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ABITO: la mostra in cui moda e design raccontano la trasformazione della società e dell’abitare
Abito, Progetto e Curatela: Palomba Serafini Associati, Salone del Mobile.Milano 2026, ©Palomba Serafini e Associati
Al Salone del Mobile.Milano, la mostra promossa dal Ministero degli Affari Esteri e curata da Palomba Serafini Associati esplora il dialogo tra permanenza ed effimero per riflettere sui cambiamenti della società contemporanea
Al Salone del Mobile.Milano, il progetto è anche un modo per leggere il tempo. È in questo spazio che si inserisce ABITO, la mostra promossa dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e curata da Palomba Serafini Associati, che mette in relazione moda e design per raccontare, attraverso oggetti e abiti, come cambia la società e con essa il modo di vivere e abitare.
La partecipazione al Salone del Mobile.Milano si innesta in un dialogo già avviato tra la Farnesina e il Salone, un percorso che guarda oltre i confini nazionali e riconosce in questa piattaforma un punto di irradiazione della cultura progettuale italiana. In questa prospettiva, la mostra non si esaurisce nello spazio espositivo milanese, ma si configura come l’inizio di un viaggio: un itinerario che attraverserà la rete diplomatica e culturale italiana – Ambasciate, Consolati e Istituti Italiani di Cultura – portando con sé, nel mondo, il valore, le forme, i gesti e le visioni del design italiano.
Il titolo contiene già una tensione sottile: abito come ciò che si indossa, ma anche come modo di abitare il mondo. Da questa ambivalenza nasce un percorso che attraversa il Novecento fino a oggi e che trova nel corpo e nello spazio due superfici di racconto. Al centro, l’evoluzione del ruolo della donna, che attraverso il cambiamento dell’abbigliamento rende visibile una trasformazione più profonda: la conquista del movimento, dello spazio pubblico, di una nuova postura nel mondo. Parallelamente, anche gli oggetti e gli ambienti domestici si trasformano, adattandosi a nuovi gesti, nuove libertà, nuove forme di vita.
Il percorso espositivo si sviluppa per periodi storici, costruendo un dialogo continuo tra abiti e oggetti di design. Gli abiti, provenienti dalla Collezione Quinto Tinarelli, attraversano oltre un secolo di storia e portano con sé la traccia concreta del tempo; accanto a essi, arredi e oggetti Made in Italy ancora in produzione restituiscono la capacità del design di perdurare e attraversare le epoche senza perdere senso. A legare questi livelli, una sequenza di immagini fotografiche costruisce uno sfondo visivo che amplifica il racconto e rende tangibile il passaggio tra le diverse stagioni della vita collettiva.
Come sottolineano i curatori Ludovica Serafini e Roberto Palomba: “A confronto, oggetti di design Made in Italy ancora in produzione che ricordano il percorso evolutivo del progetto italiano, e abiti che, al contrario del design, seguono la stagionalità della moda. Proprio per questo, gli abiti esposti assumono il valore di preziose testimonianze di un determinato momento storico e culturale. Un modo per non perdere la memoria collettiva di questi oggetti, che rimangono importanti espressioni della cultura e della creatività italiana”.
In questo confronto emerge una tensione fertile: da un lato la permanenza del design, dall’altro la natura effimera della moda. Ed è proprio in questa distanza che si costruisce il senso della mostra, dove ogni abito diventa traccia viva di un tempo preciso e ogni oggetto misura la possibilità del progetto di attraversare il tempo, restituendo al visitatore non solo una sequenza di forme, ma una vera esperienza della trasformazione culturale italiana.



