Dalla voce alla carta. Il viaggio di The Grand Tourist

copertine rivista The Grand Tourist

A sinistra, Cover issue 1, Brave New World; a destra, Cover issue 2, Please Remain Clam

Per anni le riviste hanno cercato il modo di diventare qualcos’altro. Sono diventate siti, newsletter, account Instagram e, infine, podcast. The Grand Tourist ha percorso la strada opposta. È partito da una voce ed è arrivato alla carta

Nato nel 2021 da un’idea del giornalista newyorkese Dan Rubinstein, The Grand Tourist è inizialmente un podcast. Rubinstein, già Home & Design Director di Departures e direttore di Surface, lo immagina come una sorta di viaggio guidato attraverso moda, arte, architettura, cibo e luoghi: territori diversi, accomunati da una stessa curiosità per il modo in cui viviamo.

Seguono più di cento conversazioni. Designer e architetti si alternano ad artisti, chef, editori e imprenditori. The Grand Tourist si muove liberamente tra questi mondi, usando il design come una lente attraverso cui osservare come le persone abitano, viaggiano, collezionano e creano.

Poi, nella primavera del 2025, accade qualcosa di meno prevedibile: il podcast diventa una rivista.

Non una trascrizione di ciò che si può già ascoltare, ma un volume (voluminoso) pensato come un oggetto da collezionare. Alle interviste si aggiungono fotografie, illustrazioni e storie raccolte in diverse parti del mondo. Tre diverse copertine, la rilegatura in lino, le immagini applicate e i caratteri impressi a caldo contribuiscono a creare qualcosa che assomiglia deliberatamente più a un libro che a un periodico.

Se negli ultimi vent’anni l’editoria digitale ha cercato di rendere l’informazione sempre più leggera, veloce e facile da distribuire, The Grand Tourist sembra volerle restituire peso.

La sua evoluzione racconta anche qualcosa della strana condizione della carta oggi. Una rivista non deve necessariamente essere il punto di partenza di un progetto editoriale. Può esserne il punto d’arrivo.

Nel caso di The Grand Tourist, prima viene l’audio. Poi il sito e la newsletter. Soltanto dopo aver trovato un pubblico e costruito una propria identità editoriale arriva la carta. E nel passaggio da un formato all’altro avviene una trasformazione.

Una conversazione possiede una propria intimità: le voci esitano, ridono, si interrompono, si allontanano dal discorso per poi tornarci. Una rivista non può riprodurre esattamente quell’esperienza. Può, invece, tradurla.

Per il primo numero, il creative director Matthias Ernstberger è chiamato a dare una forma visiva a un universo che fino a quel momento era esistito soprattutto attraverso il suono. I ritratti dell’illustratore Zebedee Helm diventano parte di questa traduzione, insieme alla fotografia, alla tipografia e ai contenuti commissionati appositamente. Il risultato non replica il podcast: ne amplia il territorio.

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G01- GrandTourist interno rivista Illustrations by Zebedee Helm

The Once and Future Sofa, design by Antonio Citterio. Illustrations by Zebedee Helm

G02- GrandTourist interno rivista Photos by Lee Mary Manning

The Right Woman for the Job, Liz Diller. Photos by Lee Mary Manning

G03- GrandTourist interno rivista photo by Michael Adair

Where History is Re-made photo by Michael Adair

G04- GrandTourist interno rivista Photo by Alessio Boni

The Coolest Boys in the Room, Karl Fournier and Oliver Marty of Studio Ko. Photo by Alessio Boni

Il primo esperimento funziona benissimo e va esaurito così nel 2026 The Grand Tourist diventa una pubblicazione semestrale. Il secondo numero prosegue il viaggio. Ernstberger sale sul Venice Simplon-Orient-Express da Parigi verso l’Italia e lo fotografa lungo il percorso fino alla Toscana; Kelly Wearstler conduce i lettori alla scoperta di alcuni dei suoi creativi indipendenti preferiti ad Amsterdam; l’alta gioielleria di Boucheron convive con storie di design, ospitalità e cultura contemporanea. Il Grand Tour evocato dal titolo acquista così una geografia reale, fatta di persone, oggetti e luoghi.

Lo scambio, però, funziona anche nella direzione opposta. Storie nate per la rivista diventano episodi di The Grand Tourist Reports. Podcast, magazine, sito e newsletter finiscono così per essere ingressi diversi nello stesso progetto editoriale.
Forse è anche questo a spiegare il territorio insolitamente ampio occupato da The Grand Tourist. Il suo soggetto è apparentemente il design, ma la sua idea di design ha confini porosi. Una conversazione su un interno può convivere con una dedicata a un gioiello, a un albergo, a un ristorante o al lavoro di un artista.

In questo senso, anche il nome The Grand Tourist è rivelatore. Il Grand Tour storico non consisteva semplicemente nel raggiungere una destinazione. Il viaggio era uno strumento di formazione del gusto, attraverso l’incontro con architetture, opere d’arte, paesaggi, oggetti e persone. La versione di Rubinstein sostituisce all’itinerario geografico una curiosità editoriale, ma conserva lo stesso principio: la cultura si comprende muovendosi tra le cose. La rivista rende fisico questo movimento.

La sua nascita si inserisce in una più ampia ridefinizione di ciò che oggi può essere un magazine. Mentre notizie e informazioni si sono trasferite sugli schermi, una parte dell’editoria indipendente ha scelto un’altra direzione: meno numeri, carte migliori, storie più lunghe, oggetti progettati per restare invece che per scomparire alla successiva uscita. The Grand Tourist sembra occupare precisamente questo spazio.

C’è un piccolo paradosso in questa storia. Un progetto nato in un momento in cui il movimento fisico si era quasi fermato ha cominciato a viaggiare attraverso le conversazioni. Qualche anno dopo, quelle conversazioni hanno trovato una forma da tenere letteralmente tra le mani.

Forse la carta non è sopravvissuta nonostante il digitale. The Grand Tourist suggerisce un’altra possibilità: proprio perché una parte sempre maggiore di ciò che leggiamo, guardiamo e ascoltiamo è diventata immateriale, la carta può tornare ad avere un peso diverso.

G05- GrandTourist interno rivista drawings by Oierre Bonnefille

Stokes of Genius, drawings by Oierre Bonnefille

G06- GrandTourist interno rivista drawings by Oierre Bonnefille

The Étoile du Nord dining car, built in the 1920s. Photo by Matthias Ernstberger

G07- GrandTourist interno rivista photo by Giulio Ghirardi

An Ecart Full of Memories, photo by Giulio Ghirardi

G08- GrandTourist interno rivistaphoto by Luca Rotondo.

Elegance after the Ages, photo by Luca Rotondo.

16 settembre 2026
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