STORIE DI DESIGN

Alberto Meda

L’idea giusta viene dal fare


Nato ingegnere si muove come direttore tecnico presso Kartell dal 1972 al 1979 seguendo lo sviluppo dei nuovi prodotti è con la lampada “Jack” (Luceplan, 1985), suo primo progetto, che da ingegnere del prodotto diventa progettista.

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Fondamentale nel suo lavoro “il contatto con il mondo scientifico perché un’idea, affinché possa essere messa in forma, si deve appoggiare su una fisicità, e la tecnologia (punto d’incontro tra scienza e tecnica) e i nuovi materiali rappresentano la tavolozza delle possibilità fisiche, in continua evoluzione”.

Continuo work in progress anche per un altro progetto d’affezione, la serie “Frame” (Alias, 1989): “un’intuizione costruttiva che ha poi generato una famiglia di prodotti che ancora oggi si arricchisce di nuove tipologie”.

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Caratteristica essenziale di un progetto “è che abbia senso, risolva bisogni o desideri nel tentativo di migliorare il benessere umano. Si parte per una strada e, a volte, strada facendo, ci si accorge che conviene cambiare direzione: l’idea giusta viene dal fare, anche dal fare incredibili sterzate. E questo è l’aspetto misterioso e affascinante”.

Sottrazione e riduzione, un alfabeto caro a molti designer:Il mio tentativo di semplificazione è già inscritto nelle possibilità delle tecniche che impiego: tecniche contemporanee che comportano una tendenza all’integrazione delle funzioni e alla riduzione delle parti componenti (come le plastiche o i metalli di fusione). Cerco di ottenere oggetti con un’immagine semplice, unitaria, ‘quasi organica’.

E l’innovazione? “Un prodotto innovativo non è mai il frutto del lavoro di un uomo solo ma bensì di una collaborazione, svolta in team: ci sono tante intelligenze in campo e ciascuno tutela il proprio ruolo, il proprio ambito di competenza”.

Il designer e l’imprenditore: un binomio importante. “È vitale essere in sintonia con l’imprenditore, ma il rapporto è delicato, perché il progettista è come un impollinatore che mette in contatto la creatività esterna all’impresa con le creatività che sono diffuse all’interno dell’impresa. Le aziende hanno i mezzi, l’esperienza specifica di settore, la conoscenza delle normative, dei vincoli economici e di mercato: sono quindi gli attori più adatti a verificare la validità dell’idea”.

Le nuove tecnologie? “Si sposta la scala concettuale perché ora è possibile intervenire sulla struttura "invisibile" della materia, manipolandola e creando prestazioni e fisicità nuove. Con le tecnologie digitali e le tecniche additive 3D printing si lavorano materiali diversi senza attrezzature costose che necessitano di grandi numeri per essere ammortizzate. Passando dagli atomi ai bit è possibile personalizzare i progetti realizzando "su misura" anche piccole serie e autoproduzioni, più adatte a un mercato che tende a rifiutare la standardizzazione .Questa maggiore libertà non toglie però al progettista la responsabilità dì pensare oggetti semplici, utili e belli”.