Genius loci, natura e storytelling: questi gli ingredienti dell’ospitalità a firma Andres Escobar

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Portrait, Photo courtesy Lemay+ Escobar

Andres Escobar racconta la storia e la cultura delle città attraverso gli spazi emozionali dei suoi hotel, luoghi di socializzazione che fanno sentire a “casa” ma, allo stesso tempo, emanano vibrazioni speciali.

Colombiano per nascita – è nato a Medellin –, canadese per adozione – vive a Montreal da più di trent’anni –, newyorkese per vocazione professionale – la Grande Mela è una tra le città dove opera maggiormente. Con un amore segreto (ma non troppo) per l’Europa. Potremmo sintetizzare così la poliedrica personalità di Andres Escobar, partner e design principal di Lemay + Escobar. Vulcanico e immaginifico, sempre attento al genius loci del luogo dove interviene, nonché a dettagli e finiture, i suoi lavori si caratterizzano per il grande equilibrio tra presente e passato, che attribuisce a retaggi d’infanzia – il padre, matematico, amava gli edifici di città europee come Parigi; la madre, spirito creativo, aveva una passione per l’arte e l’arredo moderno. Pendolare da sempre, crede fermamente che la vita non si fermi quando si è in viaggio, e che lo stesso valga per l’architettura e per il design che hanno la grande capacità di trasformare tutto. Letteralmente. Per questo ama gli hotel. Tanto da viverci, a New York, in determinate fasi della sua vita, e tanto da progettarne di nuovi appena gliene si dà l’occasione. Con fare olistico, non tralasciando mai, per esempio, il paesaggio, anzi, cercando di attraversare quella sottile linea di confine tra dentro e fuori. Rispettando la storia e la natura del sito in cui opera. E indugiando sulle hall, gli ingressi e gli atri, che, a dir suo, segnano il ritmo, il passo, e dunque l’estetica, di quanto verrà dopo. Rappresentano quanto rimarrà più a lungo impresso negli occhi del visitatore (accanto ai terrazzi, ammette). Per questo, ci vuole cura ma semplicità. Il loro futuro? Diventare gallerie d’arte pubbliche. Di futuro e hospitality post-Covid ci racconta in questa intervista.

