Al Salone del Mobile 2026, l’azienda catalana presenta una vision completa dello spazio bagno, dove rubinetteria, sanitari e accessori convergono lungo le linee di in un codice materico e progettuale unitario
Come creare una buona esperienza attraverso il design
Collezione Carved Landscapes, Ovo Chair, Toko Table, Majo Lamp, Piegatto
L’esperienza del design spiegata da Piegatto
“Se qualcosa è veramente ben fatto non ha bisogno di spiegazioni, parla da sé.” Alejandro Estrada descrive così la sua idea di design. Alejandro ha fondato Piegatto con Sandra Ovalle e lo studio ha costruito la propria identità attorno all’idea che un mobile possa veicolare tutto lo spirito di un luogo. Abbiamo parlato della storia dello studio e del loro debutto al Salone del Mobile.Milano.
Siamo per natura un’azienda a conduzione familiare, e questo è sempre stata la base di tutto ciò che facciamo. Piegatto è nata da noi, Sandra e Alejandro, due architetti guatemaltechi che condividevano un sogno: creare qualcosa di nostro. Ma nel tempo Piegatto è cresciuta ben oltre. Oggi include i nostri figli, la nostra famiglia allargata e un team che è diventato a tutti gli effetti parte di questa famiglia, dagli artigiani che lavorano in laboratorio ai designer e a tutti coloro che sono coinvolti nel processo.
La nostra storia ha preso davvero forma a Firenze, dove abbiamo studiato scultura e restauro. È lì che abbiamo capito come plasmare le idee attraverso l’artigianato, come la materia, il tempo e la mano si fondono. Quell’esperienza ci è rimasta impressa e, per molti versi, tutto ciò che facciamo oggi deriva ancora da lì.
Il design di Piegatto è nato dalla relazione tra materiale, processo ed emozione. Concepiamo il design come qualcosa che non va imposto, ma scoperto. Ogni pezzo inizia con un dialogo intuitivo con il materiale, lasciando che sia esso a guidare la forma anziché forzare un risultato predeterminato. In questo modo, il design diventa una questione non tanto di creazione ma di rivelazione.
Anche la natura è fondamentale per il nostro approccio. Non come un modello da replicare, ma come un’ispirazione da interpretare: il suo peso, la sua erosione, le sue imperfezioni e il suo senso di permanenza. Ci interessa come gli oggetti possono apparire radicati, quasi architettonici, pur rimanendo profondamente umani e tattili.
Inoltre per noi è essenziale la collaborazione. Ogni pezzo è il risultato di molteplici voci: artigiani, designer, ingegneri, tutti impegnati nella sua evoluzione. Le idee si stratificano nel tempo, prendendo gradualmente forma fino a raggiungere un punto in cui appaiono inevitabili.
Ciò che creiamo oggi spazia tra arredamento, illuminazione, arte e architettura, ma viene sempre concepito come un linguaggio unico e continuo. I pezzi non appaiono imposti, sembrano piuttosto essere sempre stati lì, in attesa di essere rivelati all’interno del materiale.
Sì, vivere in Italia negli anni Novanta è stato un punto di svolta fondamentale nell’evoluzione di Piegatto. Per me e Sandra è il periodo in cui abbiamo imparato la profondità dell’artigianato e l’importanza del processo. Ha cambiato completamente il nostro modo di concepire il design.
Oggi tornare a Milano per presentarci al Salone è come un ritorno alle origini. Il percorso iniziato in Italia, spinto da passione e curiosità, ora ripassa dallo stesso luogo ma su un palcoscenico globale. È un momento in cui tutto si allinea, in cui passato e presente si incontrano e il lavoro comincia a parlare da sé.
Per noi il Salone non è una fiera come le altre, è il luogo in cui il design raggiunge la sua massima espressione.
Il Salone è sempre stato un luogo in cui desideravamo essere presenti. Rappresenta il palcoscenico mondiale del design, una destinazione ricca di storia, di significato e di dialogo di un certo livello che per noi è fondamentale.
