Vincent Van Duysen, l’arte del bel vivere

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Casa M, By Vincent Van Duysen 2020  

A pochi giorni dal “supersalone”, l’architetto e designer belga confessa la sua visione dell’abitare, tra empatia, integrità e qualità, e una lunga lista di progetti da presentare dal 5 al 10 settembre.

Prima di tutto le novità. Qualche anticipazione?
Per Molteni&C presento un’evoluzione della collezione Gliss Master, Hector Night, una rivisitazione di Hector per la camera da letto/guardaroba che abbiamo sviluppato lo scorso anno. Poi la poltrona Margou e il divano Marteen. Per B&B Italia, una collezione outdoor chiamata Pablo, ispirata all’omonima poltrona che ho disegnato un paio di anni fa, cui abbiamo aggiunto dei side table di cemento. Parteciperò all’installazione Metamorphosis di Bulgari alla GAM, con un lavoro si chiama Shelter ed è ispirato alla collezione Serpenti di Bulgari.
Poi abbiamo lanciato per Domani, azienda belga di ceramica, una collezione di fioriere chiamate Melides, luogo meraviglioso in Portogallo, che verrà presentata al Museo Bagatti Valsecchi. Sempre con loro presenteremo una collezione outdoor chiamata Frank Modular per Sutherland. Poi tessuti e tappeti disegnati per Perennials, sempre al Bagatti Valsecchi, e una nuova collezione di spot per esterni per Flos. Inoltre, una seduta chiamata Charlotte per Paola Lenti e una bag collection per Up To You Anthology chiamata Trunk Bag. Infine, non per importanza il nuovo showroom di Kvadrat in Corso Monforte 15.
Felice di rivederci?
Siamo tutti estremamente contenti di incontrarci di nuovo, dopo un lungo periodo di lockdown. Anche se si tratta di una versione ridotta, il Salone ritorna. Certo, la pandemia è ancora qui e la trasposizione settembrina è molto più umile, ma ciò che c’è di buono è che viene preservata la qualità del design, l’integrità dei progetti. È una versione più compatta, non è il solito mega evento, che per me significava anche maggior sovraesposizione. Dopo questo lungo periodo di riflessione siamo tutti più consci della situazione, abbiamo un’attitudine diversa nel presentare e affrontare le cose. Dopo un anno e mezzo possiamo aprire le porte dei showroom, degli studi, presentare nuovi prodotti.
Come le sembra il Supersalone?
È molto più simile a una esposizione o a una installazione aperta dove ogni evento ha la libertà di presentare la propria immagine e i propri prodotti in modo molto coerente. Questo appartiene e conferma il fatto che, dopo un brutto periodo, dobbiamo avere più rispetto e consapevolezza delle modalità con cui presentiamo noi stessi. Ad esempio per Molteni faremo una presentazione molto poetica e atipica, meno commerciale. Verrà dato più spazio ai giovani, mi piace pensare sia tornata la speranza, insieme alla curiosità, si aprono le porte e gli occhi dei visitatori e del mondo.
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Vincent Van Duysen, 2020 Portrait By Zeb Daemen

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Cascade for Swarovski,2003 By Vincent Van Duysen

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P Penthouse, Antwerp By Vincent Van Duysen Photography By Alberto Piovano

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II Residence By Vincent Van Duysen Photography By Jose Manuel Alorda

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Pottery for When Objects Work By Vincent Van Duysen Photography By Alberto_Piovano

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BA Residence, 2014 By Vincent Van Duysen Photography By Hélène Binet

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Alexander Wang,2016 By Vincent Van Duysen By Photography Koen Van Damme

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Central the Original Store, 2020 By Vincent Van Duysen Photography By DOF Skyground

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Tante le parole-chiave, tra cui sostenibilità.
Si tratta di un elemento di cui oggi siamo consapevoli. Tante volte ho dovuto combattere per questo, ma l’industria resta sempre l’industria. I brand sono così grandi che dobbiamo fare numero e garantire che economicamente non si cada a pezzi. La sostenibilità è una componente fondamentale per noi, non è solo design per la ricerca del design. Confesso di essere molto contento di aver avuto quest’anno di pausa per lavorare sulla nostra sensibilità e rispetto verso l’ambiente.
Cosa è cambiato, non solo come designer ma anche come esseri umani?
Stiamo facendo un nuovo percorso. La nostra vita era caratterizzata dall’interazione con gli altri, e ora viviamo ai confini, abbiamo sperimentato una solitudine particolare, è tempo di riconnetterci al nostro io interiore. Inizia ora un nuovo tempo di introspezione, a partire dal nostro modus vivendi e dai nostri rituali professionali. Ora capiamo che la situazione non è più sostenibile, quando tutto ritornerà come prima dovremo riponderare la nuova normalità.
E cosa è cambiato come progettisti?
Abbiamo capito che vogliamo spendere il tempo con le persone che amiamo, ci sarà una maggiore selezione su come vivere all’interno della propria casa, tra homeworking e riscoperta dell’outdoor. Nel mio modo di fare architettura, già prima del Covid, non c’erano barriere tra esterno e interno, è un rapporto labile che fa parte del mio dna: è la mia risposta, come vedo e concepisco gli spazi.
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Concordia Offices By Vincent Van Duysen, Photgraphy By Alberto Piovano

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Residence St Martens Latem By Vincent Van Duysen

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Residence Knokke, Belgium By Vincent Van Duysen, Photography By Hélène Binet

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Winery Koen Van Damme By Vincent Van Duysen

 

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La pandemia ha impattato sul suo stile?
Non molto, a essere onesto, ero già preparato e sentivo che eravamo in ritardo. Facevo già le mie riflessioni sulla mancanza di integrità, di calma, di serenità, l’approccio era antropocentrico e il livello di consumo era già lontano da me. Credo che come designer e architetto, più sensibile che razionale, sia importante occuparmi di altri aspetti, dell’anima, del cuore, dello star bene.
È così che mi piace lavorare. Cinque anni con Molteni&C mi hanno dato la possibilità di pensare alla qualità dell’abitare e a ragionare sul concetto della casa. Ho imparato l’arte di vivere, l’empatia, le interazioni con i clienti, il far bene le cose e l’artigianato, l’importanza del team e del fattore umano.
2 settembre 2021