Bosa e le infinite possibilità della ceramica. Tra nuove interpretazioni e funzioni

Bosa, ph. Lea Anouchinsky

Bosa, ph. Lea Anouchinsky

50 anni di ricerca e innovazione per l’azienda veneta leader del settore. Un’incessante sperimentazione tra artigianato e linguaggi contemporanei. Obiettivo: incuriosire, tra immaginazione e colore 

“I prodotti fanno bene se sono fatti bene”: una dichiarazione d’intenti che dal 1976, anno dell’avvio della produzione ceramica nel laboratorio artigiano di Borso del Grappa, nel Veneto pedemontano, la maison Bosa ha sempre cercato di realizzare, riuscendovi alla grande. La presenza in 50 paesi e il conseguente successo internazionale con posizionamento nella fascia dell’alta gamma lo dimostrano chiaramente. La continua sperimentazione tra arte, artigianato e linguaggi contemporanei iniziata dal suo fondatore, Italo Bosa, e trasmessa a moglie, figlie e collaboratori, ha dato vita a un caleidoscopico catalogo composto da oggetti iconici e ricercati, contraddistinti da un’anima speciale, capaci di trasmettere una forte positività tramite l’ironia. Figure antropomorfe dalle lunghe orecchie d’asino, gufi, scimmie, sirene, ippogrifi, minotauri o totem che sommano i tratti caratterizzanti dei maestri del design o, ancora, donne di tutte le culture e di tutti i tempi: pezzi che, caratterizzati dalla gestualità del disegno e dalla forza del colore, esplorano le potenzialità materiche, formali e funzionali della ceramica.  

Bosa è, essenzialmente, sinonimo di alta artigianalità. I suoi prodotti vengono realizzati rigorosamente a mano con antiche tecniche particolari – echi della grande tradizione della ceramica della vicina Bassano del Grappa – unitamente all’utilizzo di metalli preziosi come oro, platino, rame e di smalti dalla palette cromatica creata ad hoc. “Creare i nostri prodotti a mano è ciò che ci rende unici”, spiega Francesca Bosa, Art Director, in azienda dal 1994. “È una gran fatica: a livello produttivo non riusciamo ad andare oltre un certo numero di prodotti, e non lo vogliamo nemmeno. Siamo condizionati dall’atmosfera, dal fuoco, dalla chimica. Se c’è vento sappiamo già che qualcosa non funzionerà nella cottura”. Il risultato è un catalogo unico fatto di sapienza artigiana e incessante sperimentazione: progetti molto complessi sia per la difficoltà degli stampi sia per le dimensioni XL, che sottolineano la speciale propensione del fondatore a condividere avventure progettuali con i designer, per lo più giovani di provenienze europee, sperimentatori di linguaggi nuovi. Oggetti raffinati ed esclusivi che esprimono il concetto di bellezza come esperienza quotidiana e trasformano la ceramica in sculture contemporanee, da vivere ogni giorno, come Vento, una delle ultime collezioni presentate al Salone del Mobile 2025 a firma di Assia Karaguiozova, ispirata alla forza degli elementi naturali.

Anche l’esplorazione delle possibilità espressive della ceramica è sempre stata un’altra indiscussa mission dell’azienda. Sono nati così oggetti e collezioni che vanno oltre l’essere semplici complementi d’arredo, funzionali e decorativi: sono pezzi carichi di significato simbolico, culturale e formale, vere e proprie presenze totemiche, capaci di emozionare, coinvolgere, trasmettere una forte vitalità e raccontare storie. Tante storie, come quella di Primates di Elena Salmistraro, un invito a riflettere sul legame tra uomo e natura attraverso la figura di una scimmia o quella di HopeBird, scultura in edizione limitata creata da Jaime Hayon, espressione di ottimismo e visione verso il futuro.

Accanto alla particolare intesa creatasi con Salmistraro e Hayon, la batteria creativa della maison è ad ampio raggio e include designer come Patricia Urquiola, Luca Nichetto, Sam Baron, Nika Zupanc. Nomi importanti, così come quelli delle varie aziende leader con cui Bosa ha collaborato: da Disney, che l’ha scelta per celebrare i 90 anni di Topolino, a Warner Bros e Smiley con cui ha festeggiato, invece, rispettivamente i 100 e i 50 anni. Le collaborazioni si estendono anche al mondo fashion con Karl Lagerfeld e, dal 2020, alla difesa dell’ambiente attraverso una donazione al WWF a sostegno della natura e delle specie in pericolo: nascono così il panda Bernardo di Elena Salmistraro e il pinguino Dab Penguin di Vittorio Gennari seguiti dalla tartaruga marina Margot e l’elefante Surus di Alessandra Baldereschi. 

Primates, design Elena Salmistraro

Primates, design Elena Salmistraro

Dab Penguin, design Vittorio Gennari

Dab Penguin, design Vittorio Gennari

Sisers, design Pepa Reverter

Sisters, design Pepa Reverter

L’attenzione all’ambiente e alla sostenibilità si concretizza innanzitutto nel mantenimento di elevati standard qualitativi e nella riduzione al minimo delle emissioni in atmosfera. Anche i processi produttivi riflettono questo impegno: sono stati eliminati componenti pericolosi per la salute dei lavoratori, come piombo e cadmio, e gli ambienti di lavoro sono dotati di impianti di aspirazione di ultima generazione, in grado di catturare efficacemente eventuali polveri volatili. Inoltre, ogni complemento destinato alla tavola e al contatto con cibi e bevande è sottoposto a specifici test di sicurezza, per garantire l’assenza di rilasci di sostanze nocive.

La cura di Bosa per la realizzazione di oggetti esclusivi e originali si estende anche all’ambiente circostante, attraverso scelte responsabili che coinvolgono l’intero ciclo produttivo: dal packaging, che privilegia carta e cartone e, ove necessario, materiali riciclabili, all’utilizzo di pannelli fotovoltaici che coprono gran parte del fabbisogno energetico aziendale, fino alla gestione sostenibile delle acque di lavorazione, che vengono depurate, decantate e riutilizzate nel ciclo di lavaggio delle cabine di spruzzo. A completamento di questo impegno, l’azienda ha inoltre piantumato, negli spazi adiacenti ai laboratori, alberi ad alto assorbimento di CO₂, arbusti fioriti a sostegno delle api e specie a bacca destinate agli uccelli. 

Il linguaggio di Bosa è un alfabeto in continua evoluzione, una celebrazione dell’intreccio tra arte e quotidianità il cui fil rouge è il tocco ironico, ludico e spensierato. “L’obiettivo di Bosa”, spiega Francesca Bosa, “è quello di incuriosire: un vaso non dev’essere solo un vaso che contiene i fiori, ma dev’essere anche un oggetto bello da mostrare. L’importante è che facciano stare bene. Che poi, in fondo, è proprio questo il vero senso del design: che sappia creare armonia, in casa e dentro noi stessi”. 

23 gennaio 2026
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