprio lavoro nella città di Milano, universalmente riconosciuta come la capitale mondiale del design.

Marco Sammicheli: Da quell’idea è nato il libro che vuole essere un’integrazione e uno sviluppo. Una pubblicazione il cui obiettivo è quello di essere uno strumento di racconto di come il mestiere del grafico si manifesti oggi in Italia. Vuole essere soprattutto il ritratto – parziale – di una generazione di autori, docenti e addetti ai lavori attivi nel nostro paese negli ultimi due decenni. I protagonisti di queste pagine sono in gran parte di nazionalità italiana; sono donne e uomini che hanno dato vita a studi in Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Veneto, Friuli Venezia Giulia; docenti e formatori di un campione di realtà pubbliche e private composto da università, scuole e istituti a Milano, Venezia, Bolzano, Catania; editori, critici e operatori che hanno con generosità e curiosità recensito, ospitato e messo in mostra il lavoro di almeno due generazioni di grafici, art director e designer tra i trenta e i quarantacinque anni.

Ritratti Grafici

«Progetto grafico», n. 33. Lavoro - Aiap edizioni, ottobre 2018

Caratteri tipografici n. 33: Favorit, Ginto Nord, Oilof. Courtesy dinamo

MCD: Cosa vuol dire lavorare a un libro a 4 mani?

MS: Significa dividersi il lavoro e aggiungere punti di vista. In più, il libro è un ritratto corale dove saggi, interviste, pensieri e bibliografie testimoniano la volontà di includere contributi e modi diversi di vivere la grafica contemporanea.

MADP: Marco è un curatore e un ricercatore, io una project manager e neo-gallerista, insieme; dopo MOSTRO, volevamo continuare a indagare il mondo della comunicazione visiva e questa volta ci siamo concentrati su diversi contesti: Milano, Bari, Bolzano, Torino, Venezia, Bergamo, Reggio Calabria, Udine.

MCD: Qual è la situazione della grafica in Italia oggi?

MS: C’è una comunità di progettisti visivi che non ha conosciuto i maestri degli anni Sessanta e Settanta, che non si è formata in una scuola polarizzata dai valori della comunicazione politica, che ha perso i riferimenti dell’associazionismo di settore, che ha abbracciato le sfide tecnologiche, la precarietà contrattuale e il persistere di un mancato riconoscimento della professione del grafico. Ma anche un gruppo di designer e operatori cosmopoliti, autodidatti, immersi in reti globali, allenati al multidisciplinare, al multimodale e al multimediale. Sono designer abituati all’assenza di steccati tra ambiti, temi e materie, poiché l’invasione di campo è per loro un’attitudine formativa, un agire professionale e una logica di sopravvivenza economica tra editoria tradizionale, cultura digitale, media, packaging, design di prodotto e della comunicazione.

MADP: Tuttavia molti sono gli elementi in comune tra coloro che sono stati intervistati per questa pubblicazione, i partecipanti alle tre edizioni del festival MOSTRO e molti dei noti designer. I grafici italiani sono stati e continuano a essere architetti visivi a partire dalla lezione di Bruno Munari, Pino Tovaglia, Albe Steiner, passando per Pierluigi Cerri, Italo Lupi, Giovanni Anceschi, Mario Piazza e Massimo Pitis fino alle generazioni a noi più vicine e qui raccontate. Sono infatti professionisti consapevoli del proprio ruolo nella società ogni volta che compiono un lavoro per un privato, poiché è implicita la sua destinazione pubblica. Il committente è un individuo, ma è una comunità più allargata il destinatario finale di una comunicazione visiva efficace. Questa generazione di autori, docenti e operatori ha nuovi strumenti e approcci, si differenzia per formazione e rapporto con la tecnologia.

Ritratti Grafici

Festival dell’Innovazione, Agenzia regionale per la tecnologia e l’innovazione (Arti) della Regione Puglia

Bari, 2015

MCD: Quali le scuole che meglio propongono un programma formativo?

