Salone del Mobile Milano

PEOPLE

Nelcya Chamszadeh e Fabrizio Cantoni, cc-tapis

Fantasia, cromatismo, geometrie e viaggi spazio-temporali trasformano il tappeto contemporaneo. 

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Da sinistra: Daniele Lora, Fabrizio Cantoni, Nelcya Chamszadeh

cc-tapis® nasce nel 2011: a fondarla due giovani, Fabrizio Cantoni e Nelcya Chamszadeh della storica Maison Chamszadeh, nota per la qualità dei suoi tappeti persiani tradizionali annodati a mano. Il cuore creativo della compagnia è Milano dove, ogni giorno, grazie a un affiatato team di designer guidati dall’art director Daniele Lora, nascono nuove idee per prodotti in equilibrio tra estro, colore e geometria. Fabrizio e Nelcya non producono solamente tappeti meravigliosi, realizzati a mano in Tibet da artigiani esperti, ma continuano, instancabili, a sperimentare. Esperimenti che non hanno soltanto a che fare con l’estetica, con prodotti che vanno dal classico al contemporaneo (fino a meravigliosi ibridi che più che immaginare in una casa che esiste hanno il potere di innescare fantasticherie su stanze o case intere che prendono forma proprio a partire da questi), ma anche con i metodi e le tecniche di annodatura e i materiali. Il loro è un approccio innovativo ed eco-friendly alla tradizione. Tutti i tappeti cc-tapis® sono realizzati con materiali non trattati (le lane himalayane più morbide filate a mano) e lavati con acqua piovana purificata. Nessun prodotto chimico, acido o fibra artificiale viene utilizzato nel processo. Lontano dalla filosofia della produzione di massa, cc-tapis® crea memorie di viaggio, di tempi e luoghi lontani, emozioni materiche e di colore da adagiare, piano, negli spazi del nostro cuore e della nostra casa.

Intervista a Nelcya Chamszadeh e Fabrizio Cantoni

Chi sono Nelcya Chamszadeh e Fabrizio Cantoni?
Nelcya – Sono nata a Strasburgo, in Francia, da padre iraniano e madre francese. Ho incontrato Fabrizio a Losanna alla scuola di hotel management 25 anni fa e ci siamo sposati a Portofino.

Fabrizio – Sono nato tra le montagne di Bormio, in Italia. Mia mamma era inglese e mio padre italiano. Si può dire che siamo una coppia davvero innamorata, ma in cc-tapis siamo partner d’affari, assieme a Daniele Lora. Inizialmente volevamo vivere a New York, ma il padre di Nelcya ci disse di andare a Strasburgo a lavorare con lui. Era nell’industria dei tappeti e produceva tappeti persiani tradizionali.

Cosa significano le due C nel nome del brand?
Nelcya – Le CC stanno per Cantoni e Chamszadeh, il nome è nato 20 anni fa in Francia quando eravamo solo in due e abbiamo lanciato il brand. Da quando siamo venuti in Italia siamo in tre.

Fabrizio – Un trio che si completa alla perfezione, io mi occupo della parte commerciale, Nelcya della parte finanziaria e Daniele di quella creativa.

Da quale idea o emozione nasce cc-tapis? La vostra poetica oggi?
Fabrizio – cc-tapis è nato da un’intuizione. Ho lavorato con il padre di Nelcya, che realizzava tappeti tradizionali persiani, e mi sono appassionato, ma gli arabeschi, i disegni a fiori, non erano nella nostra sensibilità.  Ad essere onesti siamo anche stati fortunati, bisogna sì lavorare sodo, ma è anche importante avere un po’ di fortuna. Durante un viaggio a Los Angeles abbiamo visto un tappeto che non avevamo mai visto prima e ci è stato detto che era un tappeto tibetano.

Nelcya – E che potevamo personalizzarlo, era totalmente diverso dai tappeti persiani. Ci siamo resi conto che potevamo farlo da noi, specialmente Fabrizio, che all’inizio si occupava della parte creativa.

