Salone del Mobile Milano

Nati al Satellite

Mist-o

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Dai vostri lavori emerge un’indagine costante sulla linearità e semplicità estetica. Come riuscite a farla evolvere ogni volta con un connotato diverso?
Andando avanti ci interessa sempre di più ricercare un livello profondo di semplicità, che non significa minimalismo, ma il contrario. Riteniamo che i prodotti debbano avere una propria atmosfera che li renda unici, ma non fastidiosi se messi in relazione ad altri. Cercare un carattere nel prodotto che non sia troppo gridato e che rispetti al tempo stesso delle regole (della produzione industriale) è un processo molto complesso che richiede tempo e molti tentativi. Cerchiamo il più possibile di fare in modo che i prodotti che disegniamo siano chiari e che comunichino un concetto alla volta, badando a non creare confusione estetica senza senso.

Lavorate in coppia dal 2010, sarà un processo più che collaudato. Quali sono i vostri strumenti di ricerca? E quali sono i vostri reciproci apporti al progetto?
Abbiamo iniziato un po’ casualmente nel 2010. Come Studio Mist-o, è il 2012 a segnare l’inizio ufficiale e l’arrivo dei primi clienti. Essenzialmente spendiamo molto tempo parlando e scambiandoci idee per cercare una strada che convinca entrambi, ma non abbiamo dei ruoli specificatamente divisi, alla fine di ogni progetto è difficile dire cosa sia venuto più da uno che dall’altro. È un processo molto personale e il bello è anche vedere che l’output che ne scaturisce è sempre un mix di entrambi i nostri punti di vista.

Come vi ponete nei confronti della società contemporanea? Cioè, quali bisogni immaginate siano da soddisfare?
La società evolve e cambia in continuazione, e il modo di vivere è in continuo mutamento. Sicuramente il fatto di fare prodotti di qualità e accessibili a un vasto pubblico è sempre una sfida attuale.

A parte il primo momento di autoproduzione, finalizzata alla prototipazione dei vostri primi progetti, sembra che preferiate il rapporto con le aziende. Cosa vi interessa della produzione industriale?
Autoproduzione vera e propria non l’abbiamo mai fatta, anche i primi lavori erano comunque pensati per poter essere realizzati industrialmente. Di base ci interessa la produzione industriale perché raggiunge una qualità nell’esecuzione di un prodotto difficile da ottenere diversamente. Ed è anche un modo per portare qualità e cultura a un pubblico vasto, e a prezzo accessibile. Chiaramente se fatto bene e con rispetto di norme ambientali, sociali, eccetera. D’altro canto, realizzare un prodotto di grande qualità, ma in pezzi unici o in serie limitata comporta anche il fatto che avrà dei costi elevati. Personalmente non abbiamo nulla in contrario se un prodotto rimane “di ricerca” e quindi con un prezzo alto, solo ci sembra semplicemente una cosa bella e anche un po’ romantica se persone diverse, con vissuti diversi, possano usufruire ugualmente di prodotti di qualità.
 

Daydream è un progetto nato per celebrare i 20 anni del SaloneSatellite con una collezione di pezzi realizzati ad hoc da designer, che avevano partecipato alle edizioni precedenti, insieme a brand del design. Voi avete scelto Living Divani, e a distanza di due anni il day-bed Daydream è entrato in produzione. Una bella storia da raccontare…

Sì, siamo stati molto contenti che Living Divani abbia deciso di produrre Daydream, sarebbe stato un peccato se fosse rimasto solo un episodio isolato, in questo modo il prodotto può avere una vita (speriamo) lunga e anche il fatto di essere stato concepito inizialmente per la Collezione SaloneSatellite 20 anni rimarrà sempre un ricordo vivo.

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01. Atlantis, Cappellini - Foto: Alberto Strada
02. - 03. Day Dream, Living Divani - Foto: Alberto Strada
04. - 05. Inari, Living Divani - Foto: Tommaso Sartori
06. - 07. LAS, Oluce
08. Penguin, Ichendorf - Foto: Alberto Strada
09. - 10. Tequila Sunrise, Ichendorf - Foto: Alberto Strada
11. - 12. Zenit, Paola Zani -  Foto: Alberto Strada