TALKS

Olimpia Zagnoli

Illustratrice

“Mi piace l’idea che i miei lavori nascano dal quaderno e poi possano respirare aria vera al di fuori dal mio studio”.


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Trentatré anni, milanese, una famiglia decisamente creativa - entrambi i genitori sono artisti, la sorella è costumista -, un gusto spiccato per i colori audaci e le forme eccedenti e una passione piena di ironia per gli oggetti insoliti. Si aggiunga abbondanza di talento e un portfolio di tutto rispetto - che spazia da The New York Times a The New Yorker, da La Repubblica a Taschen, da Monocle a Vanity Fair,  da Air France all’Università di Yale – e si avrà Olimpia Zagnoli, esponente di punta di quella new wave dell’illustrazione italiana che sta conquistando il mondo.

Come sei diventata illustratrice? Ci racconti il tuo percorso?
Ho sempre disegnato su qualunque superficie, dai muri di casa ai biglietti del tram. Decidere di fare di questa passione una professione è stato piuttosto semplice; metterlo in pratica ha richiesto tanti anni di ricerca e perfezionamento oltre alla capacità di trasformare i miei limiti in segni distintivi.

Il tuo lavoro è un trionfo di colori pop - che rimandano agli anni Sessanta e Settanta - forme tondeggianti ed esuberanti. Questa verve espressiva è stata un punto di partenza o un punto di arrivo? Come sei arrivata a questo mix così personale?
Quando ho cominciato a lavorare ero molto più timida dal punto di vista espressivo e usavo solo colori rassicuranti come il rosso, il blu e il giallo o alcune gamme di grigio. Anche nelle forme ero meno espansiva, i miei personaggi erano più schiacciati all’interno di una griglia e più filiformi. Adesso mi sento più libera di osare con accostamenti più stridenti e corpi più abbondanti. Non lo considero comunque un punto di arrivo ma anzi lavoro ogni giorno con nuovi spunti che spero portino a nuovi orizzonti.

La musica e le altre discipline artistiche in genere quanto contano influenzano il tuo processo creativo?
Nel mio processo creativo è importante concentrare la mia attenzione non soltanto su suggestioni visive (che quotidianamente mi perseguitano), ma anche su impulsi di natura diversa come la musica. La musica per me è un ambito molto interessante perché è capace di creare un immaginario senza fare uso di immagini.

Ci racconti come nasce una tua illustrazione?
Solitamente parto da un testo, un titolo o un concetto ed esploro i diversi modi di rappresentarlo a modo mio con degli schizzi veloci sul quaderno che poi rielaboro al computer e finalizzo.

Ti sei cimentata in contesti molto diversi fra loro: l’editoria, le tradizionali affiche ma anche la moda, le ceramiche e la musica con le copertine di alcuni album, quali altri territori ti piacerebbe esplorare?
Mi piacerebbe lavorare a un’installazione in uno spazio aperto, come un parco o una piscina comunale. Mi piace l’idea che i miei lavori nascano dal quaderno e poi possano respirare aria vera al di fuori dal mio studio.

Il tuo spazio di lavoro: com’è? Dove si trova? Cosa è indispensabile per te per lavorare bene?
Lavoro in uno studio in una corte di ringhiera milanese con una grande finestra affacciata su due magnolie. Non ho bisogno di cose particolari per lavorare, basta un tavolo e un bollitore per le centinaia di tisane e caffè d’orzo che bevo al giorno. E una libreria, certamente.

Parlando, invece, dello spazio domestico. Com’è casa tua? Assomiglia alle tue illustrazioni?
La casa in cui sono in affitto in questo momento sembra una casetta del mare, con le piastrelle bianche e blu, senza forno e un letto simile a una branda. Da mesi però cerco un’abitazione da comprare per poterla personalizzare a mio piacimento, comprare i mobili dei miei sogni e sentirla mia.

È con questa intenzione che ho creato l’account di Instagram @casafutura, dove raccolgo gli appunti delle case che vado a vedere per aiutarmi a ricordare ciò che ho visto.

C’è una stanza che consideri la tua comfort zone?
No, purtroppo vivo tra mille oggetti: chitarre del mio ragazzo, scatole piene di cose, scarpe, libri, riviste, un divano scomodo e non riesco a trovare uno spazio pacifico.

E invece, c’è un oggetto domestico da cui non ti separeresti mai?
Non ho feticci né rituali, quando li trovo di solito me ne dimentico nel giro di un paio di giorni. Quindi direi di no, anche se considero il pelacarote molto utile.

È un momento felice per l’illustrazione italiana, c’è una giovane generazione molto talentuosa e molto apprezzata anche all’estero. Pensi che ci sia un tratto comune, diciamo “uno stile italiano” che viene riconosciuto fuori dal nostro paese?
Gli illustratori europei in generale mi sembrano un po’ più ironici e coraggiosi nell’uso dei colori rispetto agli illustratori del resto del mondo e soprattutto hanno un modo unico di declinare tutti gli spunti culturali che li circondano.

A cosa stai lavorando adesso?
Questa settimana sto lavorando a una serie di illustrazioni per una nota casa automobilistica, al design di un foulard di seta per un evento, ai poster per un festival del cinema e ad una serie di packaging per una linea di profumi francesi. La prossima settimana chissà.

Per vedere altre illustrazioni di Olimpia Zagnoli: www.olimpiazagnoli.com

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