Verso un’architettura più attenta all’ambiente. Sette casi studi

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Ingenhoven Architects, Kö Bogen II, Düsseldorf, 2020. © ingenhoven architects / HGEsch

Quali sono le strategie adottate dagli architetti per affrontare la crisi climatica? Facciamo il punto attraverso una selezione di esempi virtuosi.

In un periodo di crisi climatica come quello in cui viviamo, non ci sono risposte definitive né una sola strada da intraprendere per rendere l’architettura meno impattante. Abbiamo però un dato da cui partire: l’industria delle costruzioni rappresenta il 38% delle emissioni di C02 prodotte globalmente.

Ridurre i consumi energetici e gli scarti di produzione, utilizzare tecniche tradizionali e materiali locali, cambiare la percezione del nostro rapporto con l’ambiente, rendere le città più verdi, guardare al benessere fisico e mentale delle persone. Questi sono solo alcuni dei temi indagati dagli architetti contemporanei che vogliono provare a rendere l’architettura più compatibile con l’ambiente. Abbiamo selezionato sette tra i casi studio più virtuosi per raccontare in che modo il mondo dell’architettura sta reagendo alle questioni ambientali dei nostri giorni.

1 - Ingenhoven Architects, Kö Bogen II, Düsseldorf, Germania, 2020

Otto chilometri di siepe di carpino nero e oltre 30.000 piante. Kö Bogen II di Düsseldorf è l’edificio con la facciata verde più grande d’Europa. Da diversi anni lo studio tedesco Ingenhoven Architects prova a dare risposte pratiche al tema del cambiamento climatico, sviluppando il suo concept supergreen®. Il progetto a Düsseldorf, che unisce spazi commerciali e uffici, è una via di mezzo tra progetto urbano e parco, tra edificio e land art. Kö Bogen II è un nuovo landmark per la città e rappresenta un importante cambio di paradigma: dal punto di vista urbano, segna l’abbandono dell’era automobilistica e una svolta verso una pianificazione orientata alle persone. La seconda pelle verde ha diversi vantaggi, non solo estetici: migliora il microclima della struttura, protegge dai raggi del sole, immagazzina l’umidità e attenua il rumore della città, oltre ad assorbire CO2.

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Ingenhoven Architects, Kö Bogen II, Düsseldorf, 2020. © ingenhoven architects / HGEsch

2 - Kengo Kuma Architects, Welcome – feeling at work, Milano, Italia, in costruzione

L’edificio per uffici e servizi progettato dall’architetto giapponese Kengo Kuma nell’area est di Milano sarà una struttura accessibile, permeabile e trasparente. È stata concepita come un grande giardino pensile che cambia insieme alle stagioni. La sostenibilità qui è non solo ambientale, ma riguarda la vita delle persone che abitano lo spazio: luce naturale, controllo dei rumori, ampi spazi interni ed esterni per incontri di lavoro, una scala umana favoriscono la salute fisica e mentale dei lavoratori. Kengo Kuma sviluppa un particolare concetto, quello dell’architettura “biofiliaca”, che prevede l’uso di elementi organici e verdi, per stimolare i nostri sensi e assecondare la nostra tendenza a trovare comfort e ispirazione nei contesti naturali.

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Kengo Kuma & Associates, Welcome – feeling at work, Milano, render di progetto. © Kengo Kuma & Associates

3 - Mario Cucinella Architects, TECLA, Massa Lombarda, Italia, 2021

TECLA – Technology and Clay è il primo modello di abitazione stampata in 3D in terra cruda locale, una costruzione a quasi zero emissioni di carbonio. Si trova a Massa Lombarda, Ravenna, e nasce dall’incontro tra lo studio MCA – Mario Cucinella Architects e WASP – World’s Advanced Saving Project. Caratteristica principale del progetto è il suo involucro “imperfetto”, prodotto con materiali reperibili sul luogo, per ridurre emissioni e scarti. La casa rappresenta l’unione tra una tecnologia d’avanguardia, come la stampa 3D, e un materiale antico, la terra cruda, usato in varie parti del mondo per realizzare abitazioni. TECLA prende il nome dalla città in continua costruzione de Le città invisibili di Italo Calvino, dove alla domanda sul perché di questa interminabile costruzione, gli abitanti, senza smettere di lavorare, rispondono: “perché non cominci la distruzione”.

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Mario Cucinella Architects, Tecla, Massa Lombarda, Italia, 2021. © Jago Corazza

4 - Koichi Takada Architects, Sunflower House

Sunflower House (Casa Girasole) è una proposta sperimentale progettata dall’architetto giapponese Koichi Takada, su commissione di Bloomberg Green, che immagina la casa del futuro in ottica sostenibile. La sua visione è ambientata in Umbria, regione italiana nota per i suoi terreni agricoli e per i campi di girasole. Elementi caratteristici del progetto sono la copertura circolare, che ruota per massimizzare l’esposizione al sole (proprio come un girasole), e la struttura, che minimizza la sua impronta a terra per ridurre l’impatto sull’ambiente circostante. Il progetto unisce così tecnica e poetica. “Il cambiamento climatico deve essere un catalizzatore per un cambiamento positivo, a partire dalle nostre case,” afferma Takada.

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Koichi Takada Architects, Sunflower House. © Koichi Takada Architects

5 - Snøhetta, Powerhouse Brattørkaia, Trondheim, Norvegia, 2019

“Gli edifici positivi dal punto di vista energetico sono gli edifici del futuro. Il mantra del mondo della progettazione non dovrebbe essere ‘la forma segue la funzione’ ma ‘la forma segue l’ambiente’”, afferma Kjetil Trædal Thorsen, fondatore di Snøhetta. Lo studio norvegese lavora affinché i loro progetti siano completamente carbon neutral, capaci cioè di compensare le emissioni con la produzione di energia rinnovabile. Un esempio completato di recente è Powerhouse Brattørkaia a Trondheim, Norvegia, un edificio per uffici che produce più del doppio della quantità di elettricità che consuma quotidianamente. La forma dell’edificio segue infatti la necessità di massimizzare la sua esposizione al sole.

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Snøhetta, Powerhouse Brattørkaia, Trondheim, Norvegia, 2019. © Ivar Kvaal

6 - Building Beyond Borders, Casa delle Donne di Ouled Merzoug, Marocco, 2019

Il programma post-laurea Building Beyond Borders, organizzato dall’Università di Hasselt, in Belgio, ha una visione allargata dell’architettura sostenibile e promuove ricerche-pratiche in territori marginali. Nel piccolo villaggio di Ouled Merzoug, che si trova nell’entroterra rurale del Marocco, l’università ha costruito la nuova Casa delle Donne: un luogo di incontro, di lavoro e di apprendimento, dove le abitanti del villaggio possono condividere le loro opere artigianali con compaesani e visitatori. Ogni materiale utilizzato è estratto localmente e lavorato in collaborazione con artigiani locali, per innescare uno scambio di conoscenze utile sia agli studenti sia agli abitanti del villaggio. L’edificio segue la conformazione del terreno, rispetta i percorsi informali degli abitanti e instaura relazioni visive con il resto del villaggio. La Casa delle Donne è quindi un progetto di ecologia sociale.

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Building Beyond Borders, Casa delle Donne di Ouled Merzoug, Marocco, 2019. © Thomas Noceto

7 - Taller de Arquitectura de Alto Rendimiento (TAAR), El Humedal, Valle de Bravo, Messico, 2013

Taller de Arquitectura de Alto Rendimiento (TAAR) ha progettato un centro di ricerca ambientale a Valle de Bravo, Messico, che produce in loco tutte le risorse di cui ha bisogno per funzionare. El Humedal è costruito con un misto di materiali naturali e riciclati, estratti localmente ed evitando ogni spreco. Per realizzare l’edificio, TAAR ha guardato alle tecniche costruttive del popolo indigeno Mazahuas, come i sistemi di raccolta d’acqua piovana e i muri in mattoni e pietra per creare massa termica. “In questo progetto abbiamo cercato di rendere tutto consapevole, dalle risorse che il progetto deve generare per funzionare, al concetto di produrre qualcosa dagli scarti di qualcun altro”, afferma Carlos Ruiz Galindo, cofondatore di TAAR.

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Taller de Arquitectura de Alto Rendimiento (TAAR), El Humedal, Valle de Bravo, Messico, 2013. © Rafael Gamo

23 agosto 2021