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Lo sguardo di Michael Cox sulle periferie londinesi

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Artista e fotografo emergente già molto apprezzato sulla scena londinese, il ventiduenne Michael Cox ha dedicato i suoi ultimi lavori pittorici alle trasformazioni delle periferie e dei grandi complessi residenziali di Londra.

Facciate, muri, finestre, scalinate, cortili di complessi come Robin Hood Gardens e Aylesbury o dettagli di fermate di treni e metropolitana, come Barbican Station, raccontano la dimensione contingente dell’architettura, il suo continuo trasformarsi a causa dello scorrere del tempo, dei fattori atmosferici, dell’intervento dell’uomo.

Gli edifici, qualunque sia la loro finalità, sono per loro stessa natura medium porosi che assorbono ciò che li circonda fino a venirne inghiottiti per essere trasformati in qualcos’altro: ospedali che diventano supermercati, parchi giochi che diventano parcheggi, vecchie case abbandonate che vengono trasformate in uffici, in un continuum che è la cifra stessa della vita di una città. Tutto questo avviene sotto lo sguardo distratto di chi, tutti i giorni, questi spazi li abita e li osserva, senza più vederli. E le tele di Cox sono anche un invito a guardarli con uno sguardo diverso e più attento.

In un’atmosfera sospesa e in qualche modo misteriosa, questi frammenti urbani sembrano un palcoscenico dove tutto è immobile in attesa che i protagonisti arrivino a rompere il silenzio con la loro azione.