Lukas Wegwerth racconta la sua strategia green per supersalone

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Blankenau, Ph. credit Studio Lukas Wegwerth

Il designer di Berlino ci parla di circolarità, del suo rapporto con la natura, del valore della riparazione, di sistemi aperti, di produzione locale, di pensiero razionale, di libertà e della preziosa e bellissima idea della durabilità emotiva.

Responsabile della produzione delle installazioni per il supersalone, Lukas Wegwerth ha un approccio sostenibile al design, che vede il riuso come elemento chiave, assolutamente perfetto per il compito che è chiamato a svolgere.

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Blankenau, Ph. credit Studio Lukas Wegwerth

Berlino è la città dove vivi e dove hai frequentato la Berlin University of the Arts, credi che questo abbia avuto una particolare influenza sul tuo approccio al Design? Che tipo di riflessioni vorresti suscitare con i tuoi progetti?
Per me Berlino è sempre stata ed è tuttora un luogo di temporalità. Le cose appaiono e scompaiono a un ritmo frenetico, evolvendosi spesso in progetti bottom-up indipendenti. Molti di questi hanno un impatto positivo sulla vita della comunità. Berlino rappresenta un interessante banco di prova in questo senso.
Ho visto i tuoi lavori per la prima volta alla Fumi Gallery, si trattava di pezzi dove manipolavi i rami degli alberi per creare elementi di arredo... cercavi di trasmettere un messaggio sulla natura incontaminata contrapposta al controllo?
In primo luogo, non sto cercando di esprimere una contraddizione. Piuttosto, ritengo che dobbiamo ampliare la nostra idea di "collaborazione con" la natura oppure di integrazione della stessa all'interno dei nostri processi produttivi. Lavorando direttamente con i rami riesco ad aggirare la classica filiera produttiva del legname: l'albero viene tagliato utilizzando macchine pesanti, il legname viene poi trasportato in segheria, lavorato ed essiccato a caldo, spedito ai rivenditori all'ingrosso ed infine distribuito alle falegnamerie.
Al contrario, io taglio solo le parti che mi incuriosiscono, ma l'albero continua a crescere. Lavoriamo con le forme create dall'albero stesso— ed in questo senso il progetto non ha tanto a che vedere con contraddizioni o giustapposizioni, quanto con la ricerca di nuovi metodi per integrare il naturale all'interno del mio modo di lavorare. Questo richiede una certa apertura mentale nei riguardi delle specifiche peculiarità di ogni albero per creare ogni pezzo in base a tali caratteristiche innate.
Quando iniziamo a lavorare su un pezzo abbiamo solo una vaga idea di quello che vogliamo realizzare. Durante questo processo creativo congiunto, emergono continuamente diversi possibili risultati, e noi seguiamo la strada che ci indicano.
Non voglio proiettare su un materiale forme che non siano in sintonia con le caratteristiche del materiale stesso— sia che si tratti di rami di un albero o di un tubo d'acciaio laminato.
Sembra che tu abbia portato questa idea ad un nuovo livello con le tue opere Crystallization. Qui vediamo nuovamente come riesci a intervenire e a manipolare la natura lasciando tuttavia spazio a risultati inaspettati. Che intenzioni avevi con questo progetto?
Entrambi i progetti si basano su un approccio simile: mi limito ad osservare come crescono i materiali invece di sagomarli come voglio io.
Il concetto di "riparazione" ha un ruolo importante anche nella serie Crystallization. Mi piacciono molto gli oggetti usati e riparati— credo che ci sia un grande valore nelle storie che ci raccontano su noi stessi, sulle persone che li hanno utilizzati e sul loro scopo.
Solitamente le crepe sono percepite come un elemento di svalutazione che la riparazione non può cancellare, riportando l'oggetto al suo valore originale. Volevo abbracciare l'idea della riparazione e sperimentare con essa in modo tale che il "dopo" non fosse necessariamente una ripetizione del "prima". In questo senso, le crepe si trasformano in potenzialità e l'atto della riparazione diventa una soluzione, un momento di libertà per l'inaspettato, per la nascita di una nuova forma.
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Crystallization No.91, Ph. credit Studio Lukas Wegwerth

