Anna Castelli Ferrieri: forma, materia e visione democratica

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RITRATTO DI ANNA CASTELLI FERRARI

Anna Castelli Ferrieri con la sua Sedia 4870, realizzata da Kartell nel 1986 e vincitrice Compasso d'oro 1987

La formazione milanese, il sodalizio con Kartell, la convinzione che il buon design debba entrare in ogni casa: ritratto di una pioniera
 

Anna Castelli Ferrieri (1920–2006) è stata tra le più autorevoli protagoniste del Made in Italy e fra le prime donne del nostro paese a esercitare la professione di architetta. La sua formazione è milanesissima: si laurea al Politecnico di Milano – prima donna italiana a conseguire una laurea in architettura – con una tesi su Giuseppe Mengoni e sulla Galleria Vittorio Emanuele. Parte importante della sua formazione passa dallo studio di Franco Albini, che frequenta per due anni ancora studentessa. Di quella esperienza dirà: “Albini mi ha allenato a sentire la responsabilità del progetto. I due anni in questo studio sono stati una scuola morale e di metodo”. Dopo la laurea lavora per alcuni anni con Ignazio Gardella, dapprima come tirocinante, poi come socia: due maestri complementari, il rigore razionalista dell’uno e la libertà compositiva dell’altro, che sedimentano in Anna un approccio al progetto al tempo stesso disciplinato e aperto.

Ritratto di Anna Castelli Ferrieri e Giulio Castelli

Anna Castelli Ferrieri e Giulio Castelli con il tavolo 4960

Un salotto aperto al mondo: la casa Ferrieri
 

Ma la matrice del suo sguardo è anche familiare. Figlia di Enzo Ferrieri – fondatore della rivista, del teatro e del circolo Il Convegno – la piccola Anna cresce in una casa frequentata da alcuni dei più grandi intellettuali del Novecento: Pirandello, Joyce, Thomas Mann, De Chirico, Depero, Ravel… Un ambiente in cui, come ricorderà lei stessa, “tutti lavoravano febbrilmente, anche perché non c’era molto denaro ma grande dovizia di incontri, progetti e idee”. È da questo intreccio di cultura alta e sensibilità concreta che Castelli Ferrieri sviluppa la convinzione che il buon progetto non debba essere un privilegio, ma uno strumento al servizio della vita quotidiana di tutti.
 

Giornalista, architetta, co-fondatrice dell’ADI
 

La carriera di Anna Castelli Ferrieri è vasta e attraversa ambiti diversi: capo redattrice di Casabella sotto la direzione di Giuseppe Pagano e di Edoardo Persico, corrispondente per l’Italia della rivista inglese Architectural Design, architetta con uno studio proprio fondato nel 1946 al suo ritorno a Milano dopo la guerra, tra i soci fondatori dell’ADI nel 1952. Una traiettoria intellettuale e professionale che non si lascia circoscrivere facilmente. Ma è con Kartell che la sua visione trova il terreno più fertile, quello in cui sensibilità progettuale e aspirazione democratica si traducono in oggetti concreti, pensati per la vita di tutti i giorni.

ritratto stand Kartell del 9° Salone del Mobile, 1969

Olaf von Bohr, Gino Colombini, Alberto Rosselli, Ignazio Gardella, Joe Colombo, Anna Castelli, Giotto Stoppino allo stand Kartell del 9° Salone del Mobile, 1969

Il sodalizio con Kartell: la plastica come materia del progetto
 

Nel 1949, insieme al marito Giulio Castelli, fonda Kartell, di cui assume la direzione artistica fino al 1987. È un sodalizio complementare: lui ingegnere chimico, allievo di Giulio Natta – che nel 1963 vincerà il Nobel per la Chimica proprio per le sue ricerche sui polimeri – porta la competenza tecnologica e produttiva; lei il rigore progettuale e la visione culturale. Kartell sperimenta per anni sulle materie plastiche: ABS, polipropilene, poliuretano, resina… Castelli Ferrieri le accoglie nel progetto con la stessa dignità del legno o del metallo, convinta che la qualità non debba cedere il passo alla scala industriale. La scrittrice e storica dell’arte Maria Luisa Ghianda la definirà “la regina della plastica”: la prima progettista al mondo a utilizzare questo materiale in modo così efficace, disinvolto e creativo.

