Salone del Mobile Milano

PEOPLE

J.J. Martin

Solare, esuberante, curiosa. Questa, in sintesi, Jennifer Jane Martin, per tutti JJ, signora del vintage, fondatrice del marchio La Double J. Ma, a ben guardare, non è così semplice definire questa reporter americana e imprenditrice italiana. Scoperta e metamorfosi sembrano essere il suo motore. Colore e amore per il bello, le fonti della sua energia. JJ non crede negli schemi e nell’omologazione e ha una forza: le sue esperienze in città tanto diverse quanto coinvolgenti – Los Angeles, San Francisco, New York, Milano – che l’hanno formata e stimolata a vivere intensamente il presente.

Giornalista freelance di successo, la sua carriera inizia nel 2001, quando si trasferisce a Milano, collaborando come corrispondente dall’Italia per il Fashion Wire Daily, uno dei primi quotidiani online di moda, finché Suzy Menkes la nota e le propone di lavorare per l'International Herald Tribune. Inizia, così, la sua ascesa nelle testate più importanti: Harper’s Bazaar US la vuole come European Editor fino al 2009, poi diventa Editor-at-Large per il magazine Wallpaper ed Editor per il magazine WSJ del Wall Street Journal.

Nel 2015, fonda LaDoubleJ.com, un sito e shop online su cui poter trovare un'accurata selezione di pezzi di moda, accessori e gioielli, tutti rigorosamente vintage. A questi, nel tempo, si sono aggiunti oggetti e tessuti per la casa, in particolare per la tavola. Fino al debutto nel mondo del design con Kartell all’ultimo Salone del Mobile. Minimo comun denominatore di questa produzione decisamente sui generis è un sottile e ironico equilibrio tra colore, ricerca e innovazione.

Chi è J.J. Martin? Poche parole per descriverti... 

Sono un’americana che vive a Milano da 17 anni. Ho iniziato qui la mia carriera come giornalista di moda e design per riviste come Harper’s Bazaar, WSJ e Wallpaper. Tre anni fa ho fondato La DoubleJ.com, un sito Internet dove si vendono abbigliamento e gioielli vintage. Ora ci siamo dati anche alla creazione di abiti, accessori e casalinghi con stampe vintage che prendiamo dagli archivi dell’azienda Mantero che produce seta sul lago di Como. 

Da dove arriva il tuo amore per il vintage? 
È un duplice amore, per le stampe e per i progetti unici. Fin da quando ero bambina sono sempre stata attratta dai colori e dai pattern che solitamente caratterizzano gli articoli vintage. È una cosa generazionale. Nessuno usava molto nero o colori chiari monocromi per gli abiti e per la casa negli anni 1960 e ’70. Il vintage, inoltre, garantisce l’unicità del pezzo. È la bellezza degli oggetti vintage e anche la difficoltà nel venderli!

Come il tuo essere giornalista influenza la tua moda e il tuo design e viceversa? 
Il background nel giornalismo mi ha lasciato una spiccata propensione per la ricerca e la scoperta. Per essere un giornalista devi essere curioso e aperto. Devi anche sapere come comunicare in maniera efficace. L’aspetto comunicativo della creatività spesso viene molto trascurato. Quando disegno qualcosa di nuovo penso sempre: ‘Come reagirà il cliente, quale sarà la sua esperienza e che tipo di storia possiamo raccontare?’

Come trovi e rinnovi la tua ispirazione?

Innanzitutto, la mia ispirazione viene dall’Italia, la mia patria adottiva. Mi ispiro tantissimo a tutti gli storici produttori e alle manifatture italiane con cui lavoriamo - da Mantero e Ancap a Salviatti e Kartell. La loro esperienza, il know-how e gli archivi sono incredibili. Ma la mia ispirazione proviene soprattutto dal mio cuore; più passo il tempo a sondare la mia coscienza e il mio cuore, più cose stupende affiorano in superficie. Ho imparato che il trucco della creatività è seguire il proprio intuito. 

Quanto è importante l’aspetto emotivo nella produzione di un abito, un accessorio, un oggetto design? E quello funzionale? Come riesci a combinare estetica e praticità? 
La componente emotiva è l’aspetto più importante di qualsiasi oggetto che abbia disegnato. I prodotti devono venire dal cuore e devono toccare il cuore dei consumatori. Altrimenti, non sarà altro che l’ennesimo prodotto commerciale. E poi, naturalmente, gli oggetti devono anche essere funzionali. Non ha senso indossare qualcosa di scomodo e strano come dei pantaloni con una sola gamba.

Come è e come sarà il tuo design? 
I miei pezzi hanno tutti una base comune: un senso di gioia e nonchalance. Sono prodotti che vogliono far sorridere, rendere felici e portare un po’ di leggerezza nella vita. Stampe e pattern hanno proprio questa funzione. È la magia del colore. 

Come nasce e come si è sviluppato il tuo progetto La DoubleJ? 
La DoubleJ è partito come progetto editoriale. Sebbene vendessimo abiti vintage, il sito Internet era molto incentrato sui contenuti. Questo ci ha aiutato un sacco quando abbiamo iniziato a lanciare l’abbigliamento creato da noi perché nel mondo dell’online odierno tutti i prodotti hanno bisogno di contenuto. Avevo già il team e l’esperienza per farlo. Ora realizziamo abbigliamento, accessori, piatti, bicchieri, arredi, sciarpe, maglieria e gioielli. Tutto si è sviluppato in modo molto spontaneo e naturale. 

Il tuo place to be a Milano? 
Magari penserete che sono pazza, ma mi piacciono le chiese antiche di Milano. In particolare, quelle con splendidi soffitti alti affrescati. Non vado mai in chiesa quando ci sono sacerdoti o per la messa, ma solo quando non c’è nessuno. Mi piace sedermi e scrivere o meditare quando entro in chiesa. Le mie preferite sono San Maurizio al Monastero Maggiore e la Basilica di Sant’Eustorgio. 

www.ladoublej.com/

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01. - 02. La Double J per Kartell - ©TommasoGesuato
03. - 04. Bicchieri Rainbow 
05. Piatti da dessert Stella Alpina