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Crystallization No.147, Ph. credit Studio Lukas Wegwerth

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A questo punto, nella mia mente ti avevo ormai associato al concetto di domare il caos della natura, ma mi hai sorpreso con il diverso approccio che hai adottato per il progetto chiamato Three+1, un sistema di elementi connettori che utilizzi per costruire strutture e che ha un feeling molto "industrial"... Come nasce questo progetto?
Il sistema Three+1 nasce da alcune riflessioni sul ciclo di vita, sul riuso, sulla modularità e sul concetto di collaborazione. Era il periodo in cui la produzione di acciaio tagliato al laser era appena diventata accessibile a un pubblico più ampio e questo mi ha spinto ad interessarmi alla creazione di un elemento connettore che potesse essere potenzialmente prodotto ovunque, da chiunque fosse interessato a usarlo. In questo senso il connettore può tramutarsi in una base di scambio, sia metaforicamente che letteralmente— poiché può essere collegato a tanti materiali strutturali diversi.
Esistono fantastici sistemi di ponteggi che consentono di realizzare grandi strutture facilmente e rapidamente. A differenza di questi, però, il sistema Three+1 è sempre aperto al cambiamento: può essere ampliato e abbinato ad altri componenti, può essere ridimensionato per fungere da elemento di arredo o da struttura architettonica e può essere facilmente riconfigurato.
(Progetto con la Open Design School Matera)
Mi piace la versatilità che offre questo sistema e l'idea che possa essere personalizzato in tanti modi diversi. È questo l'aspetto più interessante per te?
L'idea che il sistema si presti a adattamenti e cambiamenti futuri è stata fondamentale sin dall'inizio. Ritengo che l'estetica di un oggetto incompiuto e modificabile ispiri l'utente a cambiarlo, a disassemblarlo e a riutilizzarlo - in questo modo l'utente diventa più di un semplice consumatore, viene coinvolto dall'idea di un ambiente potenzialmente modificabile. Meno una cosa è predefinita e più sarà libera e aperta alle modifiche, creando così potenzialmente una maggiore durabilità emotiva.
Sembra che tu sia stato chiamato a far parte del team di designer che si occupano del supersalone perché sei in linea con il loro impegno green. Che briefing ti hanno dato?
Il supersalone sta esplorando nuovi possibili modi per realizzare una fiera. Oltre a molti aspetti culturali e democratici, l'impegno per la sostenibilità e la responsabilità sono gli obiettivi principali di questo programma.
All'interno del team curatoriale ci siamo chiesti in generale di quali materiali e funzioni avessimo bisogno, e così la quantità di materiali disponibili si è ridotta notevolmente. Per l'uso dei materiali, abbiamo sviluppato strategie basate su prodotti a noleggio o prefabbricati, oltre che finalizzate al riuso dei materiali impiegati. Abbiamo ideato una strategia che ci consentirà di riutilizzare grandi quantità di materiali impiegati per le pareti dell'area commerciale. Le strutture che abbiamo progettato per le aree sociali sono in parte realizzate con un sistema di ponteggi a noleggio e in parte con il sistema Three+1.
Credo che qui sia importante prevedere una varietà di strategie diverse: non esiste una soluzione unica per ridurre l'impiego di risorse e discostarsi dall'attuale modello "take-make-dispose".
Userai il sistema Three+1 per realizzare le installazioni al supersalone?
Abbiamo deciso di usare il nostro sistema per tutte le strutture più piccole e per le sedute. Per le strutture di dimensioni maggiori, abbiamo optato per sistemi di ponteggi a noleggio, riconfigurati in modo da adattarli alle nostre esigenze. Abbiamo preso questa decisione perché crediamo che le strutture più piccole siano più facili da trasportare e immagazzinare e che possano essere riutilizzate per fiere future oppure anche al di fuori del contesto fieristico, da altre istituzioni o da privati.
Sarà tutto all'insegna dell'economia circolare? Sarà tutto riciclabile?
Abbiamo dato la priorità al riuso piuttosto che al riciclo. Secondo la nostra visione, l'evento terminerà solo dopo che tutti i materiali impiegati saranno stati consegnati per il riuso. Questo significa che potranno essere smantellati e immagazzinati fino alla prossima fiera oppure riutilizzati al di fuori del contesto fieristico come strutture intere o alterazioni delle stesse.
La mostra "Non Extractive Architecture" curata da Joseph Grima presso la V-A-C Foundation di Venezia rappresenta un buon esempio di questo concetto. È realizzata con elementi connettori Three+1 e scarti di legno. Tutti i materiali hanno già avuto un lungo ciclo di vita, tuttavia saranno nuovamente riutilizzati dopo la mostra.
Ovviamente il riciclo ha senso solo se l'alternativa è lo smaltimento del materiale. Se invece esiste la possibilità di continuare ad utilizzarlo senza doverlo lavorare o alterare, allora preferisco sempre questa opzione.
Credo che sia proprio questo che dovremmo approfondire in quanto società: come riuscire a dare forma ad un'espressione creativa senza sprecare così tanto materiale.
Credo che siamo solo all'inizio di un processo che si rivelerà lungo e probabilmente molto interessante; credo anche che dobbiamo ancora trovare un modo per creare senza sprechi di materiale o di risorse.
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Saurian Table, Ph. credit Studio Lukas Wegwerth

