STORIE DI DESIGN

Mario Bellini

Sarebbe irrilevante definire il design

Nella carriera di un architetto e di un designer i punti di contatto con il Salone del Mobile sono inevitabili, diretti o indiretti che siano: “Per me credo che in parte siano stati interdipendenti una con l’altro”.

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Al Salone del 1972 lo scandalo del manifesto di “Le Bambole” con Donna Jordan (la modella di Andy Warhol) seminuda, censurato con una striscia nera si ricorda come uno storico aneddoto che oggi fa sorridere anche i più moralisti.

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E proprio a “Le Bambole” (C&B Italia 1972, Compasso d’Oro 1978, riedizione B&B Italia, 2007) Mario Bellini è particolarmente affezionato “perché hanno segnato il passaggio dall’ambito designer/produttore a quello del rapporto con il grande pubblico”.

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Il designer e l’imprenditore: un binomio importante: “Normalmente sono necessari l’uno all’altro. Talvolta, e per fortuna, il loro rapporto è “asimmetrico” e allora diviene molto interessante, generando innovazione e salti in avanti”.

Definire il design? “Sarebbe irrilevante, e comunque chi ci ha provato ha sconfinato nell’ovvio, nel banale e talvolta nel ridicolo”. E impossibile tantomeno anche immaginare il design prossimo per l’architetto Bellini perché “non amo fare ‘il futurologo’”.

Si progetta quello che gli altri non vedono ancora o si preferisce dare certezze? “E’ una questione che non mi sono mai posto”, così come quella di cosa fare per diventare un bravo designer: “Niente, semplicemente “esserlo”.