Dalla rilettura dei maestri del Novecento come Antoni Gaudí o Verner Panton alle ricerche più radicali sui materiali viventi, passando per riflessioni sul clima, soprattutto in previsione delle Olimpiadi invernali, sul desiderio degli oggetti, sul suono e sugli spazi dell’abitare, ecco una selezione di mostre da vedere assolutamente per mantenere viva la curiosità e il nostro muscolo creativo
Sostenibilità: report e bilanci per il mondo dell’arredamento
Produzione De Castelli, ph. Mattia Balsamini
Tracciabilità, welfare, circolarità, ma anche arte e cultura: Arper, De Castelli, Florim, Flos e Pedrali si raccontano tra le pagine
Le buone pratiche, messe nero su bianco. Il Bilancio di sostenibilità, così come dichiarazione o report di sostenibilità (meno strutturato del bilancio, con un approccio più narrativo e comunicativo), non si limita agli aspetti finanziari, ma include impatti ambientali come emissioni, consumi energetici, uso di risorse, iniziative sociali e pratiche di governance – ad esempio eticità, trasparenza, gestione dei rischi. Ecco le aziende dell’arredamento che hanno deciso di raccontare le loro buone pratiche.
Le metriche di Arper
Estremamente dettagliato nella restituzione di metriche, survey interne e obiettivi misurabili, il Sustainability Report 2024 di Arper restituisce un quadro strutturato dell’impegno dell’azienda sul fronte ambientale, sociale e di governance. Non a caso, tra le pagine scopriamo che dal 2021 un Ufficio Sostenibilità dedicato che riporta direttamente al CEO traduce le priorità strategiche in piani d’azione concreti e indicatori di performance. A questo si affianca un Dipartimento Ambientale interno e una rete di sustainability ambassador trasversali alle funzioni aziendali.
Il report evidenzia la scelta di privilegiare materie prime seconde e alternative a basso impatto, guidata da una Carta di Ecodesign interna orientata alla prevenzione dei rifiuti, alla riduzione dei materiali e alla progettazione per lo smontaggio. Iniziative come la mobilità sostenibile e il progetto “Packaging 2.0” intervengono sulle principali criticità dello Scope 3, ovvero le emissioni indirette generate lungo l’intera catena del valore, contribuendo a rafforzare la resilienza dell’azienda rispetto ai cambiamenti normativi e di mercato. Sul piano ambientale, Arper ha inoltre sviluppato un sistema avanzato per garantire la qualità dei materiali in ingresso e facilitarne la rigranulazione e il reinserimento nel ciclo produttivo, privilegiando modelli di riciclo open-loop.
Quanto alla transizione climatica, rispetto alla baseline del 2022, il Gruppo si impegna a ridurre del 42% le emissioni assolute di Scope 1 e Scope 2 – rispettivamente le emissioni dirette generate dalle attività aziendali e quelle indirette legate all’energia acquistata – e del 25–42% le altre emissioni della supply chain, dette Scope 3, entro il 2030. A questo si affiancano la progressiva sostituzione di alluminio e acciaio vergini con materiali secondari certificati e l’avvio, dal 2027, di un progetto pilota di take-back su collezioni selezionate.
Interessanti anche i risultati attesi in termini di economia circolare: il raggiungimento dei target consentirebbe di ridurre di circa 400 tonnellate la domanda di plastica e metalli vergini tra il 2025 e il 2027 e di evitare lo smaltimento di circa 100 tonnellate annue di rifiuti di prodotto e imballaggio una volta operativo il sistema di take-back. Sul piano sociale, il report restituisce dati puntuali su diversità, formazione, sviluppo delle competenze, work-life balance e tutela dei diritti umani.
Ampio spazio è infine dedicato a Catifa Carta, progetto simbolo della strategia di Arper, che rappresenta un passo ambizioso nella convergenza tra eccellenza del design e responsabilità ambientale. La sedia è definita da una scocca in PaperShell, materiale composito innovativo costituito da strati di carta kraft certificata FSC e resina 100% biogenica, ottenuta valorizzando sottoprodotti delle segherie di Svezia e Finlandia. Oltre all’origine rinnovabile, PaperShell si distingue per densità e durabilità, amplificando il potenziale di stoccaggio del carbonio. Rispetto alla Catifa 53 in plastica di origine fossile, Catifa Carta riduce sensibilmente l’impronta climatica e, in determinati scenari di fine vita, apre alla possibilità di soluzioni carbon-negative grazie allo stoccaggio stabile del carbonio biogenico.
