ADI Design Museum, la collezione del Compasso d'Oro si rilegge da capo

Adi Design Museum

ADI Design Museum - Ph. Denise Manzi

A cinque anni dall'apertura, il museo milanese presenta il primo nuovo ordinamento scientifico della sua Collezione storica. La curatrice Maite García Sanchis racconta come cambia il modo di leggere oltre settant'anni di design, mentre Domitilla Dardi spiega perché l'approfondimento "Antologica" fa dialogare gli oggetti premiati con la letteratura

Il legame tra il Salone del Mobile.Milano e il Compasso d'Oro non passa soltanto dagli stand dei suoi espositori, molti dei quali compaiono nella Collezione storica del premio. Lo scorso 22 maggio è stato il Salone stesso a ricevere il Compasso d'Oro ADI, nella categoria dedicata alla ricerca e ai progetti editoriali, per l'Annual Report "(Eco) Sistema Design Milano", ideato dall'Osservatorio del Salone con la Scuola del Design del Politecnico di Milano. A questo si è aggiunta la  Menzione d’Onore  ricevuta da “The City of Lights”, il grande progetto curatoriale proptanigsta di Euroluce 2023.

Pochi mesi dopo, il 23 settembre scorso, l'ADI Design Museum ha presentato il primo nuovo ordinamento della Collezione dalla sua apertura nel 2021: "La Collezione del Compasso d'Oro, raccolta di una specie in evoluzione", a cura di Maite García Sanchis, con allestimento di Matteo Vercelloni e progetto grafico di Francesco Franchi e Davide Mottes.

“La Collezione del Compasso d'Oro è in cambiamento per definizione, si allarga a ogni edizione del premio”, spiega García Sanchis. È anche un archivio vastissimo, che comprende tutti i premiati e i documenti che li accompagnano: schizzi, disegni tecnici, pubblicazioni, corrispondenza, fotografie degli oggetti e delle premiazioni, carteggi interni di ADI. “Un archivio così vasto merita di essere presentato da più punti di vista". Il nuovo percorso attraversa oltre 400 oggetti e progetti, dal 1954 al 2026. Ciascuno è accompagnato da un breve testo che segnala un aspetto da approfondire, perché «spesso un oggetto ha una storia più ampia, nella sua genesi o nei suoi effetti”. Ogni progetto entra poi in un racconto che supera la propria edizione: materiali, tipologie e domande ricorrenti permettono di seguire l'evoluzione delle sfide del design in Italia. “Negli anni Cinquanta e Sessanta i testi sui prodotti in plastica celebravano il nuovo materiale”, osserva la curatrice, "oggi la plastica è una questione chiave dell'economia circolare”.

Il sottotitolo parla di una "specie in evoluzione", e a evolversi non è soltanto il design, ma la cultura del progetto e la società che lo esprime. Nelle prime edizioni il premio costruiva uno spazio per un'estetica nuova, legata al modo moderno di vedere il mondo, “un funzionalismo leale alla costruzione e ai materiali”. Negli ultimi decenni si legge invece un cambio di sensibilità, espressione della maturità di un sistema molto ampio. “La natura dei progetti premiati è più varia, e l'apparente uniformità di pensiero che dipendeva dal contesto di un'epoca si dirada”. Ma la novità più evidente riguarda il perimetro. Per la prima volta entrano i vincitori del Compasso d'Oro alla Carriera del prodotto, istituito nel 2020 per premiare ex post oggetti diventati archetipi; nel percorso questi progetti sono segnalati da didascalie rosse. Sono nomi che il pubblico del Salone conosce bene. Nel 2020 il riconoscimento è andato, tra gli altri, alla lampada Arco di Achille e Pier Giacomo Castiglioni per Flos e al letto Nathalie di Vico Magistretti per Flou. In una nuova modalità entrano anche le edizioni internazionali nate nel 2015 con le Esposizioni Universali, riconoscibili dalle didascalie blu: tra i premiati del 2025 c'è la sedia H.H.H. di Philippe Starck per Kartell. Per questo, conclude García Sanchis, la Collezione “non è un catalogo chiuso, ma il ritratto di una disciplina che si espande”.

Leggi anche: Il Compasso d’Oro all’Annual Report e una Menzione d’Onore a “The City of Lights”

Dettaglio O allestimento adi museum

ADI Design Museum - Ph. Denise Manzi

Dettaglio allestimento adi museum

ADI Design Museum - Ph. Denise Manzi

Dettaglio allestimento adi museum

ADI Design Museum - Ph. Denise Manzi

Dettaglio F allestimento adi museum

Courtesy of ADI Design Museum

ADI Design Museum

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ADI Design Museum

ADI Design Museum - Ph. Denise Manzi

L'obiettivo dichiarato è mettere in evidenza dove risiede l'ingegno in ogni progetto. “Quando un progetto è molto riuscito sembra naturale, la risposta giusta alla domanda”, osserva la curatrice. “Conoscere il percorso che ha portato fin lì, invece, apre molti punti di interesse, per i designer come per il pubblico”. Nella lampada Hope di Paolo Rizzatto e Francisco Gómez Paz per Luceplan, per esempio, i diffusori in sottili fogli di plastica emulano una lente di Fresnel: un rinnovo tipologico che lavora con l'ottica per creare un effetto nuovo, rimandando al lampadario classico.  

E il rapporto tra progettisti e imprese, “racconta un rapporto fatto di ascolto e di rischio condiviso», risponde García Sanchis. Dietro molti oggetti ci sono aziende che investono nella sperimentazione, a volte fino al brevetto, o che osano con materiali e tecniche mai usati prima. Per questo tra i documenti compaiono anche i volti di chi ha progettato. La sperimentazione sulla sezione variabile che rende possibile la sedia a sbalzo Myto, per esempio, è restituita da un ritratto di Konstantin Grcic e Martin Plank che ne discutono l'avanzamento con l'oggetto in mano. “L'ingegno non sta solo nella forma finale, ma nella conversazione tra chi progetta e chi produce”. Le storie aziendali attraversano così il percorso. Kartell, per esempio, lo percorre quasi dall'inizio, dal secchio KS 1146 di Gino Colombini (1955) alla sedia per bambini di Marco Zanuso e Richard Sapper (1964), fino al divano Bubble Club (2001). L'edizione 2026 aggiunge il divano Array di Snøhetta per MDF Italia e la lampada Bilboquet di Philippe Malouin per Flos.

Accanto alla permanente c'è il quarto approfondimento tematico, "Antologica. Oggetti tra le righe", a cura di Andrea Anastasio e Domitilla Dardi. Accosta per libera associazione alcuni progetti premiati a brani della letteratura mondiale, in una successione di quinte quasi teatrali che lascia spazio ai ricordi di ciascuno. Perché proprio la letteratura? Per Dardi la risposta sta nel legame con l'immaginazione: quando leggiamo un libro immaginiamo, e leghiamo quel racconto a qualcosa che conosciamo; allo stesso modo anche gli oggetti raccontano una storia. “Il testo letterario fa la stessa cosa e opposta”, spiega, “e per questo la nostra antologia è soltanto attivatore di pensiero. Ciascun visitatore approfondisce e scopre qual è l'esperienza emotiva”.

Dietro l'operazione c'è un'idea di museo come istituzione capace di prendere posizione. “Il ruolo che ADI Design Museum persegue”, scrive il presidente Luciano Galimberti, “sarà sempre più quello di disseppellire il futuro”. Il prossimo passo è lo spazio permanente dedicato a Gio Ponti, ideatore del premio, atteso entro fine anno. Il museo arriverà così al Salone 2027, dal 13 al 18 aprile, con un volto rinnovato.

9 ottobre 2026
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