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Squid Stool, Ph. credit Studio Lukas Wegwerth

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Saurian Table Detail, Ph. credit Studio Lukas Wegwerth

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Quali materiali utilizzate?
L'idea di partenza è che l'aria è la nostra prima opzione. Questo significa che ci pensiamo due volte prima di costruire qualcosa e che quando lo facciamo preferiamo materiali facilmente riconfigurabili oppure estremamente durevoli— quali il compensato e l'acciaio. Le strutture in acciaio richiedono un elevato consumo di energia durante la loro produzione però hanno anche un ciclo di vita molto lungo, che è un fattore importante quando si cerca di rendere sostenibile la modularità. Solo strutture molto durature hanno senso per un sistema modulare da utilizzare il più a lungo possibile. Alcuni materiali ovviamente rappresentano un'eccezione per motivi igienici.
Avete anche pensato a come utilizzare l'acqua in maniera responsabile?
L'acqua e l'energia sono necessarie per la lavorazione di materiali e oggetti, sia in termini di produzione che di riciclo. L'idea di dare la priorità al riuso piuttosto che al riciclo si basa sull'approccio al quale mi riferivo prima: se è possibile, scegliamo di evitare l'utilizzo di materiali superflui.
Avete calcolato la riduzione delle emissioni di CO2 generate, dei materiali utilizzati, ecc.?
Di solito non lavoriamo con questo genere di dati, ma credo che sia fantastico che questi calcoli siano stati tenuti in considerazione per il supersalone. Ci danno una prospettiva molto più chiara sulla gravità e sull'impatto di alcune decisioni.
La pandemia ha cambiato in qualche modo la tua etica di design o il tuo grande interesse nella sostenibilità e nella circolarità?
Credo che la pandemia abbia mostrato a tutti noi, collettivamente e globalmente, gli impatti dell'antropocene e dell'azione umana—tutti ci rendiamo conto di come sono cambiate le nostre vite quotidiane.
Temi a noi cari, che rappresentano il punto di partenza per il nostro lavoro, ora ottengono maggiore visibilità e i concetti di sostenibilità, responsabilità o circolarità vengono inseriti in contesti più ampi, una cosa eccezionale!
La pandemia ha dimostrato in modo evidente l'importanza della produzione locale e delle filiere produttive corte e localizzate.
26 agosto 2021