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Humaniti Elevator

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Orchard Park

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Orchard Park

Salone del mobile Salone del mobile
Quale ruolo giocano architettura e design svolgano nell’affermazione di un hotel?
L’architettura e il design danno corpo alle ambizioni di un progetto e nutrono l’immaginario che c’è dietro un hotel. In questa triangolazione non bisogna però dimenticare il ruolo importante, se non fondamentale, che ha il mercato di riferimento di un progetto, e che il design finale in un certo senso contiene in sé. Da architetti e designer, il nostro ruolo è proprio quello di costruire una narrativa attorno alla visione iniziale del developer e di farlo certamente con un tocco individuale, che sia attraverso un accento creativo o semplicemente attraverso una certa metodologia, propria del lavoro di ognuno. In ogni caso, sia che si tratti di un hotel indipendente o di una catena, al design è affidato il ruolo complesso e cruciale di attrarre un gruppo specifico di persone attraverso la creazione di uno spazio che rifletta gli interessi e i desideri di quel gruppo.
L'attuale situazione ha avuto un impatto significativo sul nostro modo di vivere e ha messo in crisi il settore dell'ospitalità in seguito alle restrizioni sui viaggi e alla necessità di distanziamento sociale. Se dobbiamo accettare il fatto che dovremo convivere con questa condizione nei prossimi anni, come saranno progettati i nuovi hotel?
Penso che i nuovi hotel dovranno dare delle risposte alle necessità di salute e sicurezza dell’era Covid, e noi architetti e designer dovremo certamente indirizzare il cliente per raggiungere questi nuovi standard. Ci sono tanti elementi da considerare, come ad esempio la possibilità di fare il check-in online per accedere direttamente alle stanze, il che implicherà anche la riformulazione dell’esperienza dell’arrivo in una struttura ricettiva per il guest. L’altro aspetto riguarda invece la creazione di ambiente il più possibile puro e filtrato, un aspetto che stiamo curando con più attenzione rispetto al passato. Molti hotel si stanno munendo di filtratori d’aria altamente tecnologici, ad esempio. E in ogni caso è bene anche poter offrire dei balconi veri e propri, anche se piccoli – i cosiddetti Juliet balconies – che lasciano entrare l’aria naturale dall’esterno.
Il ruolo dello storytelling nella progettazione dell’hospitality?
Lo storytelling è l’anima di ogni progetto di design, e lo è ancora più nel caso del settore hospitality. A NYC l'ispirazione arriva da ogni angolo, la città è una fonte infinita di suggestioni, storie e immagini. Ogni area esprime la propria estetica, ha una propria storia e cultura e tutti questi elementi “atmosferici” possono certamente influenzare e interagire col design finale di un progetto. Queste suggestioni, per me, sono così forti che, anche quando non tangibili o non particolarmente evidenti, mi spingono a ricercare cosa c’era prima in quello spazio e quale fosse il suo contributo al quartiere, e come si possa raccontare ancora, in parte, quella storia. Per ora stiamo lavorando al nuovo progetto dell'Indigo, un boutique hotel vicino Wall Street. Per questo lavoro abbiamo attinto agli elementi Art Déco del quartiere e dello stabile che ospita l’albergo. Nel caso del Courtyard by Marriott, invece, un progetto nella nuova zona di Hudson Yards, pensato per un pubblico più largo, abbiamo creato un design più “mondano”, più glossy e contemporaneo, in generale più appealing per il vasto pubblico, per le persone che frequentano gli show e le fiere del vicino centro espositivo, una tipologia di clientela che consuma lo spazio in fretta e in modo funzionale. Può accadere anche il contrario, d’altro canto: dare vita a un progetto svincolato dal passato dell’area in cui si trova e che faccia sentire i guest come se fossero i pionieri di una nuova storia. Questo è stato il caso del Jade Hotel nel Greenwich Village, un edificio costruito da zero, dove però abbiamo ricreato uno storytelling dell’antico attraverso materiali nobili come il marmo ed elementi art-deco come le piccole tettoie e cupolette, con l’intento di dargli l’appeal di un luogo di culto, un’istituzione, dove i residenti potessero sentirsi parte di una storia.
Il suo primo pensiero quando le si chiede di progettare “l'ennesimo hotel” a New York?
Sono contento e non vedo l’ora di iniziare a progettarlo. Amo New York e la sua inarrestabilità. Nel momento stesso in cui ricevo l’esatta location di un progetto, la mia mente inizia a mettere in moto il processo creativo; se posso vado subito a visitare l’area, faccio caso a quello che è stato costruito recentemente in modo da “educarmi” al quartiere, e ricevere gli input dalla stessa area che circonderà il progetto. Ammetto di avere un debole per gli hotel, e non è legato semplicemente al lavoro. A parte aver viaggiato molto negli ultimi anni ed essere stato in bellissimi hotel e in tutto mondo, pensi che circa dieci anni fa ho scelto di vivere in albergo. L’ho fatto per circa sei mesi, oltre venti anni fa, quando ho iniziato la mia attività in proprio a NYC (in quel momento era una buona soluzione per dedicare le mie energie solo alla nuova attività). Penso che questo mi abbia aiutato ad avere una comprensione quasi olistica nei confronti del mondo degli hotel, a capire che cosa faccia emozionare gli ospiti e come trasporre gli elementi degli alberghi di lusso a cui sono legato di più in progetti attuali dal piglio fresco e contemporaneo.
Quanto è importante il tema della qualità del sonno e dell’outdoor nella progettazione?
Per quanto riguarda il sonno, facciamo molta attenzione a tutta la filiera del bedding, dalla scelta dei materassi alle lenzuola e ai comforter. Spesso, per esempio, decidiamo di non sovraccaricare le stanze con cuscini da letto, in modo che non si ritrovino per terra e finiscano per mandare un segnale sbagliato, di mancanza di pulizia. Ci sono tantissimi dettagli per conferire una sensazione di pulizia relativa al dormire, ad esempio adoperare due strati di lenzuola in modo che non ci sia contatto col comforter, e tutte devono essere prese in considerazione al pari del design e applicate con una metodologia rigorosa. Anche l’ambiente outdoor è molto importante nella progettazione di un albergo e, come ho già detto, avere la possibilità di aggiungere dei balconi alle stanze di un albergo è certamente una gran risorsa e cambia l’esperienza hospitality, specialmente quando si sosta in hotel per un periodo più lungo. È qualcosa di non molto comune al giorno d’oggi ma che penso gli operatori dovrebbero adottare.
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Courtyard by Marriott New York

 

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Courtyard by Marriott New York

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Courtyard by Marriott New York

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Quanto le sue origini colombiane influenzano la sua creatività?
Più che le influenze colombiane siano state quelle della mia famiglia ad avere un ruolo chiave nella mia formazione e nel mio stile. Mio padre era un grande viaggiatore, un matematico che si era formato a Parigi; grazie a lui ho avuto la possibilità di vedere i posti che sognavo di visitare e in particolare l’Europa. Già da piccolo quindi la mia prospettiva era ampia, ogni cosa che vedevo mi spingeva a chiedermi perché era fatta in quel modo e a sondare i diversi stili di ogni città. Mia madre, invece, aveva la passione dell’arredamento e, nonostante non fosse un vero e proprio lavoro, lo faceva con grande dedizione; aveva un talento tutto suo, riusciva a far convivere due o tre stili di mobilio nella stessa stanza e a rendere tutto elegante e composto nonostante nulla fosse davvero coordinato. Da piccolo criticavo questo suo aspetto ma alle fine l’ho accolto e l’ho integrato nella mia visione di designer. Mi piaceva la sua capacità di creare un salotto con degli angoli “dedicati”, per parlare o giocare a carte e ad oggi, nei miei progetti hospitality, mi trovo spesso a disegnare una lobby e inserirvi un bar, per creare delle intersezioni, degli spazi di socializzazione inaspettati; un feeling di casa ma allo stesso tempo un vibe speciale ed eclettico.
È mai stato a Milano e al Salone del Mobile.Milano?
Ci sono stato e amo sia la città sia il Salone. Anche Milano, con i suoi bellissimi alberghi (Bulgari tra tutti) e la sua moda ed eleganza, mi ha aiutato a capire il mondo hospitality. Ricordo che, un anno, a causa degli effetti della cenere generata dal vulcano islandese, sono stato costretto a rimanere a Milano per oltre una settimana nonostante non fosse nei miei piani, ed è stato uno dei miei soggiorni più piacevoli della mia vita.
27 agosto 2021