MS: Per noi non esiste una classifica. Abbiamo ascoltato docenti con metodi e approcci molto differenti. Sono Luciana Gunetti e Alessandro Colizzi del Politecnico di Milano, Lorenzo Bravi dell’ISIA di Urbino, Alessio D’Ellena del CFP Bauer di Milano, Stefano Mirti di SUPER - Scuola Superiore di Arte Applicata del Castello Sforzesco di Milano, Daniele Lupo dell’Università di Bolzano e Aldo Presta dell’Accademia Abadir di Catania. La velocità con cui si sono trasformate le professioni creative è pari alla rapidità dei mutamenti sociali. Non potrebbe essere altrimenti visto che le prime si nutrono delle seconde e la mutualità dei loro rapporti consente alla creatività di interpretare la società e ai fatti di essere letti attraverso le espressioni dell’uomo. Immaginare un percorso formativo coerente e agganciato alla realtà per una disciplina come la grafica non è facile, poiché quello che in gergo si chiama scuola di pensiero non basta più a istruire una carriera universitaria. L’attualità e l’innovazione tecnologia corrono. La sperimentazione e lo studio, per come sono stati strutturati dai piani accademici negli ultimi due decenni, finiscono per non essere rispondenti alle esigenze professionali, ma soprattutto non riescono ad assorbire gli strumenti e le modalità necessarie per proporre un apprendimento empatico, una lettura del mondo, una consapevolezza della dimensione sociale delle discipline creative.

MADP: In questo clima di incertezza si è fatto strada un approccio speculativo che ha moltiplicato le possibilità e dato vita a numerose realtà: corsi universitari, istituti, accademie e scuole professionali. Attraverso alcune interviste abbiamo raccolto i punti di vista di docenti strutturati, di ricercatori e di professori a contratto, che nella vita affiancano all’insegnamento l’attività professionale.

Ritratti Grafici

«Oscar» Mondadori - Rebranding e packaging design del catalogo tascabili «Oscar» Committente Mondadori

2016 - in corso  -  F.to 13x20x5,5 cm

MCD: Questo volume intende fare il punto sulla posizione della grafica nel nostro paese. Qual è la vostra opinione in merito, cosa avete imparato scrivendolo e quali sono le aspirazioni per il futuro prossimo di questa arte?

MS: Ciò che accomuna i designer grafici e i professionisti che abbiamo coinvolto è una volontà di vedere riconosciuto il loro lavoro da parte di associazioni di categoria, di realtà museali, di media di settore. Lamentano la debolezza da parte di questi ultimi di non aver curato a sufficienza la continuità di dialogo tra maestri e scuole nel trasferimento dei segreti del mestiere e nella necessità di tutela dei diritti di una professione in continua trasformazione. Ci piacerebbe che il libro non fosse solo il ritratto di una comunità, ma tornasse a scatenare un dibattito tra posizioni e linguaggi per costruire relazioni e, ancor di più, per educare la committenza e il pubblico alla diversità dei gusti.

MADP: Condivido il punto di vista di Marco. Spero vivamente si riparta da rapporto grafico-committente. Dall’etimologia del verbo latino committere che significa proprio mettere insieme, congiungere, unire. Oggi nelle imprese purtroppo c’è molta confusione tra informazione, comunicazione visiva e stampata, comunicazione web, social media e marketing. Molte delle voci che il libro riporta sono casi studio orientati a mettere ordine tra i diversi piani, con un linguaggio creativo innovativo e all’insegna della costruzione di relazioni.

TITOLO: Ritratti grafici

AUTORI: Maria Angela Di Pierro e Marco Sammicheli

CASA EDITRICE: Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori

ANNO: 2021

PAGINE: 148

Ritratti Grafici

Metaworkshop - Aiap, Milano, 2018

Foto Marco Menghi

Ritratti Grafici

Donizetti Opera, Bergamo, 2020

Identity

Ritratti Grafici

Premio Sergio Amidei

Poster per l’edizione 2017 del Premio internazionale alla migliore sceneggiatura

Ritratti Grafici

«Itinerari» magazine

«Quotidiano Nazionale», 2018

Ritratti Grafici

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