Dalla rilettura dei maestri del Novecento come Antoni Gaudí o Verner Panton alle ricerche più radicali sui materiali viventi, passando per riflessioni sul clima, soprattutto in previsione delle Olimpiadi invernali, sul desiderio degli oggetti, sul suono e sugli spazi dell’abitare, ecco una selezione di mostre da vedere assolutamente per mantenere viva la curiosità e il nostro muscolo creativo
Architettura empatica: progettare la città a partire dalle fragilità
Queste panchine nei parchi di Vancouver si aprono trasformandosi in piccoli rifugi per senzatetto
Dalle soluzioni urbane per i diversamente abili ai progetti sperimentali e accademici. Empatia e inclusività possano diventare principi fondamentali della progettazione architettonica e urbana
Non esiste una definizione univoca di architettura empatica: non si tratta di un vero e proprio movimento architettonico, né di un approccio i cui confini siano stati definiti in modo critico e sistematico.
L’empatia in architettura rappresenta piuttosto una qualità progettuale, una sensibilità specifica e una volontà consapevole di includere e accogliere negli spazi urbani tutte le diversità, le esigenze particolari, le fragilità e le differenti modalità di movimento.
L’architettura empatica può manifestarsi attraverso piccoli accorgimenti, dettagli dello spazio pubblico, sperimentazioni, progetti provocatori o interventi che dimostrano la possibilità di nuove prospettive per la progettazione urbana.
Ogni progetto di questo tipo prende avvio da una domanda semplice, ma spesso trascurata: come si sente chi vive questi spazi?
Il Modulor di Le Corbusier e i suoi limiti: l’uomo standard come misura universale contrapposto alla reale diversità degli utenti urbani
L’empatia, d’altronde, è la “capacità di comprendere profondamente e condividere emozioni, pensieri e prospettive altrui, mettendosi nei loro panni senza perdere di vista i propri confini”.
Applicata all’architettura e all’urbanistica, essa implica la capacità di osservare e progettare la città dal punto di vista delle persone senza dimora, delle persone con disabilità, di chi utilizza forme alternative di mobilità, ma anche degli esseri non umani, ampliando così il concetto stesso di spazio pubblico inclusivo.
Esempi di architettura empatica
L’Architect of the Capitol (AOC) ha collaborato con City Wildlife, un’organizzazione senza scopo di lucro impegnata nel soccorso e nella cura degli animali selvatici, per tutelare gli anatroccoli di Capitol Hill, la storica sede del Congresso degli Stati Uniti a Washington, D.C. Il progetto ha previsto lo studio delle esigenze degli animali e la realizzazione di una rampa inclusiva che consente alle anatre di tutte le età di entrare e uscire in sicurezza dalla grande fontana, superando il cordolo in pietra calcarea.
Una rampa per anatre e anatroccoli realizzata a Capitol Hill, a Washington D.C.
Durante la Milano Design Week 2022, l’architetto Stefano Boeri ha presentato la “Panchina per chi ha una casa e per chi non ce l’ha”, un esempio di design urbano empatico e inclusivo. Grazie alle sue dimensioni generose e al design funzionale, la seduta può trasformarsi in un letto per il riposo. L’arredo sperimentale è dotato di due poggiabraccio multifunzionali, utilizzabili anche come supporto per la testa, e di un pannello mobile sullo schienale che può fungere da riparo dal sole e dagli agenti atmosferici.
La “Panchina per chi ha una casa e per chi non ce l’ha” di Stefano Boeri
A Singapore, infine, è stato introdotto un sistema intelligente di attraversamento pedonale che regola in modo adattivo i tempi dei semafori. Anziani e persone con disabilità possono utilizzare la propria Senior Citizen Concession Card per prolungare automaticamente la durata del segnale verde, ottenendo più tempo per attraversare la strada in sicurezza. Questo servizio di smart city inclusiva migliora la qualità della vita quotidiana e rappresenta una formalizzazione tecnologica della buona e vecchia abitudine di aiutare i vecchietti ad attraversare la strada.
Gli attraversamenti stradali a Singapore, con un dispositivo per l’attraversamento lento
Architettura empatica come tema di ricerca principale
Oltre ai casi isolati di architettura empatica, esistono università e progettisti che fanno dell’empatia e dell’inclusività il fulcro del proprio approccio progettuale.
Un esempio significativo si trova a Los Angeles, città che sta affrontando una crisi dei senzatetto in rapido e costante peggioramento. Sebbene l’amministrazione locale consideri la realizzazione di soluzioni abitative una priorità, molte delle proposte richiederanno anni prima di essere attuate. In questo contesto, la School of Architecture della University of Southern California (USC) ha avviato lo Homeless Studio, un progetto accademico che indaga in modo critico il ruolo dell’architetto nel contribuire ad alleviare l’emergenza abitativa. Il laboratorio si concentra sulla progettazione di strutture temporanee, mobili, modulari ed espandibili, offrendo un approccio architettonico concreto per fornire alternative alla vita in strada e ridurre la dipendenza esclusiva dall’intervento governativo.



