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Second Nature – Ricreare

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Il termine Second Nature sta a indicare la volontà di “ri-creare” la natura all’interno degli ambienti domestici attraverso l’uso del design. Per le persone questo processo significa riavvicinarsi agli elementi primordiali della vita per ritrovare l’armonia perduta con l’ambiente.

In quest’ottica la casa e gli oggetti che la popolano tendono ad assumere le caratteristiche di organismi “viventi”, in cui natura e artificio convivono all’insegna di un rinnovato equilibrio e di un volontario e consapevole recupero delle proprie origini.

Il mondo organico e vegetale diventa una forte di ispirazione a cui i designer attingono per derivare forme, stili espressivi e nuove modalità di interazione con gli arredi facendo proprio un processo che potremmo definire biomimetico.

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La libreria Moku di Corvasce Design ha le sembianze di un albero sui cui rami si adagiano poeticamente i libri ed è realizzata in cartone riciclato e riciclabile. Un materiale “povero” e sostenibile dalle grandi potenzialità espressive e strutturali che sta vivendo una nuova giovinezza.

In tempi che sembrano lontanissimi i nostri predecessori potevano abbattere un albero, piallarlo e scartavetrarlo per ottenerne mobili e utensili, restando così profondamente in contatto con tutte le fasi della sua metamorfosi. Oggi l’intermediazione del design fa sì che l’idea dell’albero, del legno, della materia prima, sia solo lontanamente correlata all’oggetto che si utilizza.

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Ed è per questo che la panca Fallen Tree del designer francese Benjamin Graindorge ha un suo proprio appeal. Da un estremo all’altro, la scultura – perché in fondo di questo si tratta – passa armoniosamente da una seduta elegante e lineare con un sostegno in vetro, al legno grezzo che si appoggia su un vero ramo.

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Realizzata in undici esemplari e presentata dalla galleria YMER&MALTA al Fiac di Parigi del 2015, Fallen Tree mette l’accento sulla natura del legno in quanto sostanza vivente, rivelando la primordiale, forte e indomabile identità della materia prima. Un ponte, metaforico fra l’origine e l’utilizzo finale di un oggetto attraverso la sua trasformazione.

Fra i fenomeni più affascinanti in natura, due occupano di sicuro i primi posti: le eclissi e gli arcobaleni. E proprio ispirandosi ad essi la designer greca Eugenia Antoniou ha creato Eclipse of Rainbow, una lampada che li riproduce entrambi.

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Da spenta, la lampada si presenta come una normalissima piantana, con un disco bianco posto poco al di sotto del paralume nero. Ma, una volta acceso, l’apparecchio si trasforma completamente grazie a una serie di luci LED che diffondono nell’ambiente i colori dell’arcobaleno, e al disco che proietta un’ombra sul pavimento ricreando a sua volta il fenomeno dell’eclissi di un corpo celeste.

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Eclipse Rainbow – che ha ricevuto una menzione d’onore al Red Dot Design Award 2015 e ha vinto il primo premio all’Ideas Design Competition indoor/outdoor LED Luminaire 2014 – è un oggetto che ha in sé elementi di giocosità: luce e ombra, bianco e nero riassunti e armonizzati nella capacità di riprodurre indoor un’esperienza stupefacente e suggestiva.

Perché accontentarsi di un soggiorno qualunque se si può avere un soggiorno “vivente”? È questo che deve aver pensato Juno Jeon – designer coreano di base a Eindhoven – quando ha ideato e creato le sue Alive Furniture, una serie di oggetti di uso quotidiano che prendono vita quando li si usa.

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Pull Me To Life, un piccolo cassetto su quattro gambe che si anima ogni volta che lo si apre e si chiude. L’esterno in legno è rivestito di tasselli – sempre in legno – che ricordano le squame di un rettile e che si muovono all’apertura del cassetto mostrando una nuova faccia di un nuovo colore.

A questi si affianca Fade, un paio di armadietti che, a prima vista, sembrano comunissimi “spazi dove riporre cose”. Ma basta spostarsi di qualche passo per notare che la loro superficie cambia colore, salvo diventare trasparente e rivelare il suo contenuto, quando ci si pone esattamente di fronte a essa.

La Alive Furniture Series fornisce uno sguardo nuovo e surreale sugli oggetti che ci circondano, non lasciandoci semplicemente “usarli” ma facendoci interagire e comunicare con essi.

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Per portare la natura fin dentro casa c’è un modo semplice – comprare delle piante – e uno meno semplice: tessere dei tappeti nello stile di Alexandra Kehayoglou L’artista argentina, infatti, utilizzando i ritagli di filo avanzati dalla fabbrica di tappeti della sua famiglia, e attraverso un laborioso processo rigorosamente svolto a mano, fabbrica tappeti che imitano paesaggi vegetali o riproducono luoghi naturali ispirati, per esempio, alle praterie argentine o ai ghiacciai della Patagonia, veri e propri loci amoeni al mezzo fra l’arredamento e l’opera d’arte.

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Kehayoglou descrive i suoi tappeti come “portali” per i ricordi: richiamandosi direttamente alle tecniche di tessitura dei tappeti ottomani dei suoi nonni greci, l’artista ricrea luoghi che ha visitato o che ricorda dalla sua infanzia.