Questioni di forma

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Ph. credits Daniele Mari

Cerchi e quadrati, sfere e cilindri, oggetti complessi che si rifanno ad altrettanto complicati modelli matematici…design e geometria vanno a braccetto da sempre, e continuano a formare un binomio di ferro.

Oltre a rappresentare un insegnamento fondamentale nei programmi delle accademie e uno strumento imprescindibile nelle mani dei progettisti, la geometria corre come un filo lungo tutta la storia del design. Pensiamo, per esempio, alle ricerche sulle forme geometriche essenziali del Bauhaus al Modulor di Le Corbusier, basato sulla sezione aurea, o ancora al posacenere Cubo di Munari, un solido platonico che fa dell’essenzialità la sua cifra estetica. Linee, figure piane e solidi continuano comunque ancora oggi a esercitare un fascino discreto sui designer, e passeggiando tra gli stand del “supersalone” è possibile incontrare numerosi esempi di prodotti disegnati secondo precise proporzioni matematiche oppure ispirati a forme pure come il quadrato, il triangolo o il cerchio.

Moroso porta in fiera (Pad 04, Stand A 02) Secret Cubic Shelves, un progetto di Olafur Eliasson “figlio” delle ricerche di lungo corso del poliedrico (è il caso di dirlo) artista danese sulla geometria, e in particolare dell’installazione Green Light - An artistic workshop presentata alla Biennale di Venezia nel 2017. Allora, Eliasson aveva organizzato e diretto una sorta di fablab collettivo che sfociava nella creazione di una serie di sculture luminose basate su un modulo creato dal matematico Einar Thorsteinn a partire dal triangolo aureo. Lo spazio negativo a forma di romboide delineato da questi moduli è il cuore progettuale delle librerie Secret Cubic Shelves, che sono realizzate in ferro riciclato e riciclabile e con una serie di accortezze mirate a minimizzarne l’impatto ambientale.

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Moroso, Courtesy Salone del Mobile.Milano. Ph credit Diego Ravier

Il tavolino Sangaku disegnato da Elena Salmistraro per Driade (Pad 04, Stand J 02) prende le mosse da una tradizione giapponese, quella appunto dei “sangaku”, problemi geometrici incisi su tavolette di legno che di solito illustrano problemi riguardanti cerchi ed ellissi inscritti l’uno nell’altro. Si parte, quindi, da una circonferenza immaginaria con un raggio di 50 centimetri, nella quale la designer milanese ha inscritto quattro diversi piani circolari in vetro decorato con stampa digitale e acciaio verniciato, che risultano legati tra loro da rapporti geometrici invisibili ma comunque percepibili.

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Driade. Ph credit Francesco Mainardi

Sullo stand del brand bosniaco Zanat (Pad 04, Stand J 07) è visibile il primo frutto della collaborazione avviata con Michele De Lucchi sull’onda di un comune interesse per il legno e le lavorazioni artigianali. Dom è un piatto-scultura circolare con intagli fatti a mano, ed è anche il primo oggetto privo di una funzione utilitaria prodotto dall’azienda.

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Zanat, Courtesy Salone del Mobile.Milano. Ph credit Diego Ravier

Fanno riferimento al cerchio anche i tavolini in metallo brunito e massello di frassino con top in vetro, Quartetto, firmati da Ilenia Viscardi per Flou (Pad 02, tand SD 23): la figura completa si ottiene però soltanto accostando tra loro quattro elementi a quarto di cerchio identici, e rappresenta soltanto una delle molte configurazioni possibili.

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Flou, Courtesy Salone del Mobile.Milano. Ph credit Diego Ravier

Tra i prodotti scelti da Bonaldo per la sua esposizione (Pad 02, Stand I 23), tutti nei toni profondi del verde, c’è anche il tavolo Circus di Fabrice Berrux, presentato in una versione speciale “all green” creata proprio per il “supersalone”. L’ispirazione viene dallo spazio e dagli astri, mentre il piano rotondo, posto sulla grande sfera in metallo che funge da base, sembra sfidare le leggi della fisica.

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Bonaldo, Courtesy Salone del Mobile.Milano. Ph credit Diego Ravier

Restando nell’ambito dei solidi, il cilindro è l’elemento visivamente più saliente del mobile contenitore in legno laccato Hide&Seek disegnato da Pietro Russo per Gallotti&Radice (Pad 02, Stand D 14). Il designer pugliese, che ha studiato Scenografia all’Accademia di Belle Arti di Firenze e può contare su una solida formazione artistica, ha immaginato una sorta di architettura in scala ridotta, di grande impatto scenico, la cui struttura è formata da una serie di ripiani orizzontali e di mezzi cilindri ad apertura bifacciale.