Intervista a Snøhetta, special guest di Euroluce

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Knubben, Snøhetta, photo courtesy

Lo studio norvegese di design e architettura è tra i protagonisti dei Talk di Euroluce 2023. In questa conversazione, Marius Myking condivide la visione di Snøhetta sul light design, i processi produttivi e la sostenibilità

Snøhetta non è solo uno studio di design: è un organismo vivente che produce conoscenza. “Ci reinventiamo continuamente”, spiega Marius Myking, Responsabile del Product Design. “Passiamo la maggior parte del tempo a individuare progetti significativi insieme ai nostri diversi collaboratori ed esperti in tutto il mondo”, continua. 

Fondata a Oslo nel 1989 da Craig Dykers e Kjetil Trædal Thorsen, oggi Snøhetta conta oltre 350 dipendenti provenienti da più di 40 Paesi, distribuiti tra gli uffici di Oslo, Parigi, Innsbruck, New York, Hong Kong, Shenzhen, Adelaide, Melbourne e San Francisco. In effetti, lo studio si definisce “un posto da cui non viene nessuno, ma dove chiunque può andare”. In questa intervista Marius Myking condivide la vision di Snøhetta su luce, sostenibilità e processi di lavoro.

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Marius Myking, Director of Snøhetta Product Design, photo courtesy

Che ruolo ha il light design in un’azienda nordica come la vostra?

La luce è senza dubbio uno dei materiali più importanti con cui lavoriamo trasversalmente in tutti gli ambiti. Louis Kahn disse una volta: “Il sole non sapeva quanto fosse bello, finché non ha illuminato il lato di un edificio”. In questo senso, la luce influenza tutti i nostri progetti, materiali, design e le nostre emozioni. Soprattutto qui nei paesi nordici, abbiamo un rapporto unico con la luce naturale: completamente assente durante l'inverno e sempre presente durante l'estate. Ciò ha inevitabilmente avuto un impatto sulla nostra cultura, storia e persino visione globale. Oggi sta diventando anche un forte simbolo di sostenibilità, legato all'uso e al risparmio energetico, un costante promemoria di quanto sia prezioso ciò che abbiamo.

Qual è lo stato dell’arte per quanto riguarda pratiche di sostenibilità a Snøhetta, e in particolare il product design?

Ci siamo prefissati obiettivi di sostenibilità molto ambiziosi. Vogliamo che il nostro intero portfolio raggiunga la neutralità climatica entro il 2039. Per raggiungere questo traguardo, ci concentriamo molto sulla sostenibilità in tutte le nostre discipline e crediamo che il Product Design abbia un ruolo importante per creare progetti che possano riflettere le nostre ambizioni. Il nostro scopo per il design del prodotto è sfruttare la conoscenza e l'esperienza dei nostri studi e delle nostre discipline per creare soluzioni informate per il domani. Per fare in modo che ciò accada, supportiamo le aziende e i marchi con cui collaboriamo “collegando i punti” per identificare progetti e opportunità significativi che bilancino la sostenibilità e la produzione sociale, economica e ambientale, un progetto alla volta. 

In studio siamo in grado di affrontare nuovi problemi in modi diversi grazie alle conoscenze a cui possiamo accedere da differenti discipline. Il design dovrebbe svolgere un ruolo più importante nella risoluzione dei problemi legati alla sostenibilità e, poiché stiamo tutti affrontando le stessi grandi questioni, vogliamo anche essere parte della rivoluzione digitale che sta avvenendo oggi. È importante creare dati che tutti possano utilizzare e condividere queste esperienze per sviluppare soluzioni più efficienti. È fondamentale riunirsi in questo sforzo globale.

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Charles Library at Temple University, Snøhetta, photo courtesy

Come gestite e organizzate la vasta produzione di conoscenza generata nei vostri uffici in tutto il mondo, al fine di creare quel “design significativo” che è al cuore della vostra mission?

Ci interroghiamo continuamente su quali siano i metodi migliori per farlo. Crediamo che le cose belle succedano quando le persone si incontrano: condividere conoscenza significa soprattutto conoscersi a vicenda e comunicare. Per questo a Snøhetta facilitiamo diverse forme di incontro. Ogni diciotto mesi, ad esempio, organizziamo una lotteria per assegnare le postazioni nei nostri uffici: così capita di avere uno dei fondatori, qualcuno che si occupa dell’amministrazione e uno stagista seduti fianco a fianco. Inoltre, tutti i giorni a mezzogiorno pranziamo insieme: è un momento perfetto per incontrarsi e chiacchierare. Ogni due anni passiamo un intero fine settimana tutti insieme: è un momento per parlare di qualsiasi cosa, tranne che di design e architettura, perché l’obiettivo è conoscerci meglio. Questo in seguito rende molto più semplice alzare il telefono, chiamare qualcuno nella nostra sede in Australia e dire “ci è venuta quest’idea un po’ folle, e magari hai qualche suggerimento per aiutarci”. Snøhetta è come un’intuizione collettiva che continuiamo ad accogliere e ad accrescere giorno dopo giorno. Lavoriamo trasversalmente su diversi progetti in tutte le sedi: ad esempio capita che i nostri colleghi a Hong Kong collaborino con quelli a Oslo. Seguire un approccio interdisciplinare ci aiuta a risolvere qualsiasi problema.

 

Qual è la tua prospettiva sul futuro del design?

In questo periodo c'è nervosismo per il fatto che l'IA possa prendere il controllo della progettazione, ma alla fine il design riguarda le persone e l'intelligenza artificiale potrebbe essere solo il superpotere che ci mancava. La conoscenza del design si sta espandendo in una varietà sempre più ampia di campi diversi e per capire come affrontarli dobbiamo continuamente istruirci su sfide e ostacoli che fino a pochi anni fa non conoscevamo. Ciò significa anche che il coinvolgimento del design nell'intero ciclo di vita di un determinato prodotto o di un determinato progetto è più importante che mai. Ci piacerebbe partecipare ai consigli di amministrazione delle aziende con cui collaboriamo per poter promuovere un vero cambiamento. Dobbiamo lavorare e parlare anche con politici e legislatori per aggiornare le normative e per promuovere una progettazione e una produzione più sostenibili attraverso il riutilizzo di materiali riciclati. Il vero cambiamento significa anche che dobbiamo provare cose nuove: alcune funzioneranno, altre andranno davvero bene e altre ancora falliranno. Invece di avere paura di questo, celebriamo i fallimenti perché possiamo imparare da questi.

Under, underwater restaurant, Snøhetta, salone milano

Under, underwater restaurant, design Snøhetta, photo courtesy

Under, underwater restaurant, Snøhetta, salone milano

Under, underwater restaurant, design Snøhetta, photo courtesy

Asak, Flyt, tiles, Snøhetta, salone milano

Asak, Flyt tiles, design Snøhetta, photo courtesy

Charles Library, Temple University, Snøhetta, salone milano

Charles Library at Temple University, Snøhetta, photo courtesy

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24 marzo 2023