Salone del Mobile Milano

Giuseppe Terragni per i bambini

L’asilo “Sant’Elia” di Como

Scriveva Giuseppe Terragni, il 7 marzo 1935, nella relazione di progetto per l’Asilo Sant’Elia: “... un’architettura che spalanca le pareti verso il sole, il verde… (un’) Architettura Naturalista”.

A Como, in un quartiere periferico, nel lontano 1937, si compie un miracolo architettonico ossia uno di quei balzi tipologici che fanno bruscamente avanzare la disciplina di decenni. Dall’asilo inteso come “Sala di custodia dei bambini” (è una definizione di Terragni), usualmente risolto con strutture di matrice ottocentesca non così differenti a  seconda che svolgessero le funzioni di carcere, di ospedale o di scuola, si passa, con un salto mortale di cui è ormai difficile intendere la portata, a un’architettura articolata, aperta, e ulteriormente apribile, sul paesaggio (dice Paolo Brambilla: “L’intero edificio diventa soglia, mentre il confine tra dentro e fuori si sposta di continuo…”). 

Aria - Luce - Verde partecipano in maniera diretta, e inedita, al progetto, così come le grandi tende “architettoniche” e, all’interno, persino i termosifoni non accostati alle pareti, ma posizionati centralmente allo spazio (isole di calore per i bambini). E infine gli arredi, non più, come scrive Matteo Pirola, “le antiche panche di legno… integrate allo scrittoio”, ma “elementi individuali e leggeri, per poter ogni volta riconfigurare l’aula secondo il principio per cui più è libera l’organizzazione dello spazio, migliore sarà l’apprendimento”. Ed ecco che minuscoli banchi e soprattutto minuscole seggioline in tubolare grigio azzurro (quello che usualmente chiamiamo “l’azzurro Corbu” e che d’ora in poi sciovinisticamente ribattezzeremo “l’azzurro Terragni”) si librano a sbalzo reggendo ergonomici fondellini in compensato curvato.

Tutto ciò, e molto ancora, si può scoprire nella piccola, anomala mostra dedicata all’Asilo Sant’Elia presso La Pinacoteca Civica di Como: una mostra in cui i curatori rinunciano saggiamente a una pedissequa analisi costruttiva per avvalersi di quella straordinaria metafora dell’architettura che sono gli arredi. Naturalmente non viene proposta nessuna ricostruzione, solo sapienti accostamenti di pezzi originali che, come d’incanto, ci fanno rivedere quei bambini di 81 anni fa (alcuni erano presenti all’inaugurazione!).
Una mostra quindi da vedere non solo come omaggio a Giuseppe Terragni, ma anche come esempio di un metodo curatoriale e allestitivo. 
MR


Pinacoteca Civica
Como


8 giugno – 4 novembre 2018 
martedì – domenica: 10.00 - 18 .00


a cura di Roberta Lietti e Paolo Brambilla 
con un intervento critico di Matteo Pirola

Catalogo: Bellavite editore

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01. Facciata principale con ingresso
02. Aule e giardino
03. Portico di ingresso a sbalzo
04. Corte interna
05. Bambini nella corte interna
06. Maestra e bambini
07. Sala di ricreazione
08. Infermeria
09. Ufficio della direttrice

10. Banchetto e seggiolina. La novità, per allora, è che banco e sedia erano finalmente autonomi l’uno dall’altro e quindi facilmente movibili anche dai più piccoli. I due arredi sono realizzati in tubolare di ferro smaltato in colore azzurro e compensato di legno

11. Tre tipi di seggioline in uso nell’asilo. Da sinistra: seggiolina con braccioli, sedia da banco, seggiolina ‘Lariana’.

12. La seggiolina ‘Lariana’, l’unica disegnata da Terragni, è la versione per bambino della sedia da adulti ‘Lariana’.

13. e 14. Mobiletto a servizio del refettorio. Negli scomparti venivano conservati i piattini dei bambini, mentre ne cassetti le posatine. L’armadietto, realizzato su disegno di Terragni, aveva una serranda orizzontale che chiudeva la parte a scaffali. Realizzato in legno laccato azzurro ( colore originale) con piedi in tubolare di ferro laccato.

15. Mobiletto attaccapanni a sei scomparti. Con molti altri era presente nel locale spogliatoio. Realizzato in legno laccato di colore azzurro con piedi in tubolare di ferro laccato.

16. Cavalluccio con calesse a pedali appartenuto ai nipoti di Giuseppe Terragni