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Trend research: SuperNormal – Low Tech

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Al sempre più largo uso delle nuove tecnologie che stanno progressivamente rendendo più “intelligente” la gestione della vita domestica (argomento che sarà oggetto del macro-trend Phygital House) si affianca un ritorno alle tecnologie a più bassa intensità. Il loro utilizzo rappresenta, da una parte, la riscoperta consapevole di tradizioni antiche e, dall’altra, l’adozione di un atteggiamento responsabile nell’uso delle risorse energetiche a disposizione e nei confronti dell’impatto che le scelte progettuali e gli stili di vita hanno sull’ambiente.

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Egloo nasce dall’intuizione del giovane designer romano Marco Zagaria in cerca di una soluzione a basso costo per riscaldare ambienti circoscritti. La piccola stufa, realizzata in terracotta con l’uso della stampante 3D, permette di innalzare la temperatura di un ambiente di circa 20 mq di 2° o 3° gradi in circa mezz’ora, utilizzando solo il calore di quattro candele, senza utilizzo di elettricità.

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Il dispositivo, composto da quattro elementi – una base, una griglia e due cupolette – ha un funzionamento molto semplice: la base funge da alloggiamento delle candele mentre la griglia metallica fa da supporto alle due cupole lasciando lo spazio necessario a favorire il passaggio dell’aria e la combustione delle candele. La cupola più interna trattiene l’aria molto calda (che raggiunge temperature tra i 170° e 200° gradi) che defluisce nella cupola esterna (alla temperatura di 30° e 50° gradi) e poi nell’ambiente circostante grazie a un piccolo foro.

Le caratteristiche del materiale consentono, infatti, di trattenere il calore e rilasciarlo gradualmente all’esterno anche quando le candele si spengono. Pur non rappresentando una soluzione risolutiva alle temperature molto rigide, Egloo costituisce un’opzione in più nonché una scelta sostenibile che riporta alla memoria – con i dovuti distinguo in termini di sicurezza e di estetica – l’antica abitudine di tenere vicino un braciere per avere un po’ di tepore.

Per l’avvio della produzione e della commercializzazione, il designer si è avvalso di una riuscita campagna di crowdfunding.

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Un altro oggetto la cui produzione è andata a buon fine grazie al crowdfunding e all’entusiasmo dei sostenitori, che hanno fatto raddoppiare la cifra prefissata per il raggiungimento del goal.

Lumir C è un progetto coreano molto affascinante nella sua capacità di coniugare abilmente tradizione e innovazione. Si tratta di una lampada da tavolo che per funzionare non ha bisogno di energia elettrica né di batterie ma solo, anche in questo caso, di una candela.

Basta, infatti, posizionare la fonte di calore sotto la lampada – proprio come si faceva una volta con gli antichi portacandele – e l’energia termica accende i diodi LED, sfruttando l‘effetto termoelettrico Seeback. Tanto è sufficiente a ottenere quattro ore di luce, diffusa o mirata, senza costi in termini di energia e senza batterie inquinanti da dismettere. 

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Lumir C è disponibile in diverse colorazioni e nella versione lucida o satinata e si può agilmente trasportare in qualunque punto della casa serva, sia all’interno che all’esterno. Se, oltretutto, si utilizza una candela profumata, insieme alla luce si diffonderà nell’ambiente anche la fragranza prescelta.

E a rafforzare l’effetto-nostalgia, c’è un gesto dimenticato da fare per spegnerla: soffiare.

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Save Food From The Fridge è un progetto di frontiera della coreana Jihyun Ryou, nato in quella che oggi può essere considerata la principale fucina di sperimentazione nell’ambito del design inteso nella sua accezione più ampia, la Design Academy di Eindhoven. La riflessione dell’artista riguarda la modalità di conservazione del cibo, soprattutto frutta e verdura, che abbiamo demandato in toto al frigorifero, dimenticando che i vegetali continuano a vivere e “respirare” anche dopo la loro raccolta e che, rispolverando i vecchi saperi popolari tramandati di generazione in generazione, si possono utilizzare tecniche alternative e più naturali per conservarne l’integrità.

La soluzione studiata da Jihyun prevede, quindi, una mensola su cui si appoggiano le verdure, dotata di una vaschetta che raccoglie l’acqua utilizzata per bagnarle e che produce l’umidità necessaria alla loro conservazione abbassando di qualche grado la temperatura dell’ambiente ma tenendola al di sopra di quella di un frigorifero. Allo stesso modo, si può ripensare il design della fruttiera, forandola e poggiandola su un fondo contenente acqua. L’ispirazione arriva dalla tecnica utilizzata da sua nonna, coltivatrice di mele, per conservarle in perfetto stato prima di venderle.

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Infine, per assicurare la freschezza di spezie, aglio e cipolle basta dotare i barattoli di un piccolo alloggiamento per un pugno di riso che assorbe l’umidità evitando la formazione di grumi. In questo modo la designer auspica di riportare le antiche conoscenze, tramandate oralmente, nella vita di tutti i giorni, rendendole tangibili attraverso gli oggetti/arredi e riavvicinando le persone all’essenza dei cibi come organismi viventi.