Arper, Catifa Carta, ph. Salva Lopez
De Castelli, trasparenza a Bilancio
De Castelli ha scelto di diventare Società Benefit e di avviare nel corso di quest’anno il percorso per ottenere la certificazione B Corp. Sul finire dello scorso anno ha presentato il suo primo Bilancio di Sostenibilità, documento che, come spiegato nella nota di accompagnamento, intende confermare la fedeltà ai valori che accompagnano l’impresa da quattro generazioni, reinterpretandoli alla luce delle sfide contemporanee. Il Bilancio racconta identità e valori, governance e approccio ai temi della sostenibilità ambientale e sociale, dal climate change al welfare, fino all’impegno culturale.
Parlando di governance, nell’anno in esame è stato istituito un Gruppo di lavoro ESG, trasversale tra De Castelli e la controllante Etere, con il compito di proporre e sviluppare progetti nelle diverse aree di competenza, coinvolgere i colleghi nell’operatività quotidiana e accrescere le competenze attraverso attività di formazione e confronto con altre realtà aziendali.
Ampio spazio è dedicato al tema energetico, nell’ottica di contribuire all’obiettivo europeo “Net Zero” al 2050. Efficientamento, elettrificazione e transizione verso le rinnovabili sono i pilastri del percorso di decarbonizzazione. Il 2024 è stato il primo anno di piena operatività dell’impianto fotovoltaico aziendale, installato tra 2022 e 2023 e ripristinato dopo i danni subiti nel 2023: l’energia autoprodotta è cresciuta del 70%, mentre quella autoconsumata del 100%. Il fotovoltaico nell’anno in esame copriva il 37% del fabbisogno elettrico aziendale, rispetto al 24% dell’anno precedente.
Il Bilancio adotta un’impostazione molto trasparente anche nell’analisi delle materie prime: ad esempio, racconta che nel 2024 si è registrato un aumento dei consumi, coerente con la crescita del fatturato e con le strategie di approvvigionamento. Una pianificazione più efficiente del taglio delle lamiere ha consentito però di ridurre gli scarti sotto il 15%. La gestione dei prodotti chimici ha portato a mantenere le scorte sotto i 1.000 kg, con benefici in termini di sicurezza e riduzione dei rischi ambientali. Sul fronte degli imballaggi è stato avviato il progetto DeGreen Pack, volto a ridurne il peso e a sostituire la plastica con materiali sostenibili e certificati.
Nel 2024 i rifiuti prodotti sono stati più del doppio del volume dei materiali prodotti e hanno registrato un incremento del 40% sul 2023, soprattutto per effetto dello standard CER 11.01.12 riferito alle acque utilizzate nel reparto DeLabrè per diluire gli acidi e risciacquare le superfici trattate. A fronte di questo dato, si legge che è previsto per quest’anno l’investimento in un impianto di trattamento e riciclo che consentirà di ridurre del 95% i volumi smaltiti.
Chiude il Bilancio l’impegno culturale sul territorio: il sostegno all’Associazione Culturale CombinAzioni e l’inaugurazione nel 2024 dell’Arena giardino, teatro all’interno degli spazi aziendali, aperto alla comunità e dedicato a eventi culturali e sociali.
Produzione De Castelli, ph. Mattia Balsamini
Florim, focus su ambiente e società
Florim si distingue da tempo per un approccio trasparente e strutturato sui temi ambientali e sociali. Lo scorso ottobre l’azienda ha rinnovato la certificazione B Corp, confermando il proprio impegno concreto verso la sostenibilità lungo tutta la filiera. Prima industria ceramica al mondo a ottenere questo riconoscimento nel 2020, Florim ha ulteriormente migliorato il proprio punteggio consolidato.
Tra i capitoli più rilevanti della Dichiarazione di Sostenibilità spicca la Responsabilità ambientale, richiamata simbolicamente anche dalla “elle” verde nel logo aziendale. In ambito prodotto, il gres porcellanato Florim è realizzato per oltre il 90% da materie prime naturali; i fornitori sono monitorati tramite un software dedicato che tiene conto della localizzazione delle cave, della distanza dalla fabbrica, del contenuto riciclato e delle schede di sicurezza. Dalla fine del 2022 l’azienda ha inoltre avviato un processo di riduzione dello spessore delle lastre, con benefici significativi in termini di sostenibilità.
La Dichiarazione (di Sostenibilità) approfondisce anche progetti come le Superfici Carbon Neutral, sviluppate per neutralizzare le emissioni di CO₂ inevitabili generate dalla produzione e dal ciclo di vita del prodotto tramite progetti di compensazione, e il Packaging responsabile, che ha portato all’eliminazione della plastica dagli imballi di campionatura, oggi riciclati e riciclabili, e alla sostituzione di materiali tradizionali con soluzioni più sostenibili. Rilevante anche il progetto CeramiCycle che, in collaborazione con il distretto della ceramica sanitaria di Civita Castellana, promuove un modello di economia circolare attraverso il recupero degli scarti ceramici di terze parti. Dal 2012 Florim misura inoltre la CO₂ non emessa grazie all’energia autoprodotta da impianti fotovoltaici e all’utilizzo di energia da fonti rinnovabili certificate.
