Il pensiero

LA RICERCA DI UN ORDINE

«È più dalle nostre opere che diffondiamo delle idee che non attraverso noi stessi».

F_FA_Pensiero3_000.jpg

Alla base del suo pensiero c’è un legame tra la coscienza critica che spinge verso un controllo rigido del processo di progettazione e uno scatto lirico interpretativo che produce un risultato nuovo e sorprendente.

Franco Albini credeva nella ricerca di un “metodo”: pensava che la fantasia dovesse essere controllata per ricercare “il senso delle cose”, “l’anima degli oggetti”. Questo poteva avvenire solo attraverso l’autodisciplina che si identifica con il suo modo di operare, ovvero quello di scomporre gli oggetti - ma anche le architetture - in pezzi e poi rimetterli insieme.

F_FA_Pensiero3_001.jpg

Sala del piombo e dello zinco per Montecatini, Fiera campionaria di Milano, 1941

F_FA_Pensiero3_002.jpg

Negozio Olivetti, Parigi, 1959

F_FA_Pensiero2_000.jpg

Alla base dei suoi progetti vi era sempre la ricerca di un ordine, di un metodo che rifiutasse l’arbitrio della fantasia. Era la ricerca della sintesi che portava l’afflato poetico della leggerezza, della sfida alla legge di gravità.

Albini ricercava dell’anima delle cose, raggiunta attraverso un processo di progressiva eliminazione del superfluo, di riduzione all’essenziale fino ad arrivare a quel “niente” citato da Persico, che fa sì che tutto lieviti, niente tocchi terra. 

Così è per gli allestimenti temporanei alla Triennale e alla Fiera degli anni ’30, oppure nel negozio Olivetti di Parigi degli anni ’60 o della scala di casa Marcenaro a Genova o villa Formiggini a Varese. 

Così è per i suoi oggetti di Design spinti al limite della sostenibilità.

F_FA_Pensiero2_001.jpg

Casa Marcenaro, Genova, 1954

F_FA_Pensiero2_002.jpg

Casa Marcenaro, Genova, 1954

F_FA_Eventi_001_Pensiero.jpg

Franco Albini non ha mai dato vere e proprie “lezioni” semmai indirizzi e sollecitazioni a osservare il mondo, e notare i dettagli o i colori o le ombre di ciò che ci circonda.

Renzo Piano, suo allievo e Marco Albini, suo figlio, ricordano il suo insegnamento come una scuola di vita, i cui contenuti si sono stratificati con lentezza nel tempo.

Quella di Albini era una scuola fatta di silenzi, gran parte dei quali era dovuta al “portarsi dietro”, o meglio in testa, il progetto a cui in quel momento stava lavorando e che ripassava mentalmente mentre faceva altro, secondo il principio citato da Franca Helg “lui usava tenere sulle ginocchia un progetto come si fa con un bambino”.

F_FA_Pensiero_002.jpg

Mostra dell'Antica Oreficeria italiana, Vi Triennale di Milano, 1936

F_FA_Pensiero_003.jpg

Mostra Scipione, Pinacoteca di Brera, Milano, 1941