16 libri tra realtà e immaginario. Da vivere come atlanti di esperienze

copertine libri

Gli scritti di Rem Koolhaas, le sedie di Bob Wilson, gli scatti di Gabriele Basilico, la storia di Luceplan e l’autobiografia di Francis Kéré. Poi, alberghi fra socialismo e lusso, grafica e super monografie

CONTRACT

Socialist Hotels, di Elena Amabili, introduzione di Caroline Eden, Fuel Publishing, 2026
in inglese

Un atlante di forme, materiali e immaginari che racconta una stagione sorprendente dell’architettura dell’hospitality. 153 alberghi in 31 paesi, costruiti tra Europa orientale e spazio post-sovietico, compongono un inedito viaggio fotografico attraverso linguaggi e visioni radicalmente diversi: dal fasto del Realismo socialista e del neoclassicismo staliniano alla severità del Modernismo sovietico, fino alle architetture sperimentali, quasi utopiche, degli anni successivi. Monumentali o austere, talvolta visionarie, queste strutture sorprendono per l’uso di calcestruzzo, mosaici, vetrate e decorazioni, in un intreccio di ricerca progettuale e tradizioni locali. Edifici e interni dialogano in progetti totali, pensati per plasmare un’esperienza collettiva: luoghi di vacanza e rappresentanza, incontro e controllo, dove l’architettura si fa specchio di un preciso modello sociale. Le fotografie ne restituiscono la vita quotidiana, oltre la lettura dell’architettura socialista come semplice manifesto ideologico, e rivelano un patrimonio poco esplorato di soluzioni audaci e identità plurali, minacciato dall’abbandono, dalle trasformazioni e demolizioni. Il volume documenta la loro fragile sopravvivenza, salvando dall’oblio non solo edifici singolari, ma un pezzo di memoria culturale europea.

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CONTRACT

Explore. The Leading Hotels of the World, di Spencer Bailey, The Monacelli Press, 2026
in inglese

Esplorare: che cosa significa oggi? Non necessariamente spingersi verso luoghi remoti o territori inesplorati, ma imparare a guardare il viaggio come esperienza capace di modificare il nostro rapporto con spazio, natura e tempo per ritrovare l’equilibrio tra corpo, mente e paesaggio. Questo il filo conduttore del volume, terzo capitolo della serie dedicata all’universo di The Leading Hotels of the World, il più grande consorzio internazionale di hotel di lusso indipendenti fondato nel 1928.
Oltre 80 hotel, scelti fra gli oltre 425 della collezione internazionale, diventano occasioni per osservare come l’ospitalità contemporanea interpreti il paesaggio e costruisca esperienze. Dalle architetture immerse nella natura alle strutture dedicate al wellness, dagli sport all’aria aperta ai rituali più contemplativi, il lusso viene raccontato attraverso una geografia che mette in relazione natura, cultura e cura di sé e la possibilità di vivere intensamente un luogo. Il progetto editoriale alterna reportage, immagini e racconti firmati da giornalisti e travel writer, con approfondimenti dedicati a destinazioni emblematiche e itinerari che invitano a prolungare l’esperienza oltre l’hotel. Un coffee-table book per suggerire un’idea contemporanea di ospitalità.

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DESIGN

The Product Design 100, Design Burger, 2026
in inglese

Primo libro di Design Burger, piattaforma indipendente creata nel 2018 e diventata una comunità internazionale di oltre 250.000 persone attraverso pubblicazioni quotidiane, interviste, studio visit, mostre ed eventi internazionali. Cento i progetti scelti – dalla tecnologia all’arredo, dall’illuminazione all’homeware fino alla mobilità – per fotografare lo stato dell’industrial design contemporaneo, ma soprattutto per sottrarlo al digital flow. Progetti selezionati, quindi, non per estetica o per tendenza, ma per chiarezza d’intenti, per qualità e per rilevanza nel più ampio dibattito sul design e, consapevolmente, posti accanto a prodotti firmati da figure come Jasper Morrison, Naoto Fukasawa, Marc Newson. Vi trovano quindi spazio studi indipendenti e realtà emergenti a restituire la complessità del panorama attuale. Oltre al repertorio visivo, i contributi di voci influenti come quelle di Benjamin A. Pardo, Maria Cristina Didero e Raw Edges collocano gli oggetti in un contesto culturale, industriale e sociale più ampio. Un atlante del presente, presentato alla Shoreditch Design Week 2026 con una mostra-estensione fisica del libro.

