LIVINGSCAPES

Trend research: InsideOut Home - L’abitare ibrido tra dentro e fuori

[How we live today] has to do with the blurring relationship between formal and informal life [...] It's blurring our public and private lives. We want workspaces that are also like play spaces or leisure spaces. We don't want them just to be formal, functional workspaces. These things are all contributing to a very different paradigm about how we want the things around us to perform. The beauty of design is it's always evolving and shifting. 

(David Adjaye, Architetto)


Gli stili di vita e di consumo collaborativi che si sono affermati a livello globale in questi ultimi anni rappresentano una vera e propria rivoluzione antropologica. Anche la casa ha, in modo quasi “naturale”, assunto un ruolo centrale, assorbendo e traducendo, tra le sue mura, il nuovo paradigma della condivisione.

Da spazio privato, è diventato sempre più contaminato dall’esterno prestandosi a diventare il setting di nuove forme di socialità nonché di esperienze e pratiche culturali e di consumo “storicamente” prerogativa degli spazi pubblici.

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La cultura digitale della sharing economy ha trovato nell’ambiente domestico un luogo privilegiato in cui trasporre fisicamente le proprie istanze: dall’uso condiviso del divano (couchsurfing) al vivere temporaneo in casa d’altri (Airbnb, ecc.), alle cene “sociali” in cui si apre la propria cucina agli “sconosciuti” (social eating).

Tutti questi fenomeni, oltre a rendere i confini tra la dimensione privata e quella pubblica estremamente labili, comportano anche un ripensamento degli spazi stessi in un’ottica di flessibilità e di versatilità.

Nell’odierno panorama socio-culturale lo spazio abitativo e quello lavorativo in molti casi coincidono e molti free-lance che lavorano nell’ambito del digitale e della creatività progettano la loro abitazione come un luogo “aperto” in cui, non solo vivere, ma anche lavorare. 

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La designer russa Anna Erman vive in campagna con la sua famiglia e ha acquistato e ristrutturato un appartamento sulla Stary Arbat di Mosca, non solo per avere un appoggio in città ma soprattutto per coltivare le relazioni con i suoi clienti. Lo spazio dell’abitazione è stato pensato per adattarsi al duplice uso, pubblico e privato: l’isola della cucina può facilmente trasformarsi in una scrivania così come ospitare un buffet per una ventina di persone. E l’intero progetto è nato con l’intento di catturare l’immaginazione di clienti e non, attraverso il recupero delle belle strutture preesistenti, gli arredi e le decorazioni dal personalissimo tocco.

Come l’ufficio, altri aspetti della vita “esterna” entrano nelle mura domestiche: dallo shopping, all’attività fisica e all’intrattenimento, fino alla fruizione dell’arte, con le stanze degli appartamenti che si trasformano in gallerie espositive temporanee.

Questo movimento dal fuori al dentro sta avvenendo parallelamente al movimento opposto, che vede i codici estetici e relazionali della domesticità contagiare i luoghi pubblici. Dal retail – dove sempre più negozi e ristoranti ricostruiscono al loro interno un’esperienza accogliente, intima e informale che vuole fare sentire le persone “come a casa” – ai luoghi stessi di lavoro che si evolvono di pari passo intercettando e interpretando i cambiamenti in atto. 

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Le aziende della Silicon Valley, insieme ai modelli organizzativi flessibili e “adattivi”, hanno contribuito alla diffusione di un nuovo concetto di ufficio che mette al centro le persone e il loro benessere creando ambienti “fluidi” e senza barriere, con aree dedicate alla meditazione - sia individuale che di gruppo – al riposo, allo sport, allo svago e alla socializzazione, attività che incidono positivamente su motivazione, creatività, produttività e problem solving. 

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L’headquarter californiano del fashion e-tailer Everlane è stato ricavato dalla ristrutturazione di un edificio industriale una volta adibito a lavanderia e interpreta fisicamente ed esteticamente i valori di apertura e trasparenza che caratterizzano il modello di business dell’azienda. Lo spazio si snoda tra l’area showroom e quella uffici in modo “liquido”, e le tonalità del bianco dominano insieme all’utilizzo di colori tenui, quelli dei cuscini sistemati sui divani che si alternano alle postazioni di lavoro, e del legno che riveste i ripiani delle scrivanie e della grande isola-cucina.

Prendendo in prestito l’atmosfera ariosa e rilassata di un loft, l’ufficio si trasforma in un nice place to be caratterizzato da una qualità tutta nuova del tempo che in esso vi si trascorre che impatta sensibilmente sul life-work balance delle persone.

Questo macro-trend genera due interessanti manifestazioni concrete, rappresentate dai micro-trend Shared Experience e Design Multitasking.