Dai brevetti all’architettura green. I libri per l’estate, per sorprenderci e divertirci

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Quale miglior momento, l’estate, per godersi un bel libro? In mezzo alla fitta giungla editoriale 2021 alcuni titoli ci hanno particolarmente intrigato.

“Luce diffusa, splendore. L’estate è essenziale e costringe ogni anima alla felicità” scriveva André Gide. La felicità, anche, di leggere un libro, perché l’estate è per antonomasia sinonimo di svago, riposo, riflessione e tempo libero. Buone letture!

Cartographies: New York, 10am-7pm (Humboldt Books), una sequenza di scatti macro degli abiti dei passanti per le strade di Manhattan. Fra pieghe e macchie ecco i momenti di vita quotidiana, le cartografie dei viaggi di ciascun individuo. Impaginato come un quotidiano, con fogli liberi rilegati da un elastico, il piccolo libro alterna fotografie originali con dettagli ingigantiti a tutta pagina. Nel foglio centrale, un indice cronologico delle immagini rimanda al sottotitolo New York, 10 am – 7 pm, indicando l’istante esatto in cui Louis De Belle (Milano 1988, con studi al Politecnico di Milano e al Bauhaus – Universität Weimar) ha scattato le insolite foto. Un memento vivere tra le righe, sulla ripetitività delle azioni quotidiane. Sparpagliato tra le immagini, emerge un testo di Francesco Pacifico con ambientazione newyorchese. Per chi New York pensava di conoscerla come le proprie tasche.

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© Louis De Belle, Cartographies.

Un libro già diventato guida di riferimento per i nostalgici della vecchia Tokyo. Illustrato da Mateusz Urbanowicz, polacco ma residente nella capitale giapponese da molti anni, con esperienza nei fumetti, illustrazioni, lavori d’animazione e video, Botteghe di Tokyo (L’ippocampo) vuole esplicitamente attirare l’attenzione su queste storiche architetture, sopravvissute alla vertiginosa urbanizzazione della città. Botteghe scelte, e ritratte ad acquarello, perché “danno un colore e un carattere particolare alle strade di Tokyo”. Attraversando cinque quartieri incontriamo, fra le oltre 50 presentate, quella che dal 1864 vende le chiyogami, le carte dai tradizionali motivi giapponesi dipinti a mano; la biscotteria dalle splendide grondaie; la fabbrica di tempura degli anni ’30 e, dello stesso periodo, la macelleria Yamane, ora demolita, famosa anche tra i turisti per le sue crocchette di carne. Il libro perfetto per i nostalgici dei tempi che furono.

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Se per fare un tavolo ci vuole il legno, lo stesso vale per un pianoforte. Ed è proprio su una tavola di compensato che a dieci anni, Paolo Fazioli, il creatore dell’omonima azienda, ha disegnato 88 tasti bianchi e neri per poter suonare con l’immaginazione. Come evidenzia il titolo Dal sogno al suono (Rizzoli), Fazioli è andato oltre i suoi desideri. Al diploma del Conservatorio di Pescara unisce la laurea in Ingegneria, un mix magico che gli ha permesso di racchiudere suoni perfetti nello strumento. “Il nostro suono”, racconta “doveva essere luminoso, solare, espressivo, ricco di colori e potente". In altre parole, diverso da quelli dei tanti pianoforti che aveva raccolto per studiarne il suono, così come aveva fatto da ragazzo smantellandone uno vecchio trovato in casa. Gli inizi della sua avventura sono nello storico mobilificio di famiglia, a Sacile, che tra i suoi designer annoverava personaggi del calibro di Fontana, Ponti, Mendini, Munari, Scarpa, Gregotti, Zanuso. Qui si ritaglia uno spazio per la sua passione e fa arrivare le persone giuste - Pietro Righini, musicista e studioso di fisica del suono, Guglielmo Giordano, tecnologo del legno e fondatore dell’Istituto Nazionale del Legno del CNR, e Lino Tiveron, esperto artigiano, e il figlio Pierluigi - e con questa squadra di eccellenza conquista in breve il mondo. Il resto è tutto da leggere (a partire dalla prefazione di Herbie Hancock), da guardare e da ascoltare attraverso le parole di grandi esecutori contemporanei.
Per chi ama le storie dell’imprenditoria italiana, dal sogno alla felice realtà.

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Coloratissimo e allegro, come l’estate, Olimpia Zagnoli Caleidoscopica (Lazy Dog Press) è un’antologia degli ultimi dieci anni della carriera di quest’artista, fra le più interessanti della nuova generazione di illustratori, che si muove tra editoria, moda e comunicazione. I suoi morbidi e variopinti lavori impregnati di colori saturi – dai disegni alle stampe, dal neon ai tessuti e alle sculture – sono qui affiancati per libere associazioni o per affinità di tema, colore e forma. Una serie di schizzi ci avvicina al suo processo creativo, alla ricerca della sintesi e precisione dell’immagine. Testi e pensieri di autori attivi nel mondo dell’illustrazione, del design e dell’arte aggiungono originali chiavi di lettura al suo lavoro. Divertentissima la copertina cartonata con occhiali a specchio, quegli occhiali che contraddistinguono il look della Zagnoli, e a cui Italo Lupi dedica un amabile scritto.
Per chi ama design, moda, stile e cerca infinite ispirazioni.

Dalla sedia rossa e blu di Rietveld, l’uso del colore nell’arredo ha conquistato una folla sterminata di proseliti. Per saperne di più A Century of Colour in Design (Thames&Hudson) illustra cronologicamente la sua storia, o meglio quando e come il colore ha incontrato il design. Passando in rassegna 250 oggetti fra cui quelli di otto maestri innovativi nel suo uso – Joseph and Annie Albers, Alexander Girard, Verner Panton, Alessandro Mendini, Hella Jongerius, Doshie Levien, Scholten & Baijings e Bethan Laura Wood – il volume è un viaggio dalle radici intellettuali della Bauhaus, che apre la strada al movimento De Stijl, inauguratore della stagione dei colori primari, e al Modernismo americano che vede l’ascesa delle tinte –  testimoni i 250 milioni di set da tavola American Modern di Russell Wright venduti in 20 anni. Il colore irrompe, veramente, solo a partire dalla fine della seconda guerra mondiale con la pletora delle nuove plastiche in cerca di identità. L’Italia utilizzerà il colore, prediletto è il rosso, per sottolineare le forme scultoree. Questa libertà di espressione prosegue nei decenni successivi arrivando all’esplosione Memphis e andando poi scemando negli anni ‘90 in favore di un minimalismo cromatico per ritornare prepotente al giro di boa del millennio. Per chi ama la vita in technicolor.

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Tulip Chairs, Pierre Paulin, 1960–65 - Image courtesy of Artifort

Ogni cosa ha un nome, ma anche un suo inventore, noto o sconosciuto, come si evince da Patented: 1,000 Design Patents (Phaidon), una sorta di enciclopedia del brevetto. Sono 1.000, infatti, i brevetti selezionati – tra i 750.000 rilasciati dall’ufficio preposto americano – da Thomas Rinaldi, designer e autore di libri di architettura. Negli Stati Uniti i brevetti venivano rilasciati anche ai non americani, per cui questo archivio, unico nel suo genere per scopo e vastità, raccoglie i patents di tutto il mondo. Partendo da quello per un tavolo da biliardo datato 12 giugno 1900 e finendo con un respiratore del 26 maggio 2020, tutti i brevetti sono ordinati cronologicamente, a sottolineare come oggetti differenti siano in relazione fra loro e come l’evoluzione stilistica sia consequenziale a quella tecnologica e ai processi creativi, piuttosto che alla tipologia stessa. L’autore intende anche far conoscere designer rimasti fin ora sconosciuti ai più, ma i cui i prodotti sono invece usati universalmente—ad esempio, Jean Reinecke con i vari dispenser per nastro adesivo, il tostapane o il barbecue con ruote, fra gli altri. Tra i “nostri inventori” incontriamo designer come Bellini, Castiglioni, Citterio, De Lucchi, Magistretti, Zanuso. A sorpresa, c’è anche Francis Ford Coppola, sì proprio il regista, con il packaging di un contenitore per bevande. Per chi desidera tenere la bibbia (del design) sulla scrivania.

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#Patented

Da tendenza, l’architettura green ora è diventata una necessità. Se oggi metà della popolazione mondiale vive in centri urbani, nel 2050 le previsioni delle Nazioni Unite diagnosticano un 68%. Il verde urbano riduce la temperatura di circa 5°, anche solo facendo ombra, oltre che creare oasi di biodiversità, filtrare l’acqua piovana, contribuire alla gestione del sistema idrico, migliorare l’efficienza energetica di un edificio. “Verdizzare” il costruito, ovvero rivestirlo di piante di ogni genere è la nuova parola d’ordine. Connettere il fuori con il dentro, la natura con l’architettura, anche nei modi più impensabili. Evergreen architecture (gestalten) è un’antologia di tali progetti – residenziali, istituzionali, urbani e rurali – che spaziano dal centro oncologico Maggie a Leeds dell’Heatherwick Studio con soluzioni biofiliche che rispondono in primis a necessità terapeutiche alla Foresta Urbana a Brisbane di Koichi Takada: 30 piani (in progress) a zero emissioni, per dimostrare i potenziali dell’architettura green invitando a riflettere sulle costruzioni tradizionali responsabili del 40% delle emissioni di gas serra. Certo, costruire green non è una passeggiata bucolica, ma pone l’architetto davanti a nuove domande: l’edificio reggerà il peso delle piante? Quante infrastrutture addizionali serviranno? Da dove fare arrivare le piante e di che cure hanno bisogno? Il progetto è veramente green o lo è solo di facciata? Per chi crede che il mondo possa veramente cambiare in meglio.

#evergreenarchitecture

Il legno è uno dei materiali poveri riscoperti negli ultimi anni, grazie all’innata sostenibilità. Sulle tracce della sua rinascita si addentra 100 Contemporary Wood Buildings (gestalten), vera e propria collezione internazionale di edifici lignei, dalla poetica casa sull’albero ai ristoranti più esclusivi a edifici privati, realizzati da star dell’architettura come da giovani studi. Tra i cento progetti, il padiglione Sclera di Adjaye Associates per Size + Matter di Londra, la cappella votiva dedicata a St. Niklaus von Flüe di Peter Zumthor a Mechernich, la Bodegas Ysios di Santiago Calatrava a Laguardia, la Y-House di Steven Holl nei Monti Catskills, non lontani da New York, il centro culturale Jean-Marie Tjibaou di Renzo Piano a Nouméa. E, immancabile, il Museo del legno di Tadao Ando a Mikata, omaggio alla risorsa culturale e storica del Giappone. Il volume, con splendide immagini, è un’ampia panoramica degli elementi tecnici, ambientali e sensoriali che hanno contribuito al rinascimento di questo materiale ancestrale, che ha ormai sorpassato persino il cemento e l’acciaio nell’impiego in strutture termali lussuose e in piani urbanistici d’avanguardia. Per chi ama la storia infinita della natura.

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Sembra un paradosso ma pare sia possibile vincere la noia in modo sempre più ottimale. Lo suggerisce l’intrigante volume – ben 212 pagine – Come annoiarsi meglio (Blackie Edizioni) di Pietro Minto, giornalista con predilezione per tecnologia e cultura digitale. “Un atlante delle distrazioni e una guida per riprendere il controllo della proprio tempo libero”, preannuncia la copertina in una sorta di lunghissimo sottotitolo.
Se “è normale annoiarsi” perché fa parte della vita e quindi occorre imparare a tollerarlo, parola di Kurt Vonnegut, è importante farlo al suo meglio. La vera noia – risorsa fondamentale e quasi rivoluzionaria che tutti, da Satana a Mark Zuckerberg, ambiscono a conquistare – sembra non esistere più, ci dichiara sorprendentemente l’autore, perché in ogni tempo morto delle nostre vite siamo impegnati a fissare uno schermo o distratti dai feticci della produttività. Al grido di “riprendiamo le nostre menti”, i tre capitoli suddivisi tra noi, gli altri e il mondo ci suggeriscono, anche, con esercizi dedicati, a superare questo scoglio. E chi pensa che scappando da questa Terra per rintanarsi su Marte possa essere la prossima soluzione si sbaglia: basta pensare solo ai 250 giorni da passare in una gigantesca struttura di metallo sospesa nel buio… ed ecco la noia siderale, argomento da anni al centro di studi ed esperimenti scientifici.
Per chi ama le vie di mezzo, tra il saggio (futurologico) e il manuale (per hackerare sé stessi).

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Dopo un primo volume sullo stesso argomento, Alessandro Giraudo – docente di Finanza Internazionale e Storia Economica della Finanza a una delle Grandes Ecoles parigine – prosegue la sua esplorazione nel regno dei metalli, vegetali e altre sostanze dietro ai quali esploratori e navigatori, spie e scienziati, mercanti e banchieri si sono affaccendati per carpirne i segreti e per controllarne i mercati. In Altre storie straordinarie delle materie prime (add editore) entrano in scena 40 nuove materie con relative avventure e colpi di scena, conducendo il lettore in un viaggio per il mondo e nei secoli. L’acciaio Wootz indiano, lo stagno della Cornovaglia, le perline di Venezia, l’ambra grigia, il sapone, il talco, la cola, il corallo, il miele, la curcuma, l’angelica, la lana della salamandra (ossia l’amianto) fino ai cadaveri, un commercio remunerativo per la strada ferrata di Panama. Le manie e le mode, e la conseguente corsa verso i nuovi ori, hanno segnato la storia dell’uomo, sconvolgendo equilibri economici, sociali e politici. Per chi non vuole mai smettere di curiosare dietro le apparenze.

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Non è un libro ma un quaderno di lettura. Il Book Passion Journal (Moleskine) è un diario su cui scrivere pensieri relativi ai libri letti, o perché no, ancora da leggere. Si affianca ad altri sette taccuini della collezione Moleskine dedicati, ad esempio, a ricette, viaggi, film & TV, benessere ecc , tutti contrassegnati da una copertina di un colore diverso, e ovviamente, dal contenuto interno adatto al tema. 400 pagine piene di informazioni pratiche e sezioni strutturate che fungono da spunti a documentare le proprie letture, oltre a utilissimi gadget quali adesivi per personalizzarlo, sezioni con linguette come linea guida per gli appunti, due segnalibri e una doppia tasca espandibile. Per chi ama archiviare i propri pensieri e ricordi di lettura o per chi ha già regalato troppi libri.

 

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3 agosto 2021