Ampio spazio è dedicato infine alla responsabilità sociale: dal Master in Florim 5.0, che coinvolge giovani neodiplomati e neolaureati in un percorso formativo strutturato, alla piattaforma digitale Learning. Accanto al welfare aziendale, l’azienda promuove iniziative di welfare territoriale come il progetto “L’acqua è vita” con la onlus Rock No War (per progetti idrici in diverse aree del mondo). Completano il quadro il Centro Salute e Formazione sviluppato insieme all’Ospedale di Sassuolo, con un laboratorio di progettazione e stampa 3D di protesi e prototipi personalizzati, inaugurato nel 2024, e la Florim Gallery, rinnovata a fine 2025, espressione del costante impegno culturale dell’azienda e del dialogo con il mondo dell’arte.
Sede di Florim a Fiorano Modenese
Flos, report concreto
Nel suo ultimo Sustainability Report, Flos restituisce un’immagine della sostenibilità come pratica concreta, intrecciata alla produzione, al design e alla gestione del rischio. Tra le righe del documento emerge anche una nota personale e drammatica: nell’ottobre 2024 una grave alluvione ha colpito Valencia, sede delle attività Architectural del gruppo, causando l’arresto temporaneo della produzione. Le operazioni sono ripartite entro fine novembre grazie a un rapido piano di recupero, ma l’evento ha reso tangibili gli effetti del cambiamento climatico, rafforzando l’impegno dell’azienda su resilienza e gestione proattiva dei rischi.
Partendo proprio da questo, il report evidenzia una supply chain che richiede flessibilità, sia per le oscillazioni della domanda sia per la disponibilità di materie prime e componenti. La scelta dei fornitori privilegia quindi la prossimità geografica: il 68% ha sede in Spagna e circa il 37% opera nell’area di Valencia. A tutela di standard elevati, Flos integra nei contratti clausole su sicurezza, impatto ambientale e condizioni di lavoro, riservandosi la possibilità di richiedere dati dettagliati e di condurre audit ambientali e sociali.
La strategia di sostenibilità si articola su tre pilastri: Energy and Materials, Development and Wellbeing, Heritage and Know-How. Sul fronte ambientale, gli obiettivi sono chiari: –27,5% di emissioni entro il 2030, elettricità da fonti rinnovabili al 100% entro il 2026, componenti disassemblabili e riciclabili per almeno l’80% dei nuovi prodotti e uso esclusivo di tessili riciclati o organici dal 2023.
A fronte di questi target, le scelte progettuali e industriali sono quelle di una transizione verso un’economia low-carbon e circolare. Da qui la collaborazione con associazioni come Assoluce e Lighting Europe per contribuire allo sviluppo di standard e regolamenti, in particolare su sicurezza e tecnologie LED avanzate. Alcuni prodotti diventano manifesto di questo approccio: SuperWire, con LED personalizzati e struttura in vetro e alluminio anodizzato privo di cromature, pensato per essere smontato e rifuso senza perdita di purezza; oppure Bellhop Glass, interamente in vetro soffiato, progettata per essere disassemblata a mano senza colle, facilitando il riciclo a fine vita. Nel 2024 Flos ha inoltre raggiunto un traguardo simbolico: il 100% dei nuovi prodotti della Decorative Collection utilizza tessili riciclati.
Il report ci parla anche dello stabilimento di Bernareggio (MB) per la collezione Outdoor, dove investimenti in efficienza energetica, trattamento delle acque e verniciature chrome-free hanno ridotto consumi e rischi ambientali, completando entro fine 2024 l’eliminazione dei processi a base di cromo. Sul fronte materiali, la progressiva sostituzione del poliuretano con imballaggi in cartone ha portato a una riduzione dell’83% degli acquisti di schiuma rispetto al 2013.
Infine, interessante lo spazio dedicato alle persone del grande team Flos: nel 2024 l’azienda ha erogato oltre 4.100 ore di formazione. Accanto al lean manufacturing, l’azienda investe in corsi tecnici avanzati per designer e collaboratori, dalle normative alle applicazioni della luce in contesti residenziali, museali o hospitality. Un modo per tenere insieme innovazione, competenze e quel patrimonio di know-how che resta uno degli asset più preziosi del brand.