Ritratto di Anna e Giulio Castelli di fronte alla vetrina del Bookstore del MoMA

Anna e Giulio Castelli di fronte alla vetrina del Bookstore del MoMA, dove è esposto un esemplare dei Componibili

I Componibili: un’icona dal Salone del Mobile al MoMA
 

Tra i primi frutti di questo sodalizio ci sono i Componibili. Nascono dapprima in versione quadrata – primo mobile in assoluto stampato a iniezione in ABS – mentre la celebre versione cilindrica viene presentata al Salone del Mobile di Milano nel 1967. Elementi contenitori modulari, sovrapponibili senza viti né perni grazie a una semplice forma a incastro, assemblabili in composizioni diverse per colore e numero di ripiani. Un oggetto che incarna la visione di Castelli Ferrieri di design democratico, e che oltre cinquant’anni dopo resta tra i best seller di Kartell, oltre che essere esposto nelle collezioni permanenti del MoMA di New York e del Centre Pompidou di Parigi.
 

Kartell, sistema di contenitori e complementi in ABS, 1971

Kartell, sistema di contenitori e complementi in ABS, 1971

Gli sgabelli 4822-44: ingegneria e forma
 

Con gli sgabelli 4822-44, Castelli Ferrieri dimostra che sollecitazioni strutturali, materia, chimica, forma ed estetica sono ingredienti di ricette sempre diverse e sempre più complesse. Lanciati nel 1979, sono il risultato della messa a punto della tecnologia di stampaggio del poliuretano strutturale, che consente per la prima volta di inglobare inserti metallici nel pezzo. La prima versione esce con sedile in poliuretano integrale; seguiranno varianti in polipropilene rinforzato, più leggere e resistenti. Un esercizio di ingegneria e di forma in cui ogni componente – sedile, manico, anello poggiapiedi – è un problema risolto.

Gli sgabelli 4822 di Kartell, 1979

Gli sgabelli 4822 di Kartell, 1979

Kartell in tavola: il design entra in cucina
 

Lo sguardo di Castelli Ferrieri non si ferma ai mobili. Da direttrice artistica di Kartell, lavora anche alla collezione “Kartell in tavola”, affrontando un territorio che il design tendeva a ignorare – gli oggetti per la cucina e la tavola – leggendolo come terreno di trasformazione culturale. L’intuizione è che la distinzione tra cucina e sala da pranzo è ormai anacronistica: servono oggetti adatti a entrambi i contesti, stampati in materiali trasparenti e colori freschi, capaci di portare la stessa cura formale riservata ai mobili dentro il gesto quotidiano del sedersi a tavola. Il design come strumento per accompagnare, e non solo registrare, un nuovo modo di abitare la casa.

Collezione di oggetti per la tavola Kartell

Collezione di oggetti per la tavola Kartell progettato da Anna Castelli Ferrieri, Centrokappa e Franco Raggi, 1976

35 anni di “presenti”
 

Anna Castelli Ferrieri ha attraversato 35 anni di “presenti” Kartell con una convinzione costante: che la democratizzazione del design passi anche dalla produzione di massa, e che questa non significhi scarsa qualità, ma oggetti duraturi, belli e fatti bene, per migliorare la vita delle persone in ogni casa. “Un prodotto è anche un ponte tra passato e futuro”, scriverà, guardando indietro a un percorso in cui ogni oggetto era al tempo stesso risposta a un bisogno concreto e scommessa su un modo diverso di abitare.

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11 marzo 2026
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