LIVINGSCAPES

Trend research: Nomadic House.
L’abitare provvisorio

[…] Moving should be less of a headache and more exciting.

(Sam Wrigley, Designer)


In un mondo che grazie alla tecnologia è sempre più senza confini si assiste all’emergenza di una classe cross-generazionale di persone che ha assorbito il moderno concetto di liquidità all’interno dei propri stili di vita. È la “tribù” dei nomadi urbani per la quale le condizioni di transitorietà e costante cambiamento rappresentano la norma in molti aspetti della vita: il lavoro, le relazioni, il luogo di residenza e non da ultimo la casa.

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Mai come in questo momento, infatti, gli spazi abitativi stanno gradualmente perdendo le loro caratteristiche di bene “permanente” e “di proprietà” a favore di configurazioni più flessibili e temporanee che mutano repentinamente al variare delle esigenze, dei bisogni e dei life stage di individui che si sentono a proprio agio a Milano come a New York e che vivono all’insegna di una mobilità sempre più spinta, sia all’interno che all’esterno delle mura domestiche.

Tra le fasce di popolazione più giovani si parla di Generation Rent, sono studenti o neo-professionisti sempre on-the-move la cui vita non si concentra in un solo luogo, città o abitazione, poco abituati al possesso e inclini a spostamenti agili e veloci anche quando si tratta di traslocare e, di conseguenza, alla ricerca di nuove tipologie di accessori e arredi facilmente smontabili, spostabili e riconfigurabili.

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Sulla scia di questo nomadic way of life nascono servizi innovativi come Roam, un network di abitazioni condivise che dà la possibilità di soggiornare per settimane, mesi o periodi più lunghi. Si tratta di una modalità alternativa di pensare alla casa per persone che amano la vita nomade e possono lavorare in remoto. Ogni residente ha la propria camera con bagno privato, condivide cucina e living con gli altri abitanti e ha a disposizione uno spazio di coworking.

L’ideatore Bruno Haid stima che siano circa un milione e duecentomila le persone location-independent e non si tratta solo di giovani professionisti freelance ma anche di coppie di trentenni che sperimentano questo stile di vita prima di avere figli o coppie i cui figli sono al college e che decidono di viaggiare per il mondo per qualche anno.

Designer, come Anikó Rácz fondatore del marchio ungherese Hannabi, hanno intercettato il bisogno dei consumatori di elementi di arredo che possano essere facilmente spostati e modificati anche all’interno degli spazi domestici: per adattarsi a esigenze che cambiano, a spazi limitati oppure a spostamenti frequenti.

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Il concept dell’Urban Nomad Sofa, infatti, nasce proprio come risposta a queste necessità. Questo divano de-strutturato è composto da due grossi cuscini rettangolari e un paio di supporti triangolari che fungono da poggia-schiena. Le diverse parti possono essere separate e utilizzate per svariati scopi: come singola seduta, come due materassini più bassi o come un letto singolo. L’assenza di struttura fissa e piedistalli rende le componenti leggere e maneggevoli nonché facilmente combinabili tra di loro.

Questo macro-trend si declina in due interessanti micro-trend che ne rappresentano le manifestazioni concrete in ambito abitativo e progettuale: Moving Interiors e Mobile Living.