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MONOGRAFIE

Martino Gamper, di Marco Sammicheli, Electa, 2026
in italiano e inglese

Con questo volume ha preso avvio la nuova collana di Electa curata da Marco Sammicheli, dedicata ai protagonisti del design europeo e ai designer italiani di rilevanza internazionale ancora privi di una monografia di riferimento. La serie si distingue per il formato agile ma accuratamente documentato e per il progetto editoriale firmato da Studio Pupilla, caratterizzato dalla copertina a doppio battente con cartoline staccabili e con una forte identità grafica. Il volume propone una lettura critica dell’opera di Gamper, ricostruendone formazione, metodo progettuale e rapporto con la storia del design. Un percorso segnato dall’eredità artigianale altoatesina, dagli studi tra Vienna e Milano e dall’esperienza londinese al Royal College of Art, che ne colloca il lavoro nel panorama del design contemporaneo. Affiora il profilo di un autore capace di intrecciare memoria, sperimentazione e cultura del progetto, restituendo al lettore una chiave di lettura efficace per comprendere il suo contributo alla storia del design.

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MONOGRAFIE

Nanda Vigo Interiors / Nanda Vigo e gli interni, di Silvia Groaz, Birkhäuser, 2026 
in inglese e italiano
 
Con il sottotitolo La metafisica del quotidiano, 496 pagine e 356 illustrazioni, la monografia indaga per la prima volta in modo organico la ricerca dell’artista nell’ambito dell’architettura: interni, case-laboratorio, luoghi di culto, scenografie, installazioni, stand e ambienti sperimentali. Attraverso oltre cinquant’anni di attività, il volume restituisce una figura – una delle poche donne all’interno dei circuiti dell’avanguardia artistica e architettonica – capace di attraversare e mettere in discussione i confini tra arte, design e architettura, concentrandosi sulla dimensione psico-sensoriale dello spazio e sul rapporto tra corpo, materia, luce e ambiente. La ricerca, condotta attraverso documenti d’archivio, riviste, fotografie storiche e contemporanee, disegni e testimonianze di artigiani, colleghi e abitanti delle sue case, ricostruisce anche il contesto culturale in cui Vigo ha operato, tra avanguardie, arte cinetica, radical design e cultura pop. Articolato in tre sezioni – Costellazioni, Contesto, Ephemera – il libro ripercorre l’opera omnia in cui gli interni non sono semplici spazi da abitare, ma esperienza percettiva e trasformativa, capace di dissolvere i confini tra quotidiano e dimensione visionaria.

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AUTOBIOGRAFIE 

Francis Kéré. Building Stories, Taschen, 2026
in inglese

“Al mio lavoro sono state attribuite molte etichette. Radicalmente semplice. Estetica pratica. Elementi primari. Colmare il divario. Imparare dall'architettura vernacolare. Costruire con le persone e per le persone. Ottenere di più con meno. E potrei continuare”. Inizia così l’autobiografia del premio Pritzker 2022 che si dichiara aperto a tutto purché il suo lavoro abbia un impatto positivo sulle comunità in cui viene inserito. In altre parole, fare l’architetto significa fare del bene. Socialmente impegnato, Kéré in queste 444 pagine si mette a nudo non nascondendo le sue paure, gli errori, gli sforzi e le passioni che lo hanno condotto dove è arrivato e dove ogni lavoro ci racconta qualcosa: “le storie di edifici e la costruzione di storie”. Due interventi conclusivi, rispettivamente di Lesley Lokko, partecipe all’inaugurazione del monumento al giovane rivoluzionario Thomas Sankara, e di Juhani Pallasmaa, architetto finlandese suo mentore, ampliano la lettura del suo lavoro, inserendolo in una prospettiva che intreccia dimensione etica, cultura e architettura.

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MONOGRAFIE 

Formafantasma, a cura di Alessandro Rabottini e Formafantasma, Phaidon, 2026
con i contributi di Paola Antonelli, Alice Rawsthorn, Hans Ulrich Obrist, Hella Jongerius, Marianne Goebl, Domitilla Dardi, Anna Tsing, Emanuele Coccia e Andrés Jaque 
in inglese

Una monografia – la prima dedicata allo studio, fondato nel 2009 da Andrea Trimarchi e Simone Farresin – che vuole raccontare come nasce il pensiero progettuale. Ripercorrendo in 352 pagine e 400 illustrazioni gli oltre quindici anni di attività di Formafantasma, fra oggetti, mostre e commissioni, il volume restituisce una mappa di idee, esperimenti e interrogativi in cui i lavori, ordinati cronologicamente, non sono presentati come entità isolate, ma come nodi di una rete in trasformazione. Le prime sperimentazioni di Autarchy e Botanica fino a Ore Streams, Cambio e Prada Frames diventano, quindi, tappe di un percorso che sposta il design dall’oggetto ai sistemi che lo producono, interrogandone responsabilità, materiali e conseguenze. Progettare significa indagare, mettere in discussione modelli consolidati, rendere visibili le conseguenze delle nostre scelte. Le immagini, i casi studio e le conversazioni con figure di spicco del panorama internazionale restituiscono un percorso in continua evoluzione, nel quale il progetto diventa anche uno strumento per leggere il presente e immaginare possibili trasformazioni. Un volume che, come la pratica dello studio, invita a pensare prima di progettare e a considerare il progetto strumento critico.