Circa tre anni fa abbiamo vissuto un momento che ci è rimasto impresso. Eravamo tutti insieme in Guatemala, dopo una cena tra designer, seduti in famiglia: c’eravamo io e Sandra, ma anche i nostri figli, nipoti, cognati e i membri del nostro team che ormai consideriamo parte della nostra famiglia. Abbiamo iniziato a parlare del Salone, di cosa rappresenta e di come, ai nostri occhi, sia un appuntamento immancabile.
Da quel momento, è entrato a far parte della nostra storia. Non come una meta verso la quale affrettarsi, ma come un traguardo che sarebbe arrivato al momento giusto.
Ci siamo avvicinati gradualmente, passo dopo passo, come nel nostro lavoro. E ora sentiamo che è il momento giusto, in cui tutto si allinea con naturalezza e ci permette di essere presenti in modo autentico e significativo.
Per noi il design oggi è sinonimo di esperienza. Riguarda il modo in cui le persone interagiscono con un oggetto, le emozioni che esso suscita e la storia che porta con sé. Riguarda le mani che lo hanno creato, quelle che lo hanno progettato e il legame che si instaura tra loro e la persona che lo osserva.
Il design non dovrebbe essere qualcosa che si comprende immediatamente. Dovrebbe rivelarsi gradualmente, man mano che lo si esplora, dedicandoci del tempo. Non si capisce subito ma si dispiega lentamente, passo dopo passo.
Per molti versi, ogni pezzo inizia prima ancora di essere pienamente visibile. Emerge, non appare semplicemente, plasmato tanto dal materiale quanto dalla mano. C’è un momento in cui tutto si allinea, in cui passato e presente si incontrano e il lavoro comincia a parlare da sé.
Ciò che creiamo non è fatto per essere spiegato ma per essere vissuto. Se qualcosa è veramente ben fatto non ha bisogno di spiegazioni, comunica attraverso la sua presenza.
Spesso inizia come un paesaggio, qualcosa di intuitivo e quasi astratto, e solo con il tempo rivela ciò che è veramente.
Il Guatemala e, in particolare, la sua natura sono una fonte costante di ispirazione per noi. Non si tratta di replicare un luogo specifico, ma di tradurre un’emozione, una consistenza, un ricordo in materia e forma.
Il nostro lavoro è profondamente legato alla natura, ai paesaggi, al passare del tempo. Per molti versi, ciò che creiamo sembra un paesaggio scolpito non solo dalla materia, ma anche dal tempo, dalla memoria e dall’atto stesso del creare.
Casita Piegatto è un luogo molto speciale per noi, è sia uno spazio fisico sia un’estensione della nostra filosofia. Si trova sul lago di Atitlán, che consideriamo uno dei luoghi più belli del mondo: unisce natura, architettura e design in modo autentico e diretto.
Non si tratta di uno showroom nel senso tradizionale del termine. È uno spazio abitativo in cui il nostro lavoro esiste nel suo ambiente naturale, dove mobili, architettura e paesaggio si fondono in armonia. Permette alle persone di comprendere non solo ciò che creiamo, ma anche le sensazioni che si provano vivendoci a contatto.
È il luogo dove invitiamo designer, collaboratori e ospiti a venire a soggiornare da noi, per vivere appieno il nostro mondo. Si tratta di rallentare, disconnettersi dal ritmo frenetico del mondo esterno e riconnettersi con qualcosa di più essenziale: con la natura, con i materiali e con il processo che sta alla base di ciò che facciamo.
In questo senso, Casita Piegatto fa da ponte tra il nostro lavoro e le persone che lo vivono. Non è qualcosa che si comprende immediatamente. Come i nostri pezzi, si svela un po’ per volta, passo dopo passo. Ciò che inizia come un paesaggio rivela lentamente strati di significato, come l’architettura si inserisce nella natura, come gli oggetti abitano lo spazio e come ogni cosa si connette.
L’esperienza si evolve nel tempo, plasmata non solo dalla materia e dal luogo, ma anche dalle persone che la attraversano.
Highlight content



