Da Luigi Moretti alla Triennale del 1960 fino al manifesto di Patrik Schumacher e alle opere di Zaha Hadid: storia dell’architettura che affida la forma agli algoritmi, e che da metodo vuole diventare stile
Eskilstuna, Svezia - Ph. Erik Hagstrîm
Perché l'oscurità è un'infrastruttura naturale da proteggere contro gli sprechi e l'inquinamento luminoso
Attraversate una città dopo il tramonto e la direzione è inequivocabile: i balconi sono addobbati con catene di lampadine e applique, giardini e cortili brillano, a volte persino con luci che cambiano colore, che ci sia o no qualcuno a godersele. L'illuminazione privata sta vivendo il suo momento, e c'è da scommettere che i padiglioni di Euroluce lo rifletteranno: nuovi apparecchi, nuove finiture, nuovi sistemi di controllo.
Dietro questo boom c'è un fattore tecnico. Il passaggio alla tecnologia LED ha portato reali risparmi energetici, ma ha prodotto anche un paradosso: man mano che l'illuminazione è diventata più efficiente, sempre più luoghi vengono illuminati, spesso con più intensità e più a lungo di prima, un fenomeno noto come effetto rimbalzo. Ma dopo vent'anni passati a progettare per la notte, ciò che interessa alla lighting designer Chiara Carucci, fondatrice di Noctua, non è ciò che un apparecchio può fare. È ciò che dovrebbe evitare di fare.
Carucci ha vent'anni di esperienza in progetti e riconoscimenti diversi, tra cui il Wildlife Night Watch Award inaugurale di DarkSky. Sviluppa progetti di illuminazione notturna attenti al contesto, progetti dimostrativi e masterplan a sostegno degli obiettivi di conservazione, promuovendo al tempo stesso l'economia notturna e rispondendo agli impatti e ai bisogni delle comunità. Il suo lavoro internazionale comprende progettazione e consulenza per siti di nidificazione costieri, siti del patrimonio culturale, grotte turistiche e parchi urbani, dove collabora con scienziati e gestori locali per bilanciare l'esperienza dei visitatori e la conservazione degli habitat. Con il suo studio, Noctua, si propone di fare da ponte tra ricerca e pratica per proteggere gli ecosistemi dopo il tramonto.
Più luce, più domande
"Questo paradosso è sempre più evidente nel mercato dell'illuminazione decorativa", spiega Carucci. "La voglia di atmosfera negli spazi esterni cresce più in fretta della consapevolezza su quanta luce serva davvero; oppure dando per scontato che più luce significhi più sicurezza, o più comfort."
Nella sua esperienza, e nella ricerca a cui attinge, quel presupposto raramente regge. L'eccesso di luminosità genera contrasti troppo netti perché l'occhio riesca ad adattarsi al buio; l'abbagliamento che spesso ne deriva restringe il campo visivo e nasconde potenziali pericoli. Ciò che fa sentire davvero sicure le persone all'aperto non è la quantità di luce emessa, sostiene, ma la leggibilità spaziale, cioè la capacità di leggere con chiarezza ciò che ci circonda, insieme a un senso di visione d'insieme, quello che la psicologia ambientale chiama "prospect".
Chi abita la notte
La notte non è uno sfondo vuoto da colmare ma un habitat, e la luce lo modifica per tutti gli esseri viventi. Lavorare tra habitat costieri, città storiche e aree protette ha insegnato a Carucci che la luce si spinge ben oltre lo spazio a cui è destinata, e che un buon progetto parte dal tenerne conto. Le piante esposte a luce artificiale intensa o prolungata possono scambiarla per luce diurna, mettendo fuori fase gli orologi biologici. Lo skyglow, bagliore notturno, e pattern di luce diversi da quelli naturali fanno smarrire la rotta a uccelli migratori e impollinatori notturni, con effetti a cascata su interi ecosistemi. Anche le tonalità di luce più tenui, compresi ambra e rosso, spesso presentate come «wildlife-friendly», non sono neutre per specie come i pipistrelli, il cui comportamento resta tarato sull'oscurità naturale. È da qui che partono i suoi progetti: un design radicato nel contesto e basato su evidenze scientifiche.
Progettare il paesaggio notturno
Una progettazione notturna consapevole media tra esigenze sociali, ambientali e culturali, e due progetti recenti mostrano che cosa significhi in pratica. A Eskilstuna, in Svezia, Carucci ha guidato la rigenerazione di uno spazio pubblico costruita attorno a quello che lei chiama "effetto goccia": partendo dal punto più buio della città, il fiume, e lasciando che la luce si espandesse verso l'esterno solo fin dove lo richiedeva l'attività umana. Il risultato è uno spazio pubblico vivace e leggibile per i cittadini, che riduce i danni per gli uccelli migratori e per le specie acquatiche.
Lo stesso metodo ha orientato il suo lavoro sull'illuminazione costiera per il progetto pilota di EU LIFE Turtlenest, il cui obiettivo è evitare che la luce artificiale disorienti i piccoli di Caretta caretta appena schiusi nel loro tragitto verso il mare. Il team non ha puntato su tecnologie costose: ha letto il paesaggio esistente e ha calibrato la luce su ciò di cui quel sito aveva davvero bisogno. Il risultato sono spiagge che restano accoglienti sia per i turisti sia per le tartarughe marine.
L'effetto curb-cut, dopo il tramonto
La stessa moderazione che protegge l'ecosistema di un fiume o un sito di nidificazione si rivela utile anche alle persone, soprattutto a quelle più sensibili. Le persone anziane e quelle con disabilità visive risentono in misura sproporzionata dell'abbagliamento e dei contrasti elevati. Progetto dopo progetto, Carucci ha constatato che progettare pensando a loro spinge naturalmente l'illuminazione verso la "sobrietà luminosa": meno luce dispersa, meno skyglow, meno alterazioni dei ritmi circadiani, tanto degli esseri umani quanto delle altre specie. È il curb-cut effect applicato alla notte: ciò che è pensato per i più vulnerabili funziona meglio per tutti.
Un nuovo brief per la luce
Mentre Euroluce apre le sue sale alle più recenti innovazioni nella forma e nella luce, c'è un cambiamento che vale la pena portare anche in fiera: non solo ciò che un prodotto può illuminare, ma anche ciò che dovrebbe lasciare al buio. Forse è questa la direzione che dovrebbe prendere anche il ruolo del designer: meno un'illuminazione pensata per rendere più bello un paesaggio notturno, più un lavoro di "sintonizzazione delle atmosfere", una pratica che attinge tanto alla psicologia ambientale e all'ecologia quanto al design. La misura di un buon design, d'ora in avanti, saranno spazi capaci di sostenere il benessere umano, rispettando al contempo gli abitanti non umani con cui già condividiamo la notte.