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FOTOGRAFIA

Gabriele Basilico fotografa Aldo Rossi, testi di Gabriele Basilico, Aldo Rossi, Chiara Spangaro, Pier Paolo Tamburelli, Humboldt Books, 2026
in italiano e inglese

Più che un libro di fotografia, un dialogo tra due modi di interpretare la città: fotografarla e costruirla. Per la prima volta insieme le immagini che Basilico ha dedicato, nell’arco di quasi vent’anni, alle architetture realizzate dal premio Pritzker 1990, ricreando la profondità dell’affinità nata tra i due in nome della comune matrice milanese e della formazione al Politecnico. Le 72 fotografie in b&w, lontane dalla semplice documentazione, osservano gli edifici nella loro relazione con la città senza alcun abbellimento o correzione. Ed è proprio questa assenza di retorica a rivelare la forza delle architetture di Aldo Rossi, sospese tra memoria, geometria e vita quotidiana. Si compone il ritratto di una Milano osservata attraverso due sensibilità diverse, ma sorprendentemente consonanti: quella dell’architetto, che costruisce la memoria della città, e quella del fotografo, che ne registra le permanenze e le trasformazioni. Un incontro che il libro non celebra soltanto, ma lascia parlare attraverso le immagini e le parole dei suoi protagonisti. Valore aggiunto, infatti, le schede dei progetti scritte dallo stesso Rossi e i testi che le due figure centrali della cultura italiana del secondo Novecento si sono dedicati.

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GRAFICA 

Visual Voices for Change. Global typographic posters to Fight for Kindness, progetto di Typecampus & Zetafonts, Debora Manetti e Shrishti Vajpai, Lazy Dogs, 2026
in inglese

La tipografia può contribuire a rendere il mondo più gentile? Da questa domanda è nato il volume che raccoglie la quarta edizione di Fight for Kindness, progetto internazionale promosso da TypeCampus e sostenuto dalla type foundry fiorentina Zetafonts. Oltre 600 poster tipografici, realizzati da designer di tutti i continenti e presentati in più di 20 mostre nel mondo, compongono un atlante visivo dedicato alla gentilezza come valore universale. Più che un catalogo, il libro è una riflessione sul ruolo della comunicazione visiva nella società contemporanea: attraverso 34 alfabeti e lingue, interviste, saggi e contributi originali, dimostra come lettere, parole e immagini possano superare confini culturali e linguistici per generare dialogo, empatia e consapevolezza. Con una prefazione di Steven Heller e la partecipazione di numerosi protagonisti della scena internazionale, il volume documenta un’idea di design inteso non come esercizio estetico, ma come pratica civile. Un’impostazione già riconosciuta dall’ADI: Fight for Kindness 2024 è stato selezionato nell’ADI Design Index 2025 e, nel 2026, è entrato nella Selezione Compasso d’Oro nella categoria Communication Design – Social Campaign.

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GRAFICA 

Tutto in linea, di Saul Steinberg, Adelphi, 2026

Una linea per raccontare il mondo. Quella di Saul Steinberg, capace di trasformare il gesto più semplice in uno strumento di osservazione, ironia e pensiero con leggerezza estrema. Pubblicato per la prima volta negli Stati Uniti nel 1945, il volume è arrivato (finalmente) in Italia, oltre ottant’anni dopo che Aldo Buzzi, architetto amico dell’autore, ne aveva segnalato l’importanza su Domus.
Nato in Romania, formatosi come architetto a Milano e approdato negli Stati Uniti per via delle leggi razziali, Steinberg porta nel disegno la sua esperienza in transito fra culture, lingue e identità. Ma è, soprattutto, la sua invenzione grafica a rendere il libro un’opera sorprendentemente contemporanea. Con pochi tratti, una linea che si piega, si interrompe, si moltiplica o diventa scrittura, l’artista mette in discussione il confine tra realtà e rappresentazione, tra disegno e linguaggio. La realtà viene ridotta ai suoi segni fondamentali, rivelando la complessità dei comportamenti umani, convenzioni sociali e identità. Il mondo viene smontato ricomposto attraverso il segno, rivelandone contraddizioni e assurdità. La sua indimenticabile lezione è dimostrare che per vedere di più, talvolta, basta disegnare di meno.

