Xavier Lust: il prestigiatore del metallo o l’illusionista della leggerezza

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ZIG TABLE Photo by Nicolas Schimp

Portabandiera del design belga, nasce designer e ama la biologia. La sua ultima creazione: una balena-contenitore, scultoreo e funzionale per creare soprattutto tante emozioni positive.

È da sempre chiamato il designer belga per eccellenza. Biondo, occhi azzurri che fissano  da un’altezza importante, l’enfant terribile Xavier Lust, classe 1969, ha fatto parlare di sé sin dall’inizio della sua carriera. I suoi oggetti sinuosi e morbidi, restituiscono al meglio l’idea di design sensoriale che tanto ci affascina, tanto è che c’è chi sostiene che sembrano “nati” e non “fatti”. Ciò che riesce a fare Lust con il metallo è unico e irripetibile. La sua nota panca in alluminio Le Banc (anche in edizione limitata) ha vinto non so quanti premi, e oggi fa parte delle collezioni permanenti dei più prestigiosi musei del design a livello internazionale, tra cui Tate Modern di Londra, Design Museum di Gent, Musée des Arts Décoratifs di Parigi e SFMOMA di San Francisco. Diverse le collaborazioni con aziende tra cui Fiam, MDF Italia, Driade, De Padova,  Baleri, Extremis, mentre la sua ultima creazione si chiama Hard Whale Cabinet. Lo abbiamo incontrato per ascoltare dalla sua voce, la ragione di quest’ultima creazione e altre storie. 

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Da dove deriva il nome e perché questa scelta per la tua ultima creazione?
Incontrare una balena è come incontrare la vita nella sua forma più estesa e antica. È in qualche modo simbolo di serenità e potere, oltre ad avere un’aura di mistero. Sono queste impressioni insieme alla mia passione per la biologia che hanno ispirato quest’ultima creazione, l’Hard Whale. Il volume fluttuante dell’armadietto emana calma e grazia. La patina d’alluminio richiama la pelle dell’animale sott’acqua. Gli sportelli si aprono facilmente con una semplice pressione per poi rivelare gli interni scultorei e funzionali.
Immagino che questo pezzo sia stato creato nel corso dell’ultimo anno... come descriveresti il tuo lavoro durante i momenti di confinamento che abbiamo trascorso a casa senza precedenti?
Di solito ho impegni molto intensi dal punto di vista sociale, dividendo il mio tempo fra incontri con i collaboratori ed eventi vari. Per la prima volta, dopo tanto tempo, mi sono ritrovato da solo in ufficio, con tanto tempo per riflettere con i miei pensieri, esplorare le idee liberamente. Dall’altra parte, e con mia grande sorpresa, ho ricevuto diverse richieste dai miei clienti. Forse, trascorrendo più tempo a casa, hanno pensato al loro ambiente e a cosa volevano che li circondasse.
Che immagine ti viene in mente quando dico la parola design?
Un oggetto ben ideato e bello da vedere, la cui esistenza conta e crea un’emozione positiva.
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Quando e come hai deciso di diventare un designer e che tipo di qualità deve possedere un designer?
Sono stato probabilmente da sempre un designer, ancor prima di sapere che fosse una vera professione. Da bambino mi interessava scoprire e capire come e perché esistevano le cose. Generalmente, cerco di avere sempre una mente aperta e una certa curiosità. Penso che un designer debba preservare e nutrire la curiosità. Oltre a interrogarsi sul mondo, un designer ha anche bisogno di immaginazione per concepire delle realtà alternative che non esistono ancora propriamente. Infine, un aspetto essenziale è avere molte risorse.
Come lavori: con bozzetti fatti a mano, modelli in scala, esperimenti...? Come inizia un progetto?
Inizia generalmente con uno stimolo che viene dall’esterno: un incontro, una richiesta, una scoperta e, a un certo punto, si forma un’immagine mentale che posso abbozzare su carta. Lo schizzo è ancora il miglior modo, e quello più veloce, per catturare un’idea che ti balena in mente. Talvolta, quando disegno, la mia mano mi sorprende con un tratto inaspettato, una bellissima proporzione, una forma accattivante, un potenziale design.
Di solito ti piace più lavorare sulla base di istruzioni chiare, o preferisci che ti venga fuori un’idea specifica?
In genere mi vanno bene entrambe le situazioni. Mi piace moltissimo immergermi in un determinato progetto e immaginare idee piuttosto audaci. Del resto, la libertà di creare una rivoluzione da zero è una delle maggiori forze motrici che ho. Il mio approccio a questi processi creativi è molto personale e mi ci butto completamente, senza condizioni. Quando invece si tratta di un’opera commissionata da un cliente, occorre che ci sia rispetto reciproco, ma anche fiducia e buona volontà da entrambe le parti. Naturalmente, cerco anche di rendere i progetti stimolanti dal punto di vista intellettuale.
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Quale invenzione diresti che ha rivoluzionato la storia dell’umanità e quale ha rivoluzionato la tua storia personale?
L’arrivo dello smartphone e la democratizzazione che ne è conseguita è certamente il cambiamento che ha alterato il corso dell’umanità. Non si può però negare che, oltre a portare dei vantaggi, ha anche portato delle limitazioni, come il bisogno di essere a disposizione di questo piccolo dispositivo in qualunque momento. Tutto è reperibile in un attimo, il che rende il nostro mondo aperto ma – paradossalmente – allo stesso tempo ci chiude isolandoci.
L’invenzione che ha rivoluzionato la mia storia personale è decisamente il caffè espresso macchiato!
Come visualizzeresti la tua creatività nel prossimo secolo?
Attualmente, ho svariati modi di creare design artistici o articoli a edizione limitata. Ho sempre realizzato esperimenti con materiali eco-compatibili, ma questi pezzi offrono opportunità eccezionali per far avanzare ulteriormente la ricerca. Lo scopo naturalmente è di immaginare oggetti senza tempo che rendano il riciclaggio ‘inutile’. Per il prossimo secolo, avrei lo stesso obiettivo, ma con un livello tecnologico più avanzato.
Esiste un oggetto preferito senza cui non potresti vivere?
La matita.
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20 luglio 2021