Fabrizio – L’ispirazione per cc-tapis, ciò che lo rende realmente differente, è che fin dall’inizio abbiamo trattato i tappeti come un progetto. Non si tratta di pura decorazione, fanno parte di un progetto tanto quanto l’illuminazione e i materiali dei pavimenti, rientrano davvero nel progetto di una casa. Grazie a Daniele, ci siamo aperti al mondo dei tappeti ma con un look architettonico. Penso sia proprio questo che inizialmente cc-tapis ha fatto di diverso. La mia ispirazione è a 360 gradi, sono un ammiratore dei vasi Wedgwood, con le figurine classiche, e del puro minimalismo di Ettore Spalletti con i dipinti che non sembrano dipinti. E poi collaboriamo spesso con designer che ammiriamo professionalmente e personalmente.

Qual è il vostro rapporto con il design e la creatività?
Fabrizio – Quando abbiamo iniziato, non avevo mai studiato design, sono stato un po’ un autodidatta nel settore, mi sono dovuto fidare del mio gusto molto popolare. Nel senso che so cosa piace solitamente alla gente e cercavamo di realizzare tappeti che potessero vendere. Quando ci siamo trasferiti a Milano ho seguito un master in design al Politecnico e ho conosciuto Daniele, e si è andata formando un’identità armoniosa per cc-tapis.

In quale direzione sta crescendo il marchio?
Fabrizio – Secondo me, nella direzione giusta. Quando il brand è nato eravamo solamente in tre, Daniele e io abbiamo detto "proviamo a fare dei bei tappeti e vediamo cosa succede" e Nelcya ha detto “ok, va bene, ma cerchiamo anche di avere qualcosa da mettere nel piatto per i prossimi due anni”.
Oggi siamo in 22 a Milano, con quasi 400 artigiani in Nepal, un risultato grandioso. Non possiamo dire di essere tra i tre top player dell’industria con una visione di ampio respiro. Cerchiamo di fare le cose coi nostri ritmi, giorno dopo giorno.
Ora abbiamo una solida struttura commerciale, con agenti e rappresentanti in tutto il mondo. Penso che il prossimo passo per cc-tapis sarà quello di avere un monomarca.

Nelcya – Ma anche questa è una sensazione, qualcosa che verrà al momento giusto. Il nostro obiettivo principale è continuare a fare bei tappeti con la stessa leggerezza con cui abbiamo iniziato. È importante perché fa parte del nostro DNA.
Per me la cosa più importante è mantenere il team fantastico che si è creato. Quando la tua azienda è composta da 22 persone, sono loro la tua azienda, e mantenere la stessa leggerezza che avevamo quando abbiamo iniziato fa sì che lavoriamo più col cuore che con la testa, con la volontà di andare sempre più in alto.

Cosa vuol dire per voi essere al Salone del Mobile.Milano?
Nelcya
– È incredibile! Quando siamo arrivati a Milano, la cosa più importante per noi era far parte del Salone del Mobile. Quando abbiamo avuto la conferma della nostra prima partecipazione al Salone, abbiamo capito che era un importante passo avanti nel nostro sviluppo.

Fabrizio – È stato il consolidamento del brand. Abbiamo una grande forza di volontà, ma la transizione al Salone del Mobile è stata fondamentale, e siamo arrivati al Salone con sentimenti puri, il che ci rende molto orgogliosi di noi stessi.

Siete una delle tre aziende vincitrici del Salone del Mobile.Milan Award: sorpresa o soddisfazione?
Fabrizio - Entrambe! Una grande sorpresa e un’enorme soddisfazione. Non lo avremmo mai immaginato… È stata una grande soddisfazione perché lo stand è stato realmente un lavoro di squadra, il che significa che il nostro team lavora molto bene assieme e questo ci rende estremamente orgogliosi.

Nelcya – Eravamo così contenti che quasi svenivo. Veramente. Quando ci hanno consegnato il premio, stavo per cadere per terra.

Fabrizio – E non è il tipo di donna a cui capita facilmente!

Nelcya – Ero super emozionata, è stato estremamente importante per noi.