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CATALOGO

A Chair and You, a cura di Zoé Barbier-Mueller, Lars Müller Publishers, 2026 
in inglese

Un catalogo, ma in realtà un viaggio nel potenziale espressivo di un oggetto quotidiano che, liberato dalla sua funzione, si presta a nuove narrazioni tra arte, design e teatro. Una sedia, infatti, non è mai soltanto una sedia. Può essere scultura, provocazione, esercizio di immaginazione o piccolo manifesto del proprio tempo. È questa la premessa del volume che documenta l’omonima mostra – al Kunsthal Rotterdam fino al 31 gennaio 2027, già al mudac di Losanna e al Grassi Museum di Lipsia – nata dalla straordinaria collezione del mecenate svizzero Thierry Barbier-Mueller, diventata spettacolo grazie alla regia di Robert Wilson, maestro della sperimentazione visiva, che trasforma le sedute in presenze scultoree, isolandole in un susseguirsi di ambientazioni, giochi di luce e atmosfere sospese. Il volume restituisce questa esperienza attraverso sequenze fotografiche che seguono il ritmo della mostra, un’opera in quattro atti, che attraversa l'universo- sedia nelle sue declinazioni più imprevedibili: dall'oggetto funzionale alla scultura, dal gesto ironico alla sperimentazione formale. I testi, invece, ricostruiscono la genesi del progetto e raccontano il sodalizio creativo tra collezionista e regista. Ne emerge una riflessione sul potere degli oggetti di trascendere la propria funzione e acquisire nuovi significati. Perché, sotto lo sguardo di Wilson, anche una sedia può salire sul palcoscenico e prendersi la scena.

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MONOGRAFIE

Udayshanth Fernando: Living Design, Rizzoli New York, 2026 
in inglese

Un gusto libero da etichette, capace di accostare antico e contemporaneo, arte e artigianato, memoria e sperimentazione. È questo il mondo di Udayshanth Fernando, per tutti Shanth, designer e collezionista srilankese, fondatore di Paradise Road, brand che riunisce oggetti, interni, hotel e ristoranti. Prima monografia a lui dedicata racconta la costruzione di un’estetica personale, maturata in oltre quarant’anni di ricerca e profondamente legata alla cultura materiale dello Sri Lanka. Dalla casa privata, scrigno di una collezione d’arte e manufatti, agli spazi dell’ospitalità, ogni progetto riflette una visione in cui nulla è puramente decorativo: oggetti, opere e arredi dialogano in composizioni stratificate, dall’atmosfera insieme sofisticata e informale. Lontano dalle formule del design internazionale, Fernando attinge alla tradizione locale per reinventarla, collaborando con artigiani dell’isola e trasformando tecniche e motivi storici in creazioni contemporanee. Un linguaggio che non insegue le mode, ma cerca un equilibrio tra bellezza, funzione e comfort. Progettare per Fernando significa, in sostanza, trasformare spazi e oggetti in espressioni autentiche di una cultura e di una storia personale.

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ARCHITETTURA

Rem Before Koolhaas. Journalism by an Architect, di Antonio Cantero, introduzione di Beatriz Colomina, nai010 publishers + TU Delft OPEN Publishing, 2026
in inglese

Che cosa c’era prima di OMA, di Delirious New York, dell’architetto capace di leggere la città come un laboratorio di contraddizioni? Un giovane giornalista curioso e ostinato, già interessato a capire come funzionano persone, sistemi e potere. Il libro porta per la prima volta alla luce questa sua esperienza, maturata tra il 1963 e il 1967 sulle pagine del settimanale olandese Haagse Post. Poco più che ventenne, Koolhaas racconta di personaggi celebri, dei Provos, della controcultura hippie e delle trasformazioni di Amsterdam. Le interviste sono molto più di semplici esercizi giornalistici: diventano testi autonomi, quasi saggi in cui voci, informazioni e punti di vista vengono accostati per far emergere conflitti, dinamiche di potere e mutamenti sociali. La scrittura diventa strumento per osservare, selezionare e costruire connessioni. Cantero non interpreta il giornalismo di Koolhaas come semplice anticamera dell’architettura, ma ne rivendica l’autonomia attraverso i layout originali della Haagse Post, le traduzioni in inglese – fino a oggi inedite – e una nuova intervista. Un laboratorio in cui prende forma un metodo: raccogliere, montare, interpretare. Prima ancora di progettare edifici, Koolhaas scopre la realtà come strumento di progetto.

