STORIE DI DESIGN

Marco Acerbis

Dare un senso agli oggetti

Nella carriera di un designer, di un architetto, di un progettista in generale c’è spesso un punto tangente al Salone del Mobile, “il perno intorno a cui ruota il design e quindi la vita dei designer. Da quando progetto è sempre stato per me un momento di proposta e di verifica. Più che di punti di contatto si può dire che ci sia una continuità di contatto da un anno all’altro in modo fluido”.

Tutti cercano certezze e contemporaneamente vogliono la novità. “Cerco di rendere il domani visibile e soprattutto possibile. Non credo nei progetti utopici, penso al 'qui e ora', ma il prodotto deve essere sempre una visione del futuro”.

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Il futuro quasi prossimo Marco Acerbis lo immagina “estremamente frastagliato nell’offerta e forse un po’ troppo schiavo dei mercati e di quello che fa l’azienda di grido del momento. Ma chissà... ci sono intere generazioni di giovani che il design lo vedono, lo vorrebbero ma non se lo possono permettere… magari riusciamo davvero a farlo democratico?”

Un design alla portata più di tutti, ma sempre un design con un rapporto stretto tra designer e imprenditore: “Il design non si fa con i monologhi. Il dialogo è alla base del progetto e senza dialogo non si crea nulla di interessante”.

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Il contatto umano, un ingrediente indispensabile nella vita professionale. “Credo sinceramente che, per quanto utile, non sia indispensabile avere una laurea in design, è più importante saper leggere la realtà delle relazioni degli uomini con il loro contesto in modo da dare un senso agli oggetti nuovi”.
Quando al Salone del Mobile venne presentata “Vertigo” (FontanaArte 2005) “ricordo che aveva lasciato tutti stupefatti e mi divertivo a stare vicino alla lampada esposta nello stand per sentire i commenti delle persone. Cosa che faccio tuttora tra l’altro...” 

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