Carlo Mollino, l’architetto surrealista fuori dagli schemi
Park Books edita la prima monografia completa che, attraverso lasciti scritti e vari materiali d’archivio, indaga il contributo di Carlo Mollino all’architettura e al movimento modernista
Una personalità poliedrica, un eclettismo innato e un’ossessione per le forme biomorfe e il corpo femminile. Carlo Mollino è genio e sregolatezza. Architetto e designer con idee in largo anticipo sui tempi, ha lasciato un segno importante nel panorama artistico del ‘900.
Nato nel 1905 a Torino, si forma al Politecnico laureandosi nel 1931. Fotografo, scrittore, alpinista, sciatore, inventore di motori, pilota acrobatico d’aereo e professore di Architettura allo stesso Politecnico di Torino fino alla sua morte nel 1973, Mollino è noto a livello internazionale soprattutto per i suoi arredi - pezzi unici o limited edition, oggi oggetti di culto battuti nelle aste più prestigiose - e per i suoi scatti erotici. Prima con una Leica, poi con una Polaroid, non ha mai smesso di fotografare: dagli interni delle case negli anni ’30 e ’40 alla creazione di collage e fotomontaggi in cui cavalli bianchi galoppano davanti ai suoi edifici fino alle oltre 1.300 polaroid recuperate tra i suoi effetti personali dopo la morte che ritraggono donne (vestite o seminude) in interni eleganti messe in posa da lui stesso: adagiate su una poltrona, nascoste dietro a una tenda di velluto, sdraiate su un tappeto…
Ma se negli anni il Mollino fotografo, designer e progettista di interni è stato studiato e approfondito attraverso scritti e mostre in giro per il mondo, è anche vero che molta meno attenzione è stata dedicata al suo contributo nel campo dell’architettura. Partendo da questo presupposto, con il volume “Carlo Mollino. Architect and Storyteller”, edito da Park Books, gli autori Napoleone Ferrari e Michelangelo Sabatino offrono la prima monografia completa della sua opera architettonica. Presidente del Museo Casa Mollino di Torino, co-fondato nel ‘99 con Fulvio Ferrari il primo, e professore presso il College of Architecture dell’IIT di Chicago il secondo, attingendo a ricchi materiali d’archivio, nonché agli scritti dello stesso Mollino, i due autori ritengono che i contributi molliniani all’architettura - e, in particolare, al movimento modernista - sono significativi e peculiari proprio in quanto affini al surrealismo.
Contando anche gli schizzi di quando era studente universitario, il volume raccoglie, documenta e racconta 122 architetture tra progetti realizzati e mai compiuti (tra questi ultimi sono davvero interessanti: la Casa sull’Altura, la Truss House e la Stazione funiviaria al Fürggen). Sfogliando le pagine del libro, tra disegni, fotografie, schizzi, illustrazioni, saggi e articoli, si possono ammirare e studiare capolavori come il Teatro Regio - con la famosa sala “di una forma intermedia tra l’uovo e l’ostrica” semiaperta verso il palcoscenico - e la Camera di Commercio di Torino, un prisma in vetro e acciaio che sembra fluttuare nel vuoto; ma anche opere prime e meno conosciute come il Circolo Ippico torinese, in piedi 20 anni e poi demolito; la stazione della seggiovia Lago Negro a quota 2.286 metri, un’opera tridimensionale dove la forma di un galeone poggia sulla struttura di un aereo da turismo; la Casa Cattaneo sull’altopiano di Agra, con i suoi sbalzi audaci e belvederi sospesi; e ancora la Casa del Sole, a Cervinia, un condominio in cemento armato di nove piani sormontata e conclusa asimmetricamente da una capanna in legno.
Anche se guardando i suoi edifici non è immediatamente evidente che dietro ad essi ci sia la stessa mano, si riconoscono tratti tipici della sua architettura, come la ricerca del movimento volumetrico, della sospensione aerea, delle strutture a sbalzo; la scelta di colori personali e vivaci, utili a creare ambienti che diventano scenografie dell’esistenza; il “femminile” come componente e costante riferimento simbolico; volumi con sporgenze e rientranze disposti a diversi livelli nello spazio; l’utilizzo di linee e superfici curve. I suoi sono anche progetti concettuali che raccolgono riferimenti culturali, letterari, psicologici, funzionali, evocativi. Tanto che nel 2015 Paolo Portoghesi ha scritto: “Uno dei pochi architetti che ha cercato di tradurre la sensibilità surrealista in un’opera di architettura è stato proprio Carlo Mollino”. Con il suo lavoro e le sue passioni Mollino ha contaminato diversi ambiti, senza mai appartenere a un movimento preciso. L’eclettismo che lo caratterizza rende difficile catalogarlo. Ma probabilmente questo, è proprio quello che voleva.
Titolo: “Carlo Mollino. Architect and Storyteller”
Autore: Napoleone Ferrari e Michelangelo Sabatino
Casa editrice: Park Books
Anno di pubblicazione: 2021
Pagine: 456
Lingua: Inglese