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MONOGRAFIE

Gio Ponti, di Oscar Duboÿ, Johan and Levi, 2026

Raccontare questo “creatore dalle mille facce” e “prodigioso tuttofare, straripante di curiosità e fantasia”, come lo definisce l’autore, significa misurarsi con una figura difficile da contenere in una sola definizione. Architetto, designer, ceramista, editore e promotore culturale, in oltre sessant’anni Ponti ha attraversato discipline e linguaggi, costruendo una delle idee più riconoscibili della modernità italiana. È questa natura poliedrica che Duboÿ affronta in un volume agile, capace di sintetizzare una produzione vastissima – rappresentata da un ricco apparato iconografico – senza ridurla a semplice successione cronologica di opere. Dagli esordi alla Richard-Ginori alla direzione artistica di FontanaArte, dagli interni agli arredi fino alle grandi architetture, il filo conduttore è la capacità di Ponti di muoversi tra scale, materiali e settori produttivi mantenendo una visione unitaria, fondata sulla ricerca del bello. In questa prospettiva assume particolare rilievo Domus, non solo importante tappa della sua carriera, ma strumento attraverso cui contribuì a costruire e diffondere una cultura del design italiano aperta al confronto internazionale. Una lettura che restituisce attualità a un’idea di modernità intesa non come stile, ma come incessante esercizio d’invenzione.

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MONOGRAFIE

Luceplan. Shaping Light, a cura di Valentina Croci, progetto grafico di Studio Blanco, Rizzoli illustrati, 2026
in inglese e italiano

Dare forma alla luce – il titolo-filo conduttore di questa prima monografia dedicata agli oltre quarant’anni di ricerca dell’azienda milanese a caratura internazionale – significa trasformare il modo in cui si percepisce e si abita lo spazio. Quella di Luceplan è una storia non solo di prodotto, ma di tutto ciò che solitamente resta dietro le quinte: idee, persone, valori e scelte. Intuizioni progettuali, sperimentazione tecnologica, ricerca estetica e nuove visioni dell’abitare sono restituite attraverso immagini d’archivio, fotografie inedite e saggi critici, ricreando la vitalità di un percorso che ha fatto dell’illuminazione un terreno di ricerca ben oltre la funzione, in un equilibrio sottile tra tecnologia e poesia. 
Dalla lampada Costanza, icona di essenzialità e intelligenza progettuale, alle più recenti esplorazioni tra elettronica, materiali e sostenibilità, emerge una cultura del design capace di coniugare innovazione e uso quotidiano. I contributi di Chiara Alessi, Charlotte e Peter Fiell, Marinella Patetta, Laura Rysman e Sarah Robinson aprono ulteriori prospettive, mettendo in dialogo progetto, neuroscienze, percezione sensoriale e responsabilità ambientale. Più che una celebrazione, il libro è un’autoanalisi e una riflessione sulla cultura del progetto e sul ruolo della luce, materia immateriale che disegna atmosfere, genera emozioni e immagina modi migliori di abitare.

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MONOGRAFIA

Mathieu Lehanneur, introduzione di Spencer Bailey, testi di Anne Bony, Constance Rubini, e Lucie Weegery, Phaidon, 2026
in inglese

Debutto monografico per Mathieu Lehanneur, designer francese classe 1974, capace di attraversare discipline e scale progettuali con un approccio visionario. Arte, scienza e natura sono i territori di confine in cui si muove e le fonti d’ispirazione degli 80 progetti raccolti nel volume, articolato in dieci capitoli tematici. Fin dagli esordi, biologia, dati demografici e comportamento di elementi come l’acqua e la pietra alimentano una ricerca che spazia dall’arredo agli interni, dai dispositivi tecnologici ai grandi progetti pubblici. Fenomeni naturali e processi scientifici diventano strumenti per immaginare nuove soluzioni: dai sistemi di purificazione dell’aria agli acquari vegetali, dalle installazioni paesaggistiche fino alla torcia e al braciere dei Giochi Olimpici e Paralimpici di Parigi 2024. Il ricco apparato iconografico documenta il percorso che trasforma l’intuizione in forma, svelando il processo creativo di ogni progetto. Completano il volume un saggio introduttivo, un’intervista al designer e un approfondimento dedicato al progetto olimpico. Una monografia-viaggio nel laboratorio creativo di chi usa il design per indagare le relazioni tra esseri umani, tecnologia e ambiente, inseguendo una qualità quasi magica: la capacità di oggetti e spazi di esercitare un influsso sull’uomo e, in ultima analisi, di trasformarlo.

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28 ottobre 2026
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