Architettura empatica: progettare la città a partire dalle fragilità

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Queste panchine nei parchi di Vancouver si aprono trasformandosi in piccoli rifugi per senzatetto

Queste panchine nei parchi di Vancouver si aprono trasformandosi in piccoli rifugi per senzatetto

Dalle soluzioni urbane per i diversamente abili ai progetti sperimentali e accademici. Empatia e inclusività possano diventare principi fondamentali della progettazione architettonica e urbana 

Non esiste una definizione univoca di architettura empatica: non si tratta di un vero e proprio movimento architettonico, né di un approccio i cui confini siano stati definiti in modo critico e sistematico. 
L’empatia in architettura rappresenta piuttosto una qualità progettuale, una sensibilità specifica e una volontà consapevole di includere e accogliere negli spazi urbani tutte le diversità, le esigenze particolari, le fragilità e le differenti modalità di movimento. 

L’architettura empatica può manifestarsi attraverso piccoli accorgimenti, dettagli dello spazio pubblico, sperimentazioni, progetti provocatori o interventi che dimostrano la possibilità di nuove prospettive per la progettazione urbana. 
Ogni progetto di questo tipo prende avvio da una domanda semplice, ma spesso trascurata: come si sente chi vive questi spazi? 

Il Modulor di Le Corbusier e i suoi limiti: l’uomo standard come misura universale contrapposto alla reale diversità degli utenti urbani

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L’empatia, d’altronde, è la “capacità di comprendere profondamente e condividere emozioni, pensieri e prospettive altrui, mettendosi nei loro panni senza perdere di vista i propri confini”. 
Applicata all’architettura e all’urbanistica, essa implica la capacità di osservare e progettare la città dal punto di vista delle persone senza dimora, delle persone con disabilità, di chi utilizza forme alternative di mobilità, ma anche degli esseri non umani, ampliando così il concetto stesso di spazio pubblico inclusivo. 

Esempi di architettura empatica 

L’Architect of the Capitol (AOC) ha collaborato con City Wildlife, un’organizzazione senza scopo di lucro impegnata nel soccorso e nella cura degli animali selvatici, per tutelare gli anatroccoli di Capitol Hill, la storica sede del Congresso degli Stati Uniti a Washington, D.C. Il progetto ha previsto lo studio delle esigenze degli animali e la realizzazione di una rampa inclusiva che consente alle anatre di tutte le età di entrare e uscire in sicurezza dalla grande fontana, superando il cordolo in pietra calcarea. 

Una rampa per anatre e anatroccoli realizzata a Capitol Hill, a Washington D.C.

Una rampa per anatre e anatroccoli realizzata a Capitol Hill, a Washington D.C.

Durante la Milano Design Week 2022, l’architetto Stefano Boeri ha presentato la “Panchina per chi ha una casa e per chi non ce l’ha”, un esempio di design urbano empatico e inclusivo. Grazie alle sue dimensioni generose e al design funzionale, la seduta può trasformarsi in un letto per il riposo. L’arredo sperimentale è dotato di due poggiabraccio multifunzionali, utilizzabili anche come supporto per la testa, e di un pannello mobile sullo schienale che può fungere da riparo dal sole e dagli agenti atmosferici.

La “Panchina per chi ha una casa e per chi non ce l’ha” di Stefano Boeri

La “Panchina per chi ha una casa e per chi non ce l’ha” di Stefano Boeri

A Singapore, infine, è stato introdotto un sistema intelligente di attraversamento pedonale che regola in modo adattivo i tempi dei semafori. Anziani e persone con disabilità possono utilizzare la propria Senior Citizen Concession Card per prolungare automaticamente la durata del segnale verde, ottenendo più tempo per attraversare la strada in sicurezza. Questo servizio di smart city inclusiva migliora la qualità della vita quotidiana e rappresenta una formalizzazione tecnologica della buona e vecchia abitudine di aiutare i vecchietti ad attraversare la strada. 

Gli attraversamenti stradali a Singapore, con un dispositivo per l’attraversamento lento

Gli attraversamenti stradali a Singapore, con un dispositivo per l’attraversamento lento

Architettura empatica come tema di ricerca principale 

Oltre ai casi isolati di architettura empatica, esistono università e progettisti che fanno dell’empatia e dell’inclusività il fulcro del proprio approccio progettuale.  

Un esempio significativo si trova a Los Angeles, città che sta affrontando una crisi dei senzatetto in rapido e costante peggioramento. Sebbene l’amministrazione locale consideri la realizzazione di soluzioni abitative una priorità, molte delle proposte richiederanno anni prima di essere attuate. In questo contesto, la School of Architecture della University of Southern California (USC) ha avviato lo Homeless Studio, un progetto accademico che indaga in modo critico il ruolo dell’architetto nel contribuire ad alleviare l’emergenza abitativa. Il laboratorio si concentra sulla progettazione di strutture temporanee, mobili, modulari ed espandibili, offrendo un approccio architettonico concreto per fornire alternative alla vita in strada e ridurre la dipendenza esclusiva dall’intervento governativo. 

Uno dei temporary shelter progettati dagli studenti della University of Southern California

Uno dei temporary shelter progettati dagli studenti della University of Southern California

Accanto a queste iniziative accademiche, vi sono progettisti che dedicano l’intera carriera al design inclusivo. Tra questi, il designer olandese Simon Dogger ha sviluppato progetti volti a rendere i musei accessibili a persone cieche e ipovedenti. Primo designer non vedente a laurearsi alla Design Academy Eindhoven, Dogger ha messo in discussione il primato della vista nel design, esplorando nuove modalità di accesso autonomo all’arte. Da questa ricerca nasce Feelscape, un sistema che traduce opere bidimensionali in oggetti tattili tridimensionali, realizzato in collaborazione con il Van Abbemuseum di Eindhoven e successivamente acquisito nella sua collezione permanente. Parallelamente, Dogger ha sviluppato Tik-Tik, un’app di navigazione indoor basata su vibrazioni, progettata per guidare in sicurezza le persone non vedenti all’interno di spazi complessi come musei e edifici pubblici. Attraverso questi progetti, Dogger promuove il superamento dell’approccio monosensoriale al design, dimostrando come l’inclusività possa diventare un potente motore di innovazione negli spazi culturali e urbani. 

Tik-Tik, l’app di navigazione indoor per non vedenti progettata dal designer olandese Simon Dogger

Tik-Tik, l’app di navigazione indoor per non vedenti progettata dal designer olandese Simon Dogger

L’architettura empatica è la risposta all’architettura ostile 

L’architettura empatica forse nasce in risposta a un altro fenomeno che vediamo diffondersi nelle città contemporanee, soprattutto nelle grandi metropoli: quello dell’architettura ostile, il cui obiettivo è rendere uno spazio pubblico inaccessibile, inospitale e ostile. “Uno spazio pubblico è un luogo aperto e accessibile al pubblico in generale”. Questa è la definizione da manuale di spazio pubblico. La progettazione di qualsiasi spazio pubblico ha inizio ponendo gli utenti al centro. Sempre. 

L’architettura empatica, allora, non dovrebbe esistere e l’empatia nel progetto architettonico dovrebbe essere alla base di ogni atto progettuale. Riusciremo a ricordarcelo? 

7 gennaio 2026
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