Si scrive ufficio, si legge connessione

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Willis Tower Courtesy of EQ Office

Se flessibilità e possibilità di scelta modelleranno la progettazione degli spazi di lavoro di domani, Todd Heiser di Gensler ci assicura che il fattore cruciale sarà la loro capacità di creare connessioni umane e promuovere inclusione e benessere.

Covid-19: può un solo fattore – seppure straordinario e totalizzante come una pandemia inattesa – essere l’unica ragione del repentino cambio di prospettiva nell’attuale riflessione sui workspace? Chiaramente, no. Lo scenario è, in realtà, ben più complesso: globalizzazione, accelerazione dello sviluppo tecnologico, crisi climatica sono altri co-autori di questa rivoluzione dello sguardo su uno spazio che, di fatto, è divenuto il punto di partenza di più ampie riconsiderazioni progettuali. Urgente diventa, quindi, ripensare a luoghi capaci di connettere, proteggere e valorizzare le risorse, ambienti che ne favoriscano il benessere sociale, fisico ed emotivo.

Ne è convinto Todd Heiser, Managing Director della sede di Chicago di Gensler, che ci ha ricordato come la pandemia abbia chiarito quanto sia preziosa l'interazione umana, accanto alla salute, aspetto già molto dibattuto alla luce del cambiamento ambientale che stiamo vivendo. Al centro delle proprie riflessioni, Gensler mette, allora, l’uomo come essere sociale tout court. Il risultato? La convinzione che la progettazione di un ambiente di lavoro in grado di motivare le persone a lasciare le proprie case richieda un approccio olistico a partire dal desiderio di stare insieme.

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Vorrei iniziare la nostra chiacchierata, chiedendole quali sono gli elementi che, in futuro, creeranno la tipologia di luogo di lavoro da cui le persone si sentiranno attratte.
Flessibilità e possibilità di scelta sono il futuro. Le persone vogliono un luogo di lavoro che offra loro una base per crescere. L’ambiente di lavoro di ogni persona deve supportarne il benessere fisico, mentale ed emotivo, mettendo allo stesso tempo connettività ed equità in primo piano.
Inoltre, il luogo di lavoro, adesso più che mai, deve far sì che valga la pena spostarsi. Secondo le nostre analisi, gli orari dei trasporti pubblici e degli spostamenti continuano a gravare su chi decide di tornare in ufficio. Fortunatamente, nel corso dell’ultimo anno, le aziende hanno imparato a gestire il lavoro basandosi sui risultati. Prima si sentiva il bisogno di osservare dal vivo i dipendenti per accertarsi della loro produttività. La pandemia ha spinto le persone a essere più resilienti, autentiche e connesse al lavoro, innescando una motivazione più forte e una più profonda considerazione del “lavoratore nel suo insieme”.
Questo è il futuro che tutti abbiamo sempre voluto per i nostri luoghi di lavoro. Le tendenze che erano già in atto prima della pandemia sono state amplificate e accelerate attraverso l’esperimento forzato del lavoro da casa, e noi, come progettisti di ambienti di lavoro, abbiamo l’opportunità di coglierne il risvolto positivo e creare spazi che sostengano in modo significativo un cambiamento culturale.
Dunque, nell’era post-pandemica, si sta considerando la possibilità di utilizzare gli stessi edifici come unità residenziali e lavorative? Quali sarebbero i pro e i contro?
Una destinazione d’uso mista è assolutamente la strada da seguire. Quando pensiamo al futuro delle nostre città, pensiamo a quartieri versatili che offrano la possibilità di vivere, lavorare e giocare e in cui tutto sia raggiungibile a piedi in 20 minuti.
Combinare abitazioni e uffici è un modo per raggiungere l’obiettivo: creare nuclei urbani vibranti, resilienti ed equilibrati con un senso di vitalità continuo dal giorno alla notte, da contrapporre al modello in cui il centro direzionale si svuota alla fine della giornata lavorativa.
Gli aspetti positivi superano assolutamente tutti quelli negativi, ma su questa scala il cambiamento non avviene senza grande impegno e riflessione. Una delle svariate considerazioni che i proprietari di immobili dovrebbero tener presente è ad esempio questa: una famiglia che rientra a casa dal supermercato sta per entrare nell’edificio nello stesso momento in cui arriva un cliente di uno studio legale aziendale da fuori città – che risposte dà il design alle loro esigenze specifiche e alle loro aspettative? Entrano dallo stesso ingresso? Cosa rende le loro esperienze uniche?
Se siamo in grado di considerare con attenzione più percorsi ed esigenze, possiamo progettare soluzioni che garantiscano un’esperienza positiva e in sintonia per una gran varietà di utenti e servizi.
L'esperienza dello smartworking è differente da una generazione all'altra?
Gensler ha svolto ricerche sui luoghi di lavoro sin dal 2005. Lo scorso anno, abbiamo condotto diversi studi in diverse aree geografiche e in diversi momenti, raccogliendo informazioni provenienti da lavoratori di vari settori, luoghi e generazioni, che ci consentissero di esplorare come sono cambiate le aspettative.
Abbiamo analizzato i dati per capire come l’esperienza del lavoro da casa influisca sui lavoratori di ogni tipo, scoprendo alcuni dettagli interessanti sulle differenze generazionali.

In generale, gli intervistati più giovani si sentono meno produttivi e meno soddisfatti quando lavorano da casa. È probabile che, a fine giornata, sentano di non aver completato le attività che avrebbero dovuto assolvere e, nel complesso, la loro impressione è quella di portare a termine meno lavoro. Inoltre, i più giovani sono anche meno consapevoli di come il loro lavoro sia collegato a una missione organizzativa più ampia ed è anche verosimile che si sentano stressati mentre lavorano da casa. Sappiamo che per molti giovani professionisti, le interazioni con la leadership rappresentano il punto di contatto per il networking e il mentoring di cui hanno bisogno per progredire nelle loro carriere, e questo è un aspetto che si è rivelato assolutamente carente quando si lavora da casa.
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Gensler London Gareth Gardner

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Huya Headquarters Matthew Stephenson

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Hyundai Capital UK Nacasa&Partners

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Knoll Chicago Eric Laignel

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Il luogo di lavoro del futuro sarà modellato principalmente dal progresso tecnologico o dai mutamenti del modo di pensare delle persone e dei loro atteggiamenti?
L’esperienza umana è al centro della reinvenzione del lavoro, le nostre preferenze e i nostri comportamenti vengono per primi, e la tecnologia viene dopo per supportarli.
Ci siamo più che mai affidati alla tecnologia connettendoci in riunioni virtuali, partecipando a eventi online e abbiamo lavorato in modo collaborativo con strumenti virtuali e funzionalità di chat in tempo reale. In questo breve periodo di tempo, abbiamo visto aggiungere, eliminare e modificare funzionalità in ogni piattaforma per adattarle al modo in cui i lavoratori si comportano nella loro quotidianità.
La tecnologia che trascende gli aspetti demografici è il passo successivo. Resta un divario tra equità e tecnologia, ma stiamo cominciando a vedere dei progressi. La tecnologia deve fare un salto di livello per soddisfare le nostre esigenze e affrontare questioni come la parità di accesso a Internet e l’eliminazione dei gap generazionali in materia di conoscenza, ad esempio. Possiamo modellare la tecnologia in modo inclusivo con i nostri comportamenti e le nostre preferenze solo se tutti noi abbiamo la possibilità di accedervi e la capacità di utilizzarne gli strumenti.
Il COVID-19 sta avendo un notevole impatto sul mondo in generale, ma anche sul modo in cui le aziende operano in un ambiente di lavoro. In che modo ha influito sulle vostre attività e come ha risposto la vostra azienda?
In quanto azienda globale, sin dall'inizio della pandemia, abbiamo ricevuto molte informazioni dai nostri uffici in Cina. I nostri dirigenti in tutto il mondo si sono riuniti per far sì che migliaia di membri del team potessero lavorare da casa in un arco di tempo realmente breve.
La tecnologia e gli strumenti di collaborazione virtuale di cui disponevamo ci hanno permesso di mantenere in collegamento il team, di portare avanti la continuità aziendale e la nostra cultura creativa durante tutta la pandemia. Abbiamo approfondito insieme l'utilizzo delle tecnologie e dei processi che consentono ai nostri team di lavorare al meglio e stiamo portando con noi questi strumenti e queste conoscenze nella nuova era del lavoro ibrido.
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The Howard Hughes Company Halkin Mason

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The Old Chicago Post Office Eric Laignel

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The Old Chicago Post Office Tom-Rossiter

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Zendesk Jason O'Rear

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21 settembre 2021