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Women Design. Libby Sellers

Donne e design. Un binomio certo non assoluto, mai affollato, credibile solo da 100 anni a questa parte (ossia da quando la Bauhaus ha permesso anche alle donne di studiare design), ma che, da allora, ha attraversato le generazioni e portato alla ribalta figure di grande visione e coraggio, capaci di trasgredire le regole e indicare nuove strade possibili. Ecco, di questa straordinaria presenza femminile, più o meno nota, ci racconta Libby Sellers, storica del design e curatrice di mostre, nel suo ultimo libro Women Design, una sorta di manuale di quelle che sono (o sono state) le protagoniste della materia durante il Ventesimo secolo e che con il loro estro, la loro personalità e la loro intelligenza hanno impresso un’impronta indelebile nell’evoluzione del gusto e delle forme del design internazionale spezzando gli stereotipi di genere (come Marianne Brandt), riscrivendo le regole (come Muriel Cooper) o facendo semplicemente a modo loro (come Kazuyo Sejima). 

Designer, architette, artiste, di cui, seppur non conosciamo i nomi, riconosciamo gli oggetti, le illustrazioni, i progetti. Come le saliere e le pepiere antropomorfe di Eva Zeisel (Town and Country salt and pepper per Redding) o la Bowl chair di Lina Bo Bardi per Arper o le illustrazioni pubblicitarie di Lora Lamm. Donne che fanno già parte della storia come Anni Albers, Ray Eames, Lella Vignelli, Zaha Hadid, oppure giovanissime, come Neri Oxman, classe ’76, che combina la ricerca biologica e scientifica con l'architettura e l'arte.

Tante vite e molte storie viste sotto lenti di ingrandimento differenti. Di alcune, Libby analizza il percorso verso il riconoscimento, per altre si concentra sulla questione della razza, di altre ancora mette in risalto la carica politica. L’autrice non si limita alla superficie ma indaga le ragioni esistenziali e le lotte sociali che queste donne hanno fieramente affrontato e sostiene le ragioni per continuare la battaglia. Le donne, infatti, costituiscono quasi i tre quarti degli studenti di design nelle università. Tuttavia, questa cifra scende drasticamente a meno di un quarto quando si parla effettivamente di industria.

“Spero che le figure che ho incluso abbiano la forza di stimolare il pensiero, d’ispirare all’azione e di suscitare dialoghi ricchi di senso” afferma Libby Sellers.