Tutte le cose da sapere sulla 64ª edizione: date, orari, biglietti, i ritorni di EuroCucina / FTK – Technology For the Kitchen e del Salone Internazionale del Bagno, e le novità assolute come Salone Raritas, Salone Contract e l’installazione Aurea, an Architectural Fiction
Anna Castelli Ferrieri: forma, materia e visione democratica
Anna Castelli Ferrieri con la sua Sedia 4870, realizzata da Kartell nel 1986 e vincitrice Compasso d'oro 1987
La formazione milanese, il sodalizio con Kartell, la convinzione che il buon design debba entrare in ogni casa: ritratto di una pioniera
Anna Castelli Ferrieri (1920–2006) è stata tra le più autorevoli protagoniste del Made in Italy e fra le prime donne del nostro paese a esercitare la professione di architetta. La sua formazione è milanesissima: si laurea al Politecnico di Milano – prima donna italiana a conseguire una laurea in architettura – con una tesi su Giuseppe Mengoni e sulla Galleria Vittorio Emanuele. Parte importante della sua formazione passa dallo studio di Franco Albini, che frequenta per due anni ancora studentessa. Di quella esperienza dirà: “Albini mi ha allenato a sentire la responsabilità del progetto. I due anni in questo studio sono stati una scuola morale e di metodo”. Dopo la laurea lavora per alcuni anni con Ignazio Gardella, dapprima come tirocinante, poi come socia: due maestri complementari, il rigore razionalista dell’uno e la libertà compositiva dell’altro, che sedimentano in Anna un approccio al progetto al tempo stesso disciplinato e aperto.
Anna Castelli Ferrieri e Giulio Castelli con il tavolo 4960
Un salotto aperto al mondo: la casa Ferrieri
Ma la matrice del suo sguardo è anche familiare. Figlia di Enzo Ferrieri – fondatore della rivista, del teatro e del circolo Il Convegno – la piccola Anna cresce in una casa frequentata da alcuni dei più grandi intellettuali del Novecento: Pirandello, Joyce, Thomas Mann, De Chirico, Depero, Ravel… Un ambiente in cui, come ricorderà lei stessa, “tutti lavoravano febbrilmente, anche perché non c’era molto denaro ma grande dovizia di incontri, progetti e idee”. È da questo intreccio di cultura alta e sensibilità concreta che Castelli Ferrieri sviluppa la convinzione che il buon progetto non debba essere un privilegio, ma uno strumento al servizio della vita quotidiana di tutti.
Giornalista, architetta, co-fondatrice dell’ADI
La carriera di Anna Castelli Ferrieri è vasta e attraversa ambiti diversi: capo redattrice di Casabella sotto la direzione di Giuseppe Pagano e di Edoardo Persico, corrispondente per l’Italia della rivista inglese Architectural Design, architetta con uno studio proprio fondato nel 1946 al suo ritorno a Milano dopo la guerra, tra i soci fondatori dell’ADI nel 1952. Una traiettoria intellettuale e professionale che non si lascia circoscrivere facilmente. Ma è con Kartell che la sua visione trova il terreno più fertile, quello in cui sensibilità progettuale e aspirazione democratica si traducono in oggetti concreti, pensati per la vita di tutti i giorni.
Olaf von Bohr, Gino Colombini, Alberto Rosselli, Ignazio Gardella, Joe Colombo, Anna Castelli, Giotto Stoppino allo stand Kartell del 9° Salone del Mobile, 1969
Il sodalizio con Kartell: la plastica come materia del progetto
Nel 1949, insieme al marito Giulio Castelli, fonda Kartell, di cui assume la direzione artistica fino al 1987. È un sodalizio complementare: lui ingegnere chimico, allievo di Giulio Natta – che nel 1963 vincerà il Nobel per la Chimica proprio per le sue ricerche sui polimeri – porta la competenza tecnologica e produttiva; lei il rigore progettuale e la visione culturale. Kartell sperimenta per anni sulle materie plastiche: ABS, polipropilene, poliuretano, resina… Castelli Ferrieri le accoglie nel progetto con la stessa dignità del legno o del metallo, convinta che la qualità non debba cedere il passo alla scala industriale. La scrittrice e storica dell’arte Maria Luisa Ghianda la definirà “la regina della plastica”: la prima progettista al mondo a utilizzare questo materiale in modo così efficace, disinvolto e creativo.
Anna e Giulio Castelli di fronte alla vetrina del Bookstore del MoMA, dove è esposto un esemplare dei Componibili
I Componibili: un’icona dal Salone del Mobile al MoMA
Tra i primi frutti di questo sodalizio ci sono i Componibili. Nascono dapprima in versione quadrata – primo mobile in assoluto stampato a iniezione in ABS – mentre la celebre versione cilindrica viene presentata al Salone del Mobile di Milano nel 1967. Elementi contenitori modulari, sovrapponibili senza viti né perni grazie a una semplice forma a incastro, assemblabili in composizioni diverse per colore e numero di ripiani. Un oggetto che incarna la visione di Castelli Ferrieri di design democratico, e che oltre cinquant’anni dopo resta tra i best seller di Kartell, oltre che essere esposto nelle collezioni permanenti del MoMA di New York e del Centre Pompidou di Parigi.
Kartell, sistema di contenitori e complementi in ABS, 1971
Gli sgabelli 4822-44: ingegneria e forma
Con gli sgabelli 4822-44, Castelli Ferrieri dimostra che sollecitazioni strutturali, materia, chimica, forma ed estetica sono ingredienti di ricette sempre diverse e sempre più complesse. Lanciati nel 1979, sono il risultato della messa a punto della tecnologia di stampaggio del poliuretano strutturale, che consente per la prima volta di inglobare inserti metallici nel pezzo. La prima versione esce con sedile in poliuretano integrale; seguiranno varianti in polipropilene rinforzato, più leggere e resistenti. Un esercizio di ingegneria e di forma in cui ogni componente – sedile, manico, anello poggiapiedi